• di Lino Rialti

Il Coronavirus ci ha sconvolto la vita: il rapporto di Save the Children


Nessuno ha dubbi: il Coronavirus, con la sua emergenza sanitaria ed i provvedimenti di lockdown ci ha sconvolto la vita.


A metterlo nero su bianco, numeri alla mano, il rapporto di Save the Children, "Riscriviamo il Futuro. L'impatto del Coronavirus sulla povertà educativa".


Un genitore su sette, tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro in questa situazione, più della metà lo ha perso solo temporaneamente.


Circa un minore su cinque ha difficoltà a fare i compiti e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, uno su dieci non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana.


Il rapporto è stato realizzato grazie ad un sondaggio realizzato on-line su un campione di 1000 bambini e ragazzi, tra gli 8 ed i 17 anni, ed ha incluso le loro famiglie.


Di questo campione, il 39,9 %, ha visto modificarsi drammaticamente la propria condizione economica potendola definire "precaria".


A causa del lockdown e delle conseguenti misure, tra cassa integrazione e riduzione dell'orario di lavoro, sei genitori su dieci hanno visto ridotta significativamente la loro capacità d'acquisto, la loro liquidità. Tant'è che si è rilevato pressoché un raddoppio dei benefici e degli aiuti statali (dal 18/6 al 32,3%).


C'è da dire poi che, alla difficoltà di mantenere un lavoro o addirittura di cercarne uno nuovo, si affianca il grave problema di dove lasciare i figli durante le ore di assenza da casa essendo ogni istituzione scolastica chiusa.


In un momento così difficile ci sono poi paure anche irrazionali quali quella manifestata da un genitore su venti che ha paura che i figli debbano ripetere l'anno, nonostante le disposizioni ministeriali lo vietino, o che possano lasciare la scuola, dato che famiglie risultano in maggiori difficoltà economiche. Oltre il 60% del campione ha manifestato timori circa il fatto che i figli, una volta tornati a scuola, avranno bisogno di un supporto, un affiancamento, vista la loro ridotta capacità di apprendimento dovuta a questo momento.


Quasi la metà delle famiglie oggetto della ricerca (il 44,7%), ha ridotto le spese alimentari. Questo non necessariamente è un male, visto che le riduzioni hanno visto calare i consumi di carne e pesce (41,3%), il problema è con cosa queste materie prime vengono sostituite. Comunque un dato allarmante se si considera che il 41,3% delle famiglie fragili utilizza le mense scolastiche e che queste, nonostante i mille problemi di apporto di materie prime errato, spesso offrono l'unico pasto "serio" della giornata.


Una spia dell'affanno delle famiglie, è il dato che una su tre (il 32,7%), ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette e una su quattro (26,3%) anche quello dell'affitto o del mutuo.


Una nota dolente e non poco quel 21,5% delle famiglie che non ha potuto comprare i medicinali necessari alla cura di una qualche patologia o addirittura rinunciare alle cure mediche per mancanza di soldi.


Altro dato quel 20% che rappresenta il numero dei nuclei familiari che è dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari ed amici ed infine il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari.

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