• di Lino Rialti

L'ira di Trump si abbatte sui social


La vendetta è un piatto che va servito freddo. Non la pensa così, però, il primo inquilino della Casa Bianca. Infatti Donald Trump, dopo l'accusa di Twitter di diffondere notizie non vere, si vendica mordendo profondamente al collo la democrazia e sputando il suo sangue su tutti i social media.


E' proprio così, purtroppo, ha appena firmato un ordine esecutivo che abolisce l'esenzione dalla responsabilità, limita fortemente la loro immunità legale esponendoli al rischio di cause.


Insomma equipara Facebook, Twitter e tutti gli altri a testate giornalistiche con un responsabile che dovrebbe vigilare e controllarne i contenuti.


Il fatto, se non fosse gravissimo, sembra surreale. Milioni di persone, ogni secondo, postano contenuti, chi potrebbe verificarne la fondatezza? Così si vuole mettere il bavaglio ai cittadini. Questo è il fatto. E' una contrazione bella e buona delle libertà alla base di ogni democrazia. Infatti la peculiarità di queste piattaforme sociali è che, in pratica, quelle siamo noi. Sono i nostri contenuti, le nostre storie, i nostri fatti, le nostre foto, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre valutazioni, le nostre riflessioni. Lì mettiamo chi ci piace e chi no. Cosa diversa, ovviamente se si è un personaggio pubblico della caratura di Trump. Certamente i suoi cinguettii devono essere attenzionati. Non possono essere considerati alla stregua di quelli della casalinga di Voghera. E da qui la sua collera. Twitter ha osato dargli del bugiardo, del "cazzaro", quale è certamente, e lo ha provato, senza tema di smentita, al mondo. Certo il mondo se ne è accorto. Ma ancora sono molti i suoi sostenitori, molti, quelli che pensano che, comunque, con tutti i suoi difetti, sia meglio della concorrenza.


Certo, i difetti, di questo losco personaggio, sono molteplici, troppi. Ha dimostrato di essere pericoloso per la sua tracotanza, ignoranza, saccenza vuota. E' un disco rotto che ripete, si e no usando 300 parole. Questa è la vastità del suo vocabolario. Ha la responsabilità di decine di migliaia di morti negli USA, per i suoi voluti ritardi nel prendere decisioni adeguate sulla pandemia in corso, non ha voluto sfruttare il vantaggio preziosissimo che gli è stato regalato dal caso. Ha buttato al vento più di quaranta giorni. Anche i servizi segreti lo avevano avvisato, ma lui per la sua stupidità non li ha ascoltati. E' inaffidabile, dice una boiata e poi ci ripensa e nega di averla detta. Non può essere rieletto.


Ha accusato Twitter di "attivismo politico" solo per aver detto che le sue affermazioni andavano verificate affiancandole ad un punto esclamativo: pazzesco.


Intanto, questa mossa sarà sicuramente sfidata nei tribunali da giganti come Twitter, Facebook, Youtube e Google, che continuano a subire perdite a Wall Street, quindi speriamo nella Giustizia, anche se molti giudici della Suprema Corte sono stati, da poco, sostituiti proprio dal magnate e rimpiazzati con figure a lui più congeniali.


La posta in gioco è altissima e riguarda gli argini alla disinformazione, la prerogativa di accertare i fatti in un'epoca dove il potere usa sempre di più le piattaforme social per comunicare direttamente con l'opinione pubblica. A partire da Trump che, forte dei suoi oltre 80 milioni di followers, brandisce Twitter come arma politico-propagandistica a 360 gradi, seminando anche teorie cospirative e oltre 16 mila affermazioni false o fuorvianti da quando è in carica, secondo un resoconto dei media. La battaglia, ennesimo test sui confini dei poteri della Casa Bianca, vede Twitter e Facebook su fronti opposti, con i loro leader che litigano indebolendo la risposta di Big Tech.


"Abbiamo una politica differente da Twitter su questo, credo fortemente che Facebook non debba essere l'arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online", ha detto l'ad Mark Zuckerberg in un'intervista a Fox.

"In generale le società private, specialmente queste piattaforme, probabilmente non dovrebbero essere nella posizione di farlo". "Segnalare le informazioni errate non ci rende un 'arbitro della verità'", gli ha risposto il numero uno di Twitter Jack Dorsey. "Continueremo a segnalare informazioni errate o contestate sulle elezioni a livello globale", ha aggiunto, spiegando che i tweet di Trump "potrebbero indurre le persone a pensare erroneamente che non è necessario registrarsi per ottenere una scheda elettorale".

"La nostra intenzione è collegare i punti di dichiarazione contrastanti e mostrare le varie informazioni in una disputa in modo che la gente possa giudicare da sola", ha concluso.

Questa è democrazia ragazzi, non scherziamo su questa robina tanto preziosa.


AGGIORNAMENTO delle 13:24


Contromossa di Twitter che censura il tweet che abbiamo riportato sopra fatto dal presidente Usa Donald Trump. La motivazione "violazione degli standard aziendali sull'esaltazione della violenza".

Twitter ha scelto di lasciarli visibili ma li ha ancora una volta contrassegnati e stigmatizzati.


#trump #twitter #ira #vendetta #social

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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