• Lino Rialti

L'odio: veleno contro la verità, così la politica muore


"Io non odio persona al mondo, ma vi sono cert'uomini ch'io ho bisogno di vedere soltanto da lontano", lo diceva il grande Ugo Foscolo.


A chi non è capitato di vedere un'ingiustizia, una prepotenza gratuita ed arrabbiarsi. Bisognerebbe rispondere, reagire, indignarsi ed attivamente controbattere a quello che è un attacco immotivato, sia contro la nostra persona che per difendere coloro che subiscono senza colpa o ricevono una bordata sproporzionata alle loro responsabilità. Ma bisognerebbe usare, oltre alla proporzione, anche la ragione e non l'odio.


Parlando di politica, di quello che dovrebbe essere l'agone, il luogo eletto della dialettica, il discorso non cambia. Insomma fa rabbia vedere alcuni esponenti politici subire mentre i bulli stanno li a gloriarsi ed a gongolarsi sperando in una facile vittoria che a volte arriva pure.


E' il cosiddetto odio politico, fatto di montagne di insulti, insinuazioni, ricostruzioni farlocche e faziose. Nel mondo e, nello specifico, in Italia, non è stato sempre così, nella dialettica politica, almeno quella istituzionale. I politici di ogni schieramento, almeno sino agli anni 80 del secolo scorso, erano alquanto colti ed educati, venivano selezionati per rappresentare una certa porzione del popolo che, più o meno onestamente guidavano. Così si comportavano in maniera, almeno nei modi, elegante ed educata. Avevano studiato e citavano i classici greci e latini ed attraverso di questi creavano similitudini a volte anche riuscite e memorabili. Poi, magari, erano corrotti e pieni di vizzi inconfessabili, però all'apparenza avevano un'immagine abbastanza decente. Il popolo li rispettava e li vedeva come un esempio e spesso un appiglio. Sono memorabili le vicende delle promesse elettorali di vari esponenti politici.


Poi, il mondo politico, in Italia è cambiato. C'è stata una cesura netta tra la Prima e la seconda Repubblica. Dalla "discesa in campo" di un certo signore, dalla moralità e dai gusti parimenti discutibili, uno al quale è stato revocato anche un titolo onorifico, insomma parliamo dell'ex Cavaliere della Repubblica, il poco signore Silvio Berlusconi. Con lui le cose sono peggiorate gradualmente ed inesorabilmente. Grazie alle sue campagne televisive di diseducazione, all'esempio tremendo, al suo attorniarsi di giullari, prostitute, trafficanti e criminali di alto rango, è iniziata una discesa agli inferi dei costumi politici e sociali. Sputatore di odio attraverso i media, sia di proprietà che controllati indirettamente. Da sempre e fino ad oggi ha sempre inveito contro i giudici che indagavano su di lui e sulla sua ghenga. Insomma un maestro dell'odio ma nel suo caso, profumato e truccato da amore, ma, essendo Berlusconi, sempre di amore a pagamento si è trattato. Lui ha sempre comperato tutto. Anche la sua libertà, infatti si è comperatoa più riprese testimoni a favore e contro, proprio come le sue Olgettine. Ma anche sul nostro Silvio, a volte l'odio è tornato indietro come un ritorno di fiamma, l'esempio classico quell'episodio del dicembre 2009, in piazza Duomo a Milano, dopo un comizio, Berlusconi fu ferito al volto con una pesante statuetta da uno squilibrato. Se da quell'episodio Berlusconi uscì insanguinato e comunque colpito, non sembra invece per nulla toccato dalle accuse del suo lecchino Emilio Fede che, una volta pensionato ed accantonato, agli arresti domiciliari per la vicenda giudiziaria di Rubi Rubacuori, starlette delle notti brave ad Arcore, sentitosi dimenticato da Silvio, aveva dichiarato "Berlusconi non vuole avere grane, pensa solo per sé. Tanto lui è deputato europeo, chi lo tocca? Mi chiede se è stato ingrato? Sì, penso che si potrebbe dire così”.


Non possiamo parlare di Berlusconi senza citare un personaggio come il Presidente americano Donald Trump. Una parabola per nulla uguale ma alquanto simile, a quella di Berlusconi. Trump, come Berlusconi in Italia, è ricco, anzi ricchissimo, ha gusti estetici molto discutibili, ha una moralità, nonostante si professi cristiano e cattolico, veramente pessima. Non possiamo dare anche a lui la responsabilità esclusiva dell'imbarbarimento della politica americana, ma sicuramente, non ha che soffiato sul fuoco della violenza, appoggiando, anche se non proprio apertamente, da sempre i suprematisti, la violenza negli interventi delle forze dell'ordine, il commercio delle armi, che negli Stati Uniti non ha mai raggiunto un così alto livello, come in questi ultimi anni. Ha voluto, a tutti i costi, smontare l'Obamacare anche se non c'è riuscito incrementando le disparità sociali che sono generatrici di odio di classe.


Tornando in Italia, abbiamo un campione della scorrettezza istituzionale, morale e civile: Matteo Salvini, campione dell'odio etnico, sociale ed umano. Il leader leghista è un cavalcatore professionista dell'onda populista. Si sposta, come i surfisti, a seconda del vento, anzi del venticello popolare. Istigatore professionista della divisione è un artista del noi e loro, della contrapposizione, della divisione. Anche il fondatore di Emergency Gino Strada ha puntato il dito contro il segretario della Lega: "In 70 anni non mi ricordo di aver visto un altro momento con così tanto odio sociale". Salvini, odiatore professionale, accusa di essere al centro di una campagna d'odio da parte dei suoi avversari politici: "Collante del governo giallorosso è l’odio nei confronti della Lega". Si deve essere sentito un pollo quando, pensando di costringere gli italiani alle urne, ritirò la fiducia al suo governo giallo-verde ed ebbe come risultato la ricomposizione di un'altra coalizione, stavolta giallo-rossa, i Cinquestelle con i democratici, obbligandolo all'opposizione. Infatti ce l’ha in particolare con gli ex compagni di governo: "Il presidente del Consiglio mi odiava, a Di Maio non stavo simpatico".


L'odio è al centro delle preoccupazioni di Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, che ha spinto per il matrimonio con il nemico storico il M5S. Il perchè, lo ha confessato più di una volta in pubblico: "salvare l’Italia dalla deriva populista, con il nuovo governo nato per chiudere la stagione dell’odio".


L'odio è il fuoco, il combustibile della politica italiana, ma anche di quella americana. Come Salvini, Trump ha avuto problemi con la Russia di Putin e dei suoi oligarchi. Come Salvini, Trump si sente nel giusto (mentendo a se stesso), si sente incompreso, perseguitato dai giudici (sempre comunisti o democratici comunque). Come Salvini che aveva tirato fuori ad un comizio un rosario, Trump ha sfoderato un librone chiamato Bibbia, che sicuramente non ha mai letto come Salvini non ha mai detto un rosario in vita sua. E comunque questi simboli religiosi servono per tentare di affrancarsi, di mettersi dalla parte del Giusto, del Salvatore. Come Salvini, Trump vuole una polizia più incisiva ed aggressiva. Come Salvini, Trump vorrebbe semplificare l'ordinamento giuridico per renderlo più conforme ad una forma autoritaristica di governo. Come Salvini, Trump erigerebbe muri per non far entrare i migranti e rifugiati. Come Salvini, Trump è razzista, sessista, omofobo, corrotto e corruttore. Come Salvini, Trump è un bugiardo spaventoso che non ricorda nemmeno le bugie che dice e se messo alle strette non ha paura di negare l'ovvio accusando la stampa di essere faziosa. Potrei continuare a lungo nel fare queste similitudini che rendono questi due loschi figuri dei gemelli siamesi attaccati per la testa e mai separati dalla nascita se non dal caso, gemelli partoriti dall'Ignoranza, che è una figura mitologica latina che viene sconfitta dalla Ragione. Cerchiamo di ricordarci chi sono quando andremo a votare, usiamo la ragione. cerchiamo di non vederli più o tutt'al più, come diceva Ugo Foscolo, da lontano.



#Salvini #Trump #Odio #Berlusconi

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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