• di Lino Rialti

L'Italia al bivio, cambiare per vincere!


La fine del lock down è vicina. La soluzione dei problemi scatenati direttamente ed indirettamente dal Covid-19 molto meno. Stiamo, intanto, scaldando i motori: stiamo per ripartire. Dobbiamo cominciare a pensare alla ripresa economica dell’Italia. Difficile poter dire di essere tranquilli e nemmeno felici. La felicità la potremo provare quando usciremo definitivamente da questo buio tunnel.

Le condizioni per una ripresa economica dell'Italia nel dopo Covid-19. Intanto l’Italia riapre, per gradi e lentamente, come un vecchio motore diesel, da freddo sobbalza, ansima ed a volte si spegne. Così le nostre aziende, purtroppo in molte, non ce la faranno: uccise dai danni collaterali di questa guerra.

Comunque è arrivato il momento di decidere: ricominciare o ripartire. Tornare ad essere quello che eravamo prima o provare ad essere meglio di prima. Insomma, ridisegnare un Paese, una società, una economia nuovi e più aderenti all'oggi e pronti per le sfide di domattina e di quelle più lontane.

E allora, forse, bisognerebbe cominciare a pensare dove investire, cosa privilegiare, cosa lasciare indietro. Sì, dovremo, da subito, cominciare a fare delle scelte, magari dolorose e impopolari. Visto che la coperta è corta qualcosa deve restarne fuori e a qualcuno non farà piacere, ma ci si adeguerà.

Pronti per il giro di boa Abbiamo bisogno dello Stato, di sentire la sua presenza, di ricevere poche e coerenti direttive. La maggioranza di noi italiani, cittadini responsabili, donne e uomini di Serie A, abbiamo dimostrato fortissimo senso di responsabilità in questa difficilissima situazione.

Che ci piaccia questo governo e meno, abbiamo accettato ed applicato le direttive impartite. Poche sono state le teste calde, gli irresponsabili. Abbiamo dimostrato di aver capito il nostro compito appieno. Abbiamo dimostrato maturità. Siamo, penso, pronti al giro di boa.

Dopo la bolina attuale, andatura dei velieri, quasi contro vento, molto dura e difficile per la stabilità dell’intera imbarcazione, che mette alla prova l’equipaggio per intero, vogliamo avere il vento in poppa. Con lo Stato che soffi e gonfi le nostre vele e ci faccia finalmente prendere il largo.

Ma sinora abbiamo potuto vedere poco, certo non penso che nessun politico dell’opposizione, in questo momento vorrebbe sedere sulla poltrona di pelle nera di Conte. Quella poltrona non è stata mai comodissima, ma ora è proprio un inferno.

In più, forse per sadismo ma anche per necessità moderne, come un novello San Sebastiano, mentre si fa infilzare la carne dalle punte delle frecce che arrivano da ogni dove, deve anche sorridere a favore di telecamera. Da questo punto di vista, lo stipendio se lo suda e guadagna.

La nuova Italia ripartirà come non la abbiamo mai vista, ma solo immaginata in questo paio di mesi. Niente spaghetti e mandolino.

I ristoranti riapriranno forse a giugno e ancora non si sa bene come. I concerti, le opere, le esibizioni orchestrali non le vedremo chissà per quanto.

Sui mezzi pubblici si starà poco o niente e molto larghi. Code organizzate alla anglosassone per qualsiasi cosa, come non lo abbiamo mai fatto.

Noi italiani non amiamo le code e non le sappiamo fare, stiamo imparando, sorprendentemente in fretta.

La nostra vita sarà cadenzata da cerchi rossi e strisce gialle. Un nuovo mondo psichedelico, insomma.

Uno Stato autorevole Certo in questa situazione di novità ed incertezze non ci hanno aiutato i decreti Conte che hanno autorizzato funerali (massimo 15 persone, almeno un numero paro, cribbio!), niente messe per ora con la Cei in composta rivolta (ovviamente prestissimo verranno emanate direttive sulla possibilità di partecipare a funzioni religiose), attività sportive si, solo quelle individuali (nessun tifoso di calcio si è lamentato più di tanto, a farla lunga i magnate del pallone).

Ma le situazioni tra il grottesco ed il disperante sono tante, tante di più. Immagino autovetture stipate e pronte per andare a trovare cugini mai visitati prima ma residenti al mare o pulmini familiari diretti ai monti dalla vecchia zia, sola da anni, che nemmeno riconosce i nuovi arrivati. E il rischio di nuove fiammate di pandemia annesse e connesse…

Una nuova moda si fa strada tra gli italiani il capello pazzo. Senza parrucchieri fino a giugno inoltrato ci stiamo trasformando tutti in fricchettoni anni settanta.

Insomma, in questa situazione paradossale, impensabile sino a pochi mesi fa, dovremmo pretendere più dalla nostra politica e meno dai comitati tecnici.

Siamo in guerra, sembra che ci stiamo avviando a vincere la prima battaglia, anche se i morti sono stati un numero impressionante, se si pensa che i morti per Covid-19, in Usa, ieri, hanno superato quelli della guerra del Vietnam.

Intanto dobbiamo decidere: aggiustiamo la nostra cara e vecchia Italia, ripartendo oppure prendiamo la palla al balzo e ricostruiamo una nuova nazione, più coesa, più efficiente, più attenta all'ambiente, meno legata all'economia e più vicina ai bisogni dei suoi abitanti?

Se dovessimo decidere per la seconda ipotesi, avremmo bisogno di una guida autorevole, all'altezza. Qualcuno che pubblicizzi questa scelta e la sappia vendere, al popolo in primis ma subito dopo, se non contemporaneamente, agli altri attori europei.

Una rivoluzione copernicana di questa portata si deve portare avanti tutti, ma proprio tutti assieme. Sarebbe un segnale bidirezionale che la vecchia Europa dismetta i panni logori e si vesta a festa.


Partire dall'Europa è necessario, è lì che ci sono i soldi per la nostra ripartenza, non possiamo prescindere da quello, non possiamo snobbare e voltare le spalle come già fatto dalla Gran Bretagna, e poi chissà se oggi Boris Johnson, provato dal Covid-19, non avrebbe cambiato idea, come ha fatto sulla pandemia.

Quindi, se i soldi ci sono, e lo abbiamo capito, dobbiamo tirar fuori la nostra famosa inventiva italiana, proiettare una visione, la nostra, nel drive-in europeo. Tornare a guidare, come fecero Alcide de Gasperi ed Altiero Spinelli, una rifondazione dell’Europa, più aderente ai suoi valori fondanti.

E quindi subito più welfare: da subito per aiutare a ripartire tutti coloro che hanno visto la loro vita sconvolta dal virus. Maggiore presenza dello Stato da subito nelle periferie cittadine: ordine pubblico ma anche aiuti economici a chi deve scegliere quotidianamente tra crimine o digiuno. Meno ossessione per l’economia pura, per parole come: fondamentali, avversione al rischio, speculazione, delocalizzazione e tante altre.

In questa situazione, se saremo proiettati al futuro, dovremo avere una attenzione al passato. Come un padre re-insegna, dopo una caduta, il figlio ad andare in bicicletta tenendolo per il sellino fino a quando si stenta sicuro, così dovrà fare lo Stato con le nostre imprese che sopravviveranno al lock down.

Queste dovranno essere stimolate ad ammodernarsi ad entrare in nuove ottiche e nuovi mercati. Non è vero che non c’è spazio per un green new deal, anzi, la frontiera dell’economia verde è l’unica che ci permetterebbe di primeggiare.

Non possiamo sperare di fare concorrenza alla Cina, ma nemmeno alla Corea se non con tecnologie ed innovazione. Quindi incubatoi di start up, sovvenzioni per la ricerca, detrazioni, defiscalizzazioni e tutto quanto serve per far primeggiare, in questo nuovo e difficile mercato, il nostro tessuto produttivo.

Ma qui, più che mai, il tempo è denaro. Non c’è tempo da perdere. Dobbiamo prendere una direzione. Abbiamo bisogno di un nocchiero, dalle braccia forti, un comandante che conosca la rotta e le sue insidie e che conduca questa martoriata nazione in un porto sicuro. Buon vento a tutti noi!



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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