• di Lino Rialti

La memoria fa vivere Impastato, giornalista scomodo non solo alla mafia



Una coincidenza dolorosa che ha condizionato un ricordo. Il 9 maggio, in Italia si ricorda il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, ma nello stesso giorno, sfortunatamente e per diverse ragioni, è, da sempre passato in secondo piano, un'altro terribile accadimento. Parliamo dell'uccisione, da parte della mafia, di Peppino Impastato.


Infatti, per una coincidenza funesta, lo giorno del 1978 venne ucciso questo giornalista scomodo che, originario di Cinisi aveva speso la sua vita alla lotto contro Cosa Nostra.


Impastato, stravagante e determinato fautore della giustizia, aveva osato, non solo, additato quale boss un suo vicino di casa, ma soprattutto si era permesso di sfotterlo, prenderlo in giro. Una mancanza di rispetto che Gaetano Badalamenti non gli aveva mai perdonato giurandogli di fargliela pagare.


Il suo cadavere venne ritrovato, smembrato da una impressionante carica di esplosivo, sui binari della ferrovia che porta a Palermo. Si era appena candidato alla Camera dei Deputati per Democrazia Proletaria. Ma l'onta della mano mafiosa, non si era fermata alla sua eliminazione fisica, era invece iniziata un'opera di raffinato depistaggio volto a distruggere anche la sua memoria.


Venne accreditata, tra gli inquirenti di allora, l'ipotesi, completamente irrazionale, del gesto suicida.


Non vennero mai accesi i riflettori sulla vicenda, oscurata dal ritrovamento del corpo dello statista democristiano Aldo Moro.


Si sa che, se le indagini non vengono subito improntate alla ricerca delle dinamiche, anche per ritrovare prove altrimenti facilmente cancellabili o semplicemente non più utilizzabili, queste indagini vanno a finire in un vicolo cieco e si arenano miserabilmente.


Infatti solo dopo anni e grazie alla testardaggine ed alla determinazione di un gruppo di suoi familiari, amici e colleghi, le indagini ripartirono e stavolta verso la giusta direzione permettendo l'arresto di uno dei mandanti dell'omicidio: proprio quel Gaetano Badalamenti che Peppino sfotteva dai microfoni di Radio Aut che aveva sede a Terrasini. Con il suo programma radiofonico del venerdì sera, Onda Pazza a Mafiopoli, Peppino impastato sbeffeggiava "gli intoccabili" inondandoli di goffe caricature satiriche, persino la maggior parte della popolazione non lo vedeva bene, la paura dei potenti era tale che le sue "gesta epiche" non erano apprezzate ma comunque erano seguite.


A distanza di oltre 30 anni, il 5 gennaio 2010, giorno in cui Peppino Impastato avrebbe compiuto 62 anni, iniziano le trasmissioni di Radio 100 Passi; si tratta di una webradio nata dal solco lasciato da Radio Aut, le cui trasmissioni sono iniziate direttamente dalla Casa memoria Peppino Impastato a Cinisi e il cui obiettivo è quello di riprendere il percorso interrotto dalla scomparsa di Peppino. La radio, nata dall'impegno di Danilo Sulis, amico di Peppino Impastato, si è poi trasferita a Palermo dove solo nel primo anno di attività ha subito nove atti intimidatori. Dal 2014 Radio 100 passi ha sede nella ex casa del boss Badalamenti (la casa dei cento passi), oggi bene confiscato. A Palermo, in un bene confiscato in centro città hanno sede Radio 100 passi ragazzi, il centro d'ascolto contro il bullismo ed il rinato Circolo Musica e Cultura


Tano Seduto, come Impastato chiamava Gaetano Badalamenti, era stato stanato anche grazie all'amore della madre, Felicia e del fratello, Giovanni. Ma la famiglia era riuscita, grazie alla loro opera instancabile, non solo a far luce sulla vicenda, almeno in parte, ma soprattutto aveva permesso di non dimenticare questo giornalista che è diventato il simbolo della lotta alla mafia della sinistra italiana.


Oggi Pietro Grasso, senatore di Leu ed ex magistrato ha perpetuato la memoria di Peppino impastato, nella sua pagina Facebook ha pubblicato una foto dove le due figure, Moro ed impastato sono assieme. Ha così ricordato Aldo Moro ma anche Peppino Impastato. Grasso ha scritto di Impastato: "vollero farlo passare come terrorista, ma Peppino era un giornalista che con ironia smascherava i traffici di boss e politici, un militante di sinistra, un siciliano che sognava la sua terra libera dalla mafia. Le vite e le vicende che ricordiamo oggi sono storie di libertà, amore per il Paese, responsabilità. Storie che ci indicano che i valori alla base della nostra democrazia sono gli unici che possono guidare, ieri come oggi, le scelte di ciascuno di noi per il bene comune".


Anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera, la cooperativa che gestisce, tra l'altro, terre confiscate alla mafia, realizzando un sogno di Peppino, ha avuto belle parole per Impastato: "quest'anno in maniera ancora più intensa si intende esprimere ai familiari di Peppino Impastato e alle associazioni della società civile che continuano la sua battaglia tutto il sostegno del mondo del lavoro. I problemi del lavoro, della disoccupazione, della crisi, sono e restano più urgenti di prima, l'emergenza sanitaria ha contribuito a farli emergere e a porli al centro dell'attenzione. Peppino è per tanti, soprattutto giovani, simbolo di un impegno contro le mafie, la corruzione, le ingiustizie. Simbolo senza confini, vista la dimensione nazionale e internazionale assunta ormai dal crimine organizzato. La sua è però una memoria esigente, che non può fermarsi ai discorsi e alle celebrazioni retoriche. Tanto più che una delle grandi intuizioni di Impastato è stata usare l'arma della satira contro la mafia e contro la politica che con la mafia faceva e fa affari. Una scelta dirompente, all'epoca, nata da chi il codice di valori mafioso lo conosceva molto bene, dall'interno, e sapeva che ai cosiddetti uomini d'onore la denuncia di violenze e malefatte fa spesso il solletico, mentre la messa alla berlina dei loro atteggiamenti, delle loro manie di grandezza, del loro prendersi molto sul serio suona come il peggiore degli affronti. Il nome Impastato significa giustizia, bellezza, sogno. Ma soprattutto quella parola che le riunisce tutte: libertà. Libertà dal conformismo e dalla rassegnazione, libertà dai compromessi complici delle mafie".


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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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