• di Lino Rialti

Minneapolis brucia dopo la morte di un afroamericano durante un arresto


Continua la protesta per la seconda notte consecutiva, a Minneapolis, ma anche in altre città americane, come Memphis e Los Angeles, per la morte dell'afroamericano George Floyd. L'evento tragico è avvenuto nel corso di un concitato fermo della polizia.


La caserma della polizia alla quale appartengono gli agenti coinvolti è stata data alle fiamme.


Per tentare di proteggere la struttura, come riferisce la rete televisiva CNN, gli agenti di polizia avevano eretto una barriera che però la folla ha abbattuto raggiungendo la caserma ed appiccando le fiamme all'esterno.


Così l'immobile è stato evacuato "nell'interesse della sicurezza del personale", hanno dichiarato in un comunicato le autorità.


Alcuni manifestanti sono riusciti a entrare nello stabile, la Stazione di Polizia n°3, danneggiandolo e provocando "diversi incendi" anche all'interno. L'immobile sarebbe ad imminente rischio di esplosione e dalla municipalità è stato fatto un appello alla popolazione di non avvicinarsi. Al suo interno sarebbe custodito esplosivo e munizionamento, materiale che con il fuoco potrebbe detonare.


Intanto la Guardia Nazionale del Minnesota è in marcia con più di 500 uomini, diretti a St.Paul e Minneapolis per tentare di "proteggere la vita, preservare le proprietà' e il diritto a dimostrare in modo pacifico", come si legge in un tweet proprio del Corpo della Guardia Nazionale.

Il presidente Usa, Donald Trump, non poteva non dire la sua ed ha twittato sulle violente proteste di Minneapolis ed ha definito "criminali" le persone coinvolte, minacciando di inviare la Guardia Nazionale.


Trump, a suo solito, attacca diretto: "Non posso sopportare di vedere quanto sta accadendo a una grande città americana, Minneapolis, una totale mancanza di leadership. O il debole sindaco di estrema sinistra, Jacob Frey, si comporta bene e riporta la città' sotto controllo o invierò la Guardia Nazionale".


"Questi criminali stanno disonorando la memoria di George Floyd", prosegue Trump su Twitter, "e non lascerò che accada". Sul social, il presidente fa sapere di aver "appena parlato" con il governatore del Minnesota, Tim Walz, e di avergli detto che "l'esercito è con lui fino alla fine".

"Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare", conclude Trump, riferendosi evidentemente agli atti di vandalismo registrati in citta'.


Ma cosa aveva scatenato tanta rabbia? Sono passati due giorni dalla morte dell'afroamericano George Floyd, 46 anni, morto in seguito ad un concitato arresto da parte della polizia locale.


Gli investigatori ed i titolari delle indagini, i procuratori, hanno promesso un'indagine "rapida" pur di allentare la tensione.


La violenza si è scatenata in seguito della pubblicazione delle immagini della vicenda sui notiziari televisivi, che continuano a girare ed a rinfocolare la rabbia del popolo nero e non solo.


L'arresto venne operato da quattro agenti, quello col ginocchio sul collo di Floyd è Derek Chavin, 44 anni. Floyd, mentre Chavin continua a tenere premuto il ginocchio sul suo collo, si sente ripetere "non respiro, amico, non respiro, sento male dappertutto, io resto fermo, ma non farmi morire". Chavin però continua a premere il ginocchio per alcuni minuti e a dire "rilassati". Poi il tragico epilogo. Floyd era sospettato di truffa ma alla prova dei fatti è poi risultato innocente.


I quattro agenti sono stati licenziati, ma all'America nera, povera, emarginata e frustrata non basta, pretende l'arresto.


Joe Biden aveva invocato un'inchiesta dell'Fbi, il consiglio municipale di Minneapolis ha denunciato il "virus del razzismo". La sindaca di Chicago, l'afroamericana Lori Lightfoot, commentando la scena dell'arresto, ha parlato di "immagini nauseanti"

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