• Lino Rialti

40 anni dalla strage di Ustica, tempi maturi per la verità



Oggi è il quarantesimo anniversario della "Strage di Ustica". Sono, oramai, passati quaranta anni da quel maledetto giorno in cui persero la vita 81 persone, tra passeggeri ed equipaggio. Infatti il 27 giugno 1980 il volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi, della compagnia aerea Itavia, precipitò in mare non lontano dall'isola di Ustica. Nessuno si salvò, anche se, probabilmente, i ritardi nei soccorsi, non colposi ma dolosi, cancellarono ogni possibilità dell'esistenza di superstiti, che invece molto probabilmente c'erano stati. Non sarebbe stato comodo, anche un solo testimone che avesse raccontato quello che era successo veramente.


E così, il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in questo tondo anniversario, ha preso carta e penna ed ha scritto l'appello contenuto in queste parole: "Non può e non deve cessare l'impegno a cercare quel che ancora non appare definito nelle vicende di quella sera drammatica. Trovare risposte risolutive, giungere a una loro ricostruzione piena e univoca richiede l'impegno delle istituzioni e l'aperta collaborazione di Paesi alleati con i quali condividiamo comuni valori. Il dovere della ricerca della verità è fondamentale per la Repubblica. La strage avvenuta nel cielo di Ustica la sera del 27 giugno 1980 è impressa nella memoria della Repubblica con caratteri che non si potranno cancellare. Nella ricorrenza dei quarant'anni, sentiamo ancora più forte il legame di solidarietà con i familiari delle ottantuno vittime e ci uniamo nel ricordo di chi allora perse la vita, con una ferita profonda nella nostra comunità nazionale".


All'appello di Mattarella, si è unito Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna: "Vogliamo una completa verità e vogliamo giustizia: come Regione e come cittadini, ribadiamo il nostro impegno concreto a chi non ha mai smesso di indagare e di battersi per arrivarci. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari, all'instancabile azione dell'Associazione che li riunisce e della presidente Daria Bonfietti, alimentando la memoria, impedendo che che possano prevalere il silenzio e l'oblio".


A stretto giro, Graziano del Rio, capogruppo alla Camera per i Dem, ha aggiunto: "La verità su Ustica è possibile e il Gruppo del partito democratico alla Camera userà tutte le sedi istituzionali per chiedere che quel passo in avanti decisivo venga fatto al più presto. È l'impegno che ho preso con Daria Bonfietti, Presidente dell'Associazione delle famiglie delle vittime in un incontro, alla vigilia del quarantesimo anniversario della strage, a cui hanno partecipato i colleghi De Maria, Borghi, Benamati, Critelli, Rizzo Nervo, Soverini e Verini, oltre al segretario del Pd di Bologna Tosiani. Va combattuto qualsiasi ulteriore tentativo di depistaggio che ancora emerge e sostenuta invece ogni azione del nostro Paese per arrivare ai responsabili di quello che la giustizia ha dichiarato essere stato un vero e proprio atto di guerra. L'Italia deve pretendere la collaborazione dei paesi stranieri coinvolti nella strage: lo deve alla memoria delle 81 vittime, ma anche al rispetto della sovranità nazionale. Chiederemo inoltre come Pd che sia individuato a Palazzo Chigi un referente del governo che segua da vicino gli ulteriori sviluppi verso l'accertamento della verità".


Espressioni di solidarietà e di richiesta di chiarezza sui misteri che avvolgono la vicenda sono pervenute alla presidente Bonfietti, dai presidenti di Camera e Senato, Fico e Casellati.


Quello che successe, sul serio, è ancora un'ipotesi, anche se molto verosimile, ma non si hanno ancora certezze processuali. Di sicuro c'è il mezzo, il velivolo che ebbe la peggio, quello del volo di linea IH870, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi. Un Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia. Questo velivolo perse il contatto radio con l'aeroporto di Roma-Ciampino, responsabile del controllo del traffico aereo in quel settore e precipitò in mare. Lo specchio d'acqua coinvolto del Tirreno è quello tra l'isola di Ustica e quella di Ponza.


L'aereo esplose in volo. Tutti gli 81 occupanti del velivolo morirono. Dopo quaranta anni ancora molti aspetti non sono stati chiariti tra i quali la dinamica.


Le ipotesi, da subito, furono tre: la prima, quella del cedimento strutturale, la seconda, l'esplosione di una bomba a bordo e l'ultima, la terza, quella con più elementi probatori ad supportarla, la fusoliera sarebbe stata colpita da un missile nel corso di uno scenario di guerra che avrebbe coinvolto vari eserciti, quello francese, quello libico e quello statunitense.


Questa ipotesi avrebbe visto il DC9 dell'Itavia essere nella linea di fuoco di un duello aereo per venire centrato da un missile aria aria sparato da un aereo francese o americano che stavano inseguendo un MIG libico che aveva sconfinato. Il MIG si sarebbe messo sulla scia del DC9 per sfuggire al missile, cosa che probabilmente successe, ma ad essere colpito sarebbe stato, purtroppo, proprio l'aereo civile.


Si ventila l'ipotesi, avvalorata da una deposizione ufficiale datata 2007 di Francesco Cossiga, allora primo ministro, che l'aeromobile civile fosse stato colpito da un missile francese «a risonanza e non a impatto». Tanto interesse sarebbe dovuto alla presenza di Mu'Ammar Gheddafi in persona sul MIG libico.


Una verità parziale è stata scritta dalla sentenza civile emessa dal Tribunale di Palermo, condanna di risarcimento verso i familiari delle vittime, confermata in Cassazione, che ha visto soccombere i Ministeri di Trasporti e Difesa.


Vari procedimenti penali si sono conclusi con l'assoluzione degli imputati anche per insufficienza di prove. Il depistaggio partì la sera stessa della strage e continua tutt'oggi. Nonostante tutto, ed anche per questo una ottantina di militari dell'Aeronautica Militare Italiana sono stati condannati per vari reati connessi agli svariati tentativi di depistaggio e di distruzione delle prove.


La prima ipotesi del cedimento strutturale tentò di essere avvalorata dal fatto che la compagnia aerea Itavia, di proprietà di Aldo Davanzali era fortemente indebitata e vennero ipotizzate la carenza di manutenzione e l'uso di parti di ricambio fasulle. Comunque, anche grazie alla tremenda vicenda, l'Itavia, il 10 dicembre dello stesso anno cessò le operazioni ed il 12 le vennero revocate le licenze di volo quale operatore aereo.


Al fallimento si ovviò con una procedura di amministrazione controllata ed il personale e gli aeromobili vennero assorbiti dalla Aermediterranea (partecipata dall'Alitalia) e dalla consociata ATI.


Solo due anni fa, era il 2018, la Cassazione ha condannato i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa a risarcire gli eredi di Davanzali, per il dissesto finanziario dovuto al disastro aereo di Ustica. La motivazione della condanna al risarcimento prevedeva "l'omesso controllo della situazione di rischio venutasi a creare nei cieli di Ustica dove aerei militari non autorizzati e non identificati incrociarono l'aerovia assegnata al volo Itavia".


Insomma, un mezzo mistero, con alcuni punti fermi. Nessuno è stato condannato quale responsabile. Alcuni depistaggi strategici sono stati operati da vari servizi segreti anche nel momento del recupero del relitto adagiato a circa 3000 metri di profondità. Da qui l'appello del presidente Mattarella per addivenire finalmente ad una verità processuale univoca che individui le finalmente responsabilità, lo dobbiamo per la memoria delle 81 vittime e delle loro famiglie unite nell'associazione che Daria Bonfietti presiede che da quaranta anni chiedono la verità.


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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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