• di Lino Rialti

Bruno Contrada, una delle menti intelligentissime e raffinatissime citate da Falcone


A guardarlo ora, dimostra tutti i suoi 88 anni Bruno Contrada. Era, per i più, da un po nell'oblio, si direbbe, nell'attesa dell'ultima chiamata. Ma il giornalista Saverio Lodato lo ha portato ancora alla ribalta affermando pubblicamente, in una trasmissione televisiva della rete La7, che Giovanni Falcone in persona gli aveva, a suo tempo, confidato che l'ex funzionario della Polizia di Stato era proprio una delle “menti intelligentissime e raffinatissime” a tirare le fila dei rapporti tra i due stati: quello italiano e quello sommerso e parallelo della mafia. Insomma uno degli anelli di congiunzione, forse uno di quelli più forti. La rivelazione avrebbe tardato ventotto anni per essere fatta in pubblico, a causa della promessa strappata da Falcone stesso al giornalista, di tenere per se questa confidenza a costo di rovinare il loro rapporto. Giovanni Falcone, sicuramente, voleva tenere questa pista più riservata possibile per non bruciarla e magari utilizzarla così da vedere dove poteva arrivare, purtroppo la sua uccisione ha interrotto l'opera investigativa.

Ma chi è, e, soprattutto, chi è stato Bruno Contrada? Napoletano, classe 1931, è un ex funzionario della Polizia di Stato, agente segreto e poi ufficiale di Polizia. Recentemente reintegrato nella pensione, dopo la revoca, avvenuta a seguito delle sue condanne per reati gravissimi soprattutto perché commessi da un pezzo da novanta, quale era.


Comunque lo si guardi, Contrada non è stato mai un esecutore ma un progettista, non un operaio ma un ingegnare. E' stato dirigente generale della Polizia di Stato, numero tre del Sisde, il servizio segreto militare, capo della Squadra Mobile di Palermo, e capo della sezione siciliana della Criminalpol, un curriculum che pochissimi, in Italia possono vantare.


Questo nome, quello di Bruno Contrada, fa tremare i polsi. Un personaggio opaco, a dir poco, processualmente associato, con prove testimoniali, intercettazioni, documenti, ai rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, rapporti culminati nella strage di via d'Amelio dove morì in un attentato il giudice Paolo Borsellino che in quel periodo indagava sui collegamenti tra mafia e Stato, e alla cosiddetta "zona grigia" tra legalità e illegalità.


Le sue carriere si interrompono con l’arresto della vigilia di Natale del 1992 a seguito della condanna per una fattispecie di reato, il cosiddetto “concorso esterno in associazione mafiosa” che solo un italiano può comprendere. Chi non ha combattuto la mafia non può capirne le sottili e raffinate e quantomai brutali tecniche e tattiche. A questa imputazione, Contrada, si è, ovviamente, sempre e con forza dichiarato estraneo, non ha mai riconosciuto la condanna come non ha mai ammesso la commissione di alcun al reato.


Il suo collegio difensivo è riuscito a farlo assolvere in appello ma poi la condanna, in via definitiva nel 2007, a dieci anni di carcere, sembrava aver messo la parola fine alla vicenda. Ma nemmeno per sogno, Contrada non ci stava a passare per colpevole e così il passo successivo. Infondo l’Italia è la culla del diritto e siamo, piaccia o no, un paese super garantista.


Così la difesa di Bruno Contrada tentò l’ardua strada della revisione del processo, che nel 2012 venne respinta. Contrada, mai domo, comunque usci dal carcere proprio nel 2012, grazie a sconti e scarcerazioni anticipate. Infatti finì di scontare la pena con uno sconto di cinque anni, siamo in Italia infondo, come sappiamo, la difesa delle libertà del reo sono sacre, un po meno quelle delle vittime e dei loro parenti e congiunti.


Le intercettazioni, per esempio, attualmente in attesa di riforma, sembra vogliano essere limitate in maniera importante. Ma come, se esiste un mezzo idoneo per contrastare il crimine lo vogliamo limitare? Quali garanzie lede una intercettazione di due persone perbene? Nessuna, se qualcuno intercettasse una conversazione tra la mia persona e mia moglie, per esempio, primo, sarebbe di sicuro noiosa ad un estraneo, secondo. non sarebbe di alcuna utilità perché non emergerebbero rilievi penali. Ergo, intercettazioni tra persone che non hanno nulla da temere, nessun problema. Se invece venissero intercettate conversazioni opache, forse sarebbe meglio poterlo fare e fare bene. I costi, poi, circa 230 milioni, sono una bella cifra. Se non si volesse continuare a spendere, sarebbe facilissimo. Potrebbero infatti essere disposte ed effettuate gratis. Basterebbe una semplice norma che imponesse agli operatori telefonici, visto che operano in regime di concessione governativa, l'esecuzione delle intercettazioni quale parte della tassa che devono pagare annualmente allo Stato italiano.


Comunque, tornando a Contrada ed alla sua storia, il collegio difensivo di Contrada, l'11 febbraio 2014, vinse il ricorso e la Corte Europea dei diritti dell'uomo (CEDU) condannò lo Stato italiano. Ma cosa aveva causato questa condanna? Il sistema giudiziario italiano, secondo il CEDU, non aveva concesso gli arresti domiciliari ad un condannato, anche se in via definitiva, poiché gli sarebbero spettati di diritto visto che era vecchio e gravemente malato anche se questo “signore” era stato condannato per reato gravissimo, considerata la sua posizione e le sue mansioni. Quindi l’Italia è stata riconosciuta colpevole di “trattamenti inumani” vista la incompatibilità del Contrada stesso con il regime carcerario stante il suo quadro clinico e la sua veneranda età. In effetti, il CEDU aveva ragione, Contrada stava così male che è ancora in vita…

Ma non è finita qui, addirittura lo Stato italiano è stato condannato al risarcimento per danni morali e materiali nei confronti del Contrada il 13 aprile 2015 perché, ingiustamente condannato, non nel merito, ma nel metodo, lo Stato italiano ha versato 667 mila euro per ingiusta detenzione.

Il procedimento di Revisione del processo di condanna in Italia come è andato? Tentando di capirci qualcosa, analizziamo, a grandi linee, la vicenda processuale. Sono state, in sostanza, accolte le tesi del CEDU subito utilizzate dai suoi difensori. La condanna per il cosiddetto “concorso esterno in associazione mafiosa” sarebbe stata ingiusta dato che, all'epoca dei fatti (1979-1988), il reato, secondo la Corte, non era ancora previsto dall'ordinamento giuridico italiano (principio giuridico “nulla poena sine lege”) quindi il povero Contrada, non sapendo che non avrebbe dovuto tenere certi comportamenti delittuosi, non poteva essere condannato.

Infatti nella sentenza viene affermato che “il reato non era sufficientemente chiaro, né prevedibile da lui. Contrada non avrebbe potuto conoscere le pene in cui sarebbe incorso”. In base a questo assunto giuridico, nel giugno 2015 è iniziato il procedimento di revisione del processo.

Gli avvocati di Contrada hanno presentato istanza di revoca della condanna, respinta dalla corte d'appello di Palermo, e infine accolta nel 2017 dalla corte di Cassazione, che ha dichiarato "ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna". La Corte di Cassazione ha chiuso quindi la vicenda perché il fatto non era previsto come reato all'epoca degli eventi contestati, in accoglimento della sentenza di Strasburgo.


Il 14 ottobre 2017 il capo della Polizia Franco Gabrielli ha revocato il provvedimento di destituzione di Bruno Contrada, reintegrandolo come pensionato nella Polizia di Stato. La revoca della destituzione è retroattiva e parte dal gennaio 1993, data della rimozione dal servizio, con la corresponsione di tutti gli arretrati, un'altra bel gruzzolo.

Gian Carlo Caselli, magistrato in quiescenza, lo ha definito “l’Araba Fenice” per la sua capacità di risorgere sempre ed avere la meglio in qualunque vicenda. Le sue vicende avrebbero piegato i più, dice Caselli: “condannato in ragione di numerosi gravi fatti di costante supporto a Cosa Nostra e di molteplici specifici favori a boss di assoluto rilievo. Fatti accertati con prove granitiche: pentiti, ma anche documenti, intercettazioni e tantissimi testimoni (fra cui Caponnetto, “padre” del Pool antimafia, e il giudice svizzero Del Ponte, insieme a poliziotti, carabinieri e vedove di mafia)”. E, nonostante tutto è ora libero, riabilitato e ricco, sulle spalle dei contribuenti ed in barba a qualsivoglia principio di giustezza.


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