• di Lino Rialti

Allarme Confcommercio: col Covid malavita si infiltra nel tessuto produttivo


Che moltissime aziende siano in crisi lo si sa: problemi di liquidità, costi fissi e contrazione dei consumi sono sicuramente le cause principali, adesso anche l'usura sta moltiplicando i problemi dopo che il sistema bancario si è dimostrato indolentemente passivo e non collaborante. Così sono sempre più stringenti gli attacchi al sistema produttivo da parte del crimine organizzato. Alla malavita interessano le aziende: "investire nel pulito" ripulisce denaro altrimenti fermo: commercio e ristorazione ma anche aziende di piccole e medie dimensioni sono entrate nel mirino dei criminali col colletto bianco, il Rolex al polso e la pistola alla cintura. Questo grazie alla grave crisi dovuta alla pandemia in corso che ha enfatizzato i problemi storici del mondo produttivo e dei servizi italiano.


Questo, in sintesi il grido d'allarme lanciato da Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, nell'ambito della pubblicazione di un'indagine commissionata a Format Reserch, azienda romana specializzata in ricerche di mercato.


L'11% di imprese indica nella criminalità "un ulteriore, pericoloso ostacolo" allo svolgimento della propria attività. Il 10% degli imprenditori, in questo periodo, "risulta esposto all'usura" o almeno ha avuto approcci da parte dei cosiddetti cravattari con tentativi di "appropriazione anomala" dell'azienda.


Il 20% degli imprenditori si dichiara molto preoccupata per il verificarsi di fenomeni di strozzinaggio nel proprio quartiere o nella zona della propria attività.


La stragrande maggioranza degli imprenditori crede ancora nella incisività dell'azione di contrasto da parte dello Stato e delle sue emanazioni se ben il 67,4% delle imprese intervistate giudica comunque "molto" o "abbastanza" efficace l'azione delle Forze dell'ordine e della magistratura per contrastare l'azione della criminalità e il 66% del campione ritiene "molto" o "abbastanza" efficaci le diverse forme di collaborazione in atto tra Autorità centrali e locali, Forze dell'ordine e magistratura da una parte e Associazioni di categoria degli imprenditori e altre forze della società civile dall'altra. Il 60% del campione ritiene adeguato il ricorrere subito alla denuncia. C'è però quasi un 33% delle imprese che non sa cosa fare di fronte a questi fenomeni.


Il 60% degli imprenditori intervistati hanno dichiarato che la scarsa liquidità assieme al calo dei consumi, hanno rappresentato il principale ostacolo all'attività di impresa durante l'emergenza, soprattutto tra commercianti e ristoratori; per quasi il 30% i problemi si sono acuiti per colpa della burocrazia (un malanno risaputo e difficile da debellare) ma non hanno aiutato le incombenze aggiuntive come la sanificazione, l'igienizzazione e i protocolli di sicurezza con i relativi incrementi di costi in una situazione di assenza di incassi.


La Confcommercio ha comunque confermato la propria fiducia nell'operato dell'esecutivo ed ha giudicato positivamente l'emanazione dei decreti sin qui attuati. Ha chiesto un abbattimento della burocrazia ed una maggiore collaborazione con le Forze dell?ordine e della Magistratura. Stare assieme contro il crimine da speranze concrete di vincere la battaglia e tornare a respirare autonomamente presto. Anche se in Italia, in questo momento, in soli tre mesi, rispetto all'anno precedente, hanno chiuso 9000 aziende in più, una carneficina.

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