• di Lino Rialti

Col garofano all'occhiello anche quest'anno


“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”. Questa frase suona veramente attuale, invece venne pronunciata da Adriano Olivetti, fondatore della omonima azienda, un secolo fa. Il primo maggio di quest'anno, ancora assediati da un nemico invisibile, chiusi ognuno nelle proprie case, è il primo da centoquaranta anni così anomalo. Nessuna manifestazione per le strade e le piazze, niente Concertone a piazza San Giovanni a Roma, appuntamento fino ad ora ininterrotto dal 1990. Anche il garofano, simbolo di questa festa, per la sua peculiare struttura che trattiene uniti tantissimi petali, non verrà raccolto e non adornerà, se non idealmente, l'occhiello dei manifestanti.


Anno anomalo questo 2020, bisesto praticamente dall'inizio e non promette di migliorare, soprattutto per i lavoratori. Il Primo Maggio è una ricorrenza festiva non solo in Italia ma in molti paesi tra i quali la Francia, Germania, Spagna, Grecia, Brasile, Messico, Slovenia e Cile. Celebra le lotte del movimento sindacale, sia in campo sociale che economico. Oggi godiamo di diritti acquisiti grazie a vere battaglie sindacali delle quali abbiamo perso la memoria. La memoria sembra essere sopita non solo noi ma anche le stesse organizzazioni sindacali moderne ora, troppo spesso, intente a mantenere il loro status quo, il loro potere, anche privilegiando alcuni lavoratori a scapito di altri, a coltivare interessi anche indicibili.

Ma i diritti dei lavoratori, per noi oggi scontati, come le otto ore lavorative, l'organizzazione settimanale dei riposi, la salvaguardia della salute del lavoratore, il sistema pensionistico e tanti altri, non sono caduti dal cielo. Sono stati conquistati nel corso degli anni e sono stati originati dai disordini di Chicago del 1886. In quell'anno, davanti alla fabbrica di macchine agricole Mc Cormick i lavoratori stavano manifestando per ottenere un trattamento lavorativo più accettabile. La polizia, chiamata dai padroni della fabbrica, fece, invece, fuoco sui lavoratori che manifestavano davanti ai cancelli. Tantissimi i feriti e due morti. Era il 3 maggio 1886. Il giorno successivo, vista la situazione, i lavoratori tornarono a protestare e la Polizia caricò ancora causando altro spargimento di sangue. Nel 1887, addirittura quattro sindacalisti e quattro anarchici furono impiccati per lo sciopero organizzato l'anno precedente. Da allora, l'organizzazione chiamata Knights of Labour, guidata da Terence Powderly, una associazione a metà tra un sindacato ed una società di mutuo soccorso, passò da 100.000 a 700.000 iscritti. Fu lui a volere la celebrazione della ricorrenza che venne stabilita il primo del mese di maggio in memoria di quanti persero la vita nei disordini di Chicago. La stessa data fu utilizzata anche in territorio europeo. In Italia dal 1889 si celebra ininterrottamente, se si esclude il periodo del ventennio fascista (1925/1945).


Quest'anno, questo giorno lo dovremo dedicare a tutti quanti lavorano ancora in nero, sono più di tre milioni di persone solo sul territorio italiano. Questi lavoratori sono senza tutele, senza un futuro certo. Lo Stato deve interrompere questa pratica facendoli emergere e togliendoli dalle mani della criminalità organizzata che li sfrutta e ci si arricchisce. Usiamo questa terribile situazione di pandemia per migliorare l'Italia e renderla un paese civile, moderno, coeso e solidale. Il garofano rosso fiorirà più profumato che mai il prossimo anno.

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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