• di Lino Rialti

Trump all'attacco dopo la minaccia della Cina. L'Ue tenta di bloccare l'escalation


Donald Trump, dopo aver maledetto Twitter, continua, più che mai ad utilizzare il social media per la sua sghemba politica estera, alternando cinguettii a conferenze stampa improvvisate e pericolosissime, sempre lancia in resta, preferisce l'attacco frontale alla politica di mediazione, sicuramente l'unica che potrebbe portare a qualche risultato.


Invece, dritto e diretto ha affermato, nel corso dell'ultima sua conferenza stampa: "La Cina ha violato la sua promessa di assicurare l'autonomia di Hong Kong".


Ha anche annunciato che l'amministrazione americana "comincerà il processo per eliminare le esenzioni che conferiscono ad Hong Kong un trattamento speciale perché con la stretta di Pechino l'ex colonia britannica non è più autonoma".


Gli Usa, ha fatto sapere, sospenderanno l'ingresso a quei cittadini cinesi negli Stati Uniti che possono essere sospettati di essere un potenziale rischio per la sicurezza nazionale, probabilmente riferendosi a tutti quelli che in qualche maniera siano stati coinvolti con il Governo cinese o meglio abbiano fatto parte dell'esercito della Repubblica popolare cinese.


Il primo inquilino della Casa Bianca non si è dimenticato di annunciare la fine dei rapporti con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo averla accusata a più riprese, di fare una politica troppo filo-cinese, ha dichiarato che i fondi prima destinati all'Oms ora saranno diretti ad altre organizzazioni nel mondo, certo il tempismo di Trump, con la pandemia in corso, non è comune, lo si vede anche dalla mala-gestione della Covid-19 negli Usa. Dal canto suo il ministro della salute Roberto Speranza ha bollato come una "rottura grave -quella degli Usa nei confronti dell'Oms- occorre ricucire lo strappo" con l'Organizzazione mondiale della sanità. Dalla Commissione europea l'appello: "No ad azioni che indeboliscono i risultati internazionali. Ci appelliamo agli Stati Uniti perché riconsiderino la loro decisione" di ritirarsi dall'Organizzazione mondiale della Sanità, annunciata ieri sera dal presidente Donald Trump". Questo è quanto affermato in una dichiarazione congiunta la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e l'Alto rappresentante Ue, sottolineando la necessità di "evitazioni azioni che indeboliscono i risultati internazionali".


Intanto gli Stati Uniti, tentando di creare una coalizione anglofona sempre più forte, assieme alla Gran Bretagna, hanno richiamato la Cina, attraverso l'inviato britannico all'Onu Jonathan Allen, a riflettere sulle "serie preoccupazioni" espresse da molti Paesi circa l'autonomia di Hong Kong, durante una riunione alle Nazioni Unite, nella quale l'ambasciatrice americana , Kelly Craft ha detto che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno chiesto "colloqui di emergenza" dopo l'adozione di Pechino della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong.


La risposta cinese non si è fatta attendere: "Qualsiasi tentativo di usare Hong Kong per interferire negli affari interni della Cina è destinato al fallimento", questa la netta dichiarazione dell'ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Zhang Jun al termine di una riunione informale del Consiglio di Sicurezza dell'Onu effettuata in videoconferenza, nella quale ha anche "esortato gli Stati Uniti e il Regno Unito a smettere di porre accuse infondate contro Cina, che porrà in essere necessarie contromisure contro la Gran Bretagna" se questa procederà nell'intento dichiarato ieri di concedere passaporti britannici ai cittadini di Hong Kong.


Ma l'escalation non finisce qui: il generale Li Zuocheng, capo del Dipartimento di staff congiunto e membro della Commissione militare centrale, ha minacciato di attaccare anche Taiwan se non ci saranno altri modi d'impedirne l'indipendenza.


Taiwan ha replicato alla minaccia affermando che Taipei "non sceglierà mai di essere un Paese autoritario e di essere soggetto alla violenza". In una nota, il Consiglio di Taiwan per le relazioni con la Cina ha precisato che la Repubblica di Cina, il nome ufficiale di Taipei, è un Paese sovrano che "non ha mai fatto parte della Repubblica popolare cinese in termini storici o di diritto internazionale".


L'Europa, presa come è dai problemi sanitari interni, ha perso un po di vista la politica del quadrante orientale, ma attraverso la voce dell'Alto rappresentante della Ue, Josep Borrell, ha sottolineato le "profonde preoccupazioni" dei 27 per le misure adottate da Pechino, che contrastano con "il principio un paese, due sistemi e sull'autonomia della regione di Hong Kong". Ma, in riferimento alle minacce di Trump, ha dichiarato che "le sanzioni non sono il modo per risolvere il nostro problema con la Cina".


La sede del Ministero degli esteri e della Cooperazione internazionale


L'Italia, attraverso il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, partecipando oggi alla riunione dei ministri degli Esteri Ue, tema sul tavolo Hong Kong, ha espresso "preoccupazione per gli effetti della scelta della Cina". Secondo la Farnesina occorre preservare la stabilità, la prosperità, l'autonomia e il sistema di libertà e diritti fondamentali di Hong Kong, attraverso il mantenimento del principio "un Paese, due sistemi".

Questo dovrebbe garantire alla cittadinanza di Hong Kong il mantenimento dei principi di libertà, democrazia altrimenti in pericolo.



#Trump #Cina #hongkong #escalation

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