• di Lino Rialti

Il mondo che verrà tra plastica, petrolio e distruzione o energie rinnovabili e futuro


Già si vedono da un pezzo, gettati per strada, nelle aiuole, ai margini dei campi coltivati. Sono le nostre mascherine usa e getta, i guanti monouso, i flaconi di gel disinfettante, i sacchetti di salviette lanciati come fossero materiali urticanti e come se disfarsene prima possibile ci potesse salvare dal coronavirus.

E invece stanno inquinando tutto quello che ci circonda, finiscono nei fiumi e da li in mare. Ecco il ciclo poco virtuoso del Covid-19. Ovviamente questa è la testimonianza dell'egoismo, del menefreghismo di cittadini solo preoccupati del loro piccolo orto, miopi e preoccupati solo di sopravvivere all'oggi senza nemmeno occuparsi del futuro prossimo loro e di quello dei propri figli.


Siamo veramente peggio del virus che ci perseguita. Non ci sono scusanti. Se poi pensiamo anche a quei rifiuti che vengono smaltiti correttamente, ossia nell'indifferenziato, che, se va bene, vanno in un inceneritore o finiscono in discarica, allora il cerchio si chiude. Tutto questo, infatti, avviene in barba alla riduzione dell'impronta che dovremmo imparare ad imprimere al pianeta, che dovrebbe essere più lieve possibile. Soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria, questa impronta sembra veramente più pesante che mai, stiamo veramente usando piedi di piombo ma non nel senso figurato ma nel triste significato dell'elemento chimico più pesante.


Basta notare il traffico veicolare privato, tornato a impazzare appena dopo la fine del lockdown. Chi può, non salirebbe su di un mezzo pubblico nemmeno sotto tortura. E c'è da capirlo, ma, mentre aspettiamo una soluzione che da sola non arriverà mai, la produzione di gas serra è tornata a schizzare in alto.


Intanto il WWF Italia ha lanciato l'iniziativa "Il mondo che verrà" (https://www.wwf.it/il__mondo_che_verra.cfm), un sito che ha l'intento di raccogliere tutte le proposte che i cittadini vedono quali prioritarie che poi verranno riunite in un documento da presentare al governo per essere enfatizzate e magari adottate da chi può fare la differenza.


Distruggere l'ambiente porta inevitabilmente alla catastrofe planetaria, toglie il futuro a noi ed ai nostri figli. E' arrivato il momento di fare qualcosa. Di cambiare le nostre abitudini. Ognuno di noi può fare tanto, moltissimo. Tutti assieme possiamo fare la differenza e possiamo costringere i nostri governanti a decidere di virare verso politiche verdi. Questo è il momento giusto. Facciamo di un problema, questa pandemia, una occasione. Forse non avremo il lusso di un'altra chance. Una voce sempre saggia e lungimirante, nonché fuori dal coro, è quella di Mario Tozzi, geologo e divulgatore, giornalista e presentatore televisivo che afferma: "Uscire dalla logica del monouso è il primo passo per evitare che l’effetto Covid-19 ci faccia perdere terreno sul fronte dell’emancipazione dalle plastiche". Mario Tozzi lo conosciamo anche grazie al programma "Sapiens. Un solo pianeta" in onda su Rai3.

"Il mio timore – dice Tozzi - è che, risolta la crisi sanitaria, come ci auguriamo succeda prima possibile, ripartiremo esattamente dal punto in cui eravamo rimasti. Ci ritroveremo come, e forse peggio di prima: i segnali ci sono già, pensiamo alla grande quantità di plastica che si genera fra mascherine e guanti. Sistemi di sicurezza che andrebbero confezionati in materiali biodegradabili, idrosolubili, e conferiti in appositi contenitori, non gettati alla rinfusa ovunque, come sta avvenendo. Pensare che eravamo quasi arrivati a eliminare le plastiche monouso. Adesso, con l’emergenza sanitaria, l’allarme plastica è tornato: la paura della crisi economica ci porterà a produrre peggio di prima, utilizzando nuovamente il carbone e altre risorse inquinanti che stavamo faticosamente cercando di lasciarci alle spalle. Un nuovo modello di sviluppo è possibile, ma dovrebbe fondarsi su un’armonica coesistenza con la ricchezza della vita, invece finiremo per imboccare la strada di prima. Forse, addirittura, una direzione peggiore".


Mario Tozzi ha dichiarato, nel corso di un recente happening a Fico Eatitaly di Bologna: "È urgente, con la pandemia, che i Paesi si dotino di un piano sistematico di smaltimento dei dispositivi sanitari, in particolare quelli in plastica. Il conferimento dovrebbe essere predisposto in contenuti speciali, come quelli predisposti negli ospedali per le mascherine chirurgiche, ma ancora non esistono per i cittadini, e tutti si arrangiano come possono. Personalmente cerco di riutilizzare la mia mascherina finché è possibile, e prima di gettarla la ripongo in attesa che esaurisca la sua eventuale carica virale. La verità è che dovremmo produrre questi dispositivi con materiali completamente riciclabili e poi igienizzarli, prima di buttarli definitivamente".

C'è poi il problema dell'inquinamento chimico dovuto a quest'ondata di battericidi e viricidi, che stiamo utilizzando in maniera smodata, questi finiscono nell'ambiente e, principalmente attraverso gli scarichi nelle acque superficiali, nel sottosuolo e nel mare. Sicuramente non sono eventi a costo ambientale zero. Dovremmo limitare l'uso di questi dispositivi il più possibile. Soprattutto quelli a base di cloro. Infatti dovremmo usare i prodotti clorati con parsimonia e non spanderli dappertutto. Non ci fanno bene e non risolvono sicuramente i problemi del contagio. Infatti se si usassero le dovute accortezze, basterebbe lavarsi le mani prima di toccarsi il viso o altre parti del corpo e gran parte del rischio svanirebbe.


In questo tempo di pandemia, trattare il tema della distruzione degli ecosistemi e dello sperpero delle risorse naturali è fondamentale. Tozzi infatti afferma che: "eliminare la biodiversità, deforestare, aggravare il consumo del suolo, eccedere nelle monoculture intensive finisce per depredare porzioni di territorio naturale in favore delle espansioni urbane, degli allevamenti e delle colture intensive. Con conseguenze rilevanti. Le ultime otto, nove pandemie hanno tutte origine nelle scellerate attività umane che generano distruzione ambientale. È necessario pensare a un nuovo modello di sviluppo. I cieli sono diventati più puliti dopo un solo mese di lockdown sia in Cina che nella pianura padana, ovvero a due latitudini fra le più inquinate del mondo. Questo dimostra che il problema era proprio l’eccessiva prepotenza dei sapiens. Il modello di sviluppo alternativo esiste, è accanto a noi. L’errore è pensare di doverlo barattare con un’economia prosperosa. Ma non esiste economia, senza una biosfera sana. Non esiste ricchezza dell’economia, non esiste capitale economico se non c’è un capitale naturale adeguatamente conservato. Questo i sapiens sembrano non volerlo capire".


E si, che di sapiens, molti di noi hanno solo l'appellativo. Chi ha più giudizio l'adoperi, dice un vecchio adagio, più che mai attuale. Muoviamoci per salvare il pianeta anche per quelli, come il nostro Donald Trump, che sembrano più vicini ad un nematode o ad un lumbricide che ad un primate come l'uomo dovrebbe ricordarsi di essere.

#mascherine #rifiuti #disinfettanti #monouso #inquinamento #ambiente

0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
Chi sono

Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

IMG-9934.jpg