• Lino Rialti

80 milioni di persone in fuga. Scappano da fame, miseria guerre e cambiamenti climatici



Una persona su 97, nel mondo, scappa. Fugge da conflitti, persecuzioni, violenze, fame, miseria, povertà, malattie e carestie causate dai cambiamenti climatici.


La stragrande maggioranza di questi esseri umani non sono responsabili di quello che gli è accaduto, hanno semplicemente la sfortuna di nascere nel luogo sbagliato o di capitare nel momento sbagliato in un determinato posto.


Sono quasi 80 milioni, per la precisione 79 milioni e mezzo, rappresentano poco di più dell'1 per cento della popolazione mondiale: lo denuncia l'agenzia Onu per i rifugiati Unhcr nel suo rapporto annuale Global Trends appena pubblicato. E tra i volti di questo enorme numero di disperati, che sempre più spesso non prende in considerazione il ritorno verso il luogo d'origine, il 34% è minorenne.


I fronti bellici, e comunque caldi, ancora aperti sono innumerevoli: 10 anni di guerra in Siria hanno generato 6 milioni e 600 profughi, le persecuzioni etniche in Sud Sudan hanno creato 2,2 milioni di fuggitivi ed in Birmania dove sono scappati un milione e 100 mila persone, solo per citarne alcuni. La grande crisi venezuelana e la conseguente fuga dal paese verso il nord americano ricco ma inospitale, rappresenta un ulteriore fonte di migrazioni di massa con 4 milioni e mezzo di persone. Il riscaldamento del pianeta con le siccità e le conseguenti carestie nel Sahel. Senza considerare i fronti di guerra ancora molto attivi in Yemen, Libia ed Afghanistan.


Una soluzione valida per mettere ordine a questo flusso di migranti, che vede il Mediterraneo quale principale scenario con lo spostamento di masse di esseri umani dal sud al nord del mondo, vede in prima linea la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), insieme alla Tavola Valdese e alla Comunità di Sant’Egidio che promuovono il progetto-pilota dei Corridoi umanitari, i primi realizzati in Europa. I primi sono stati Sono stati formalizzati il 15 dicembre 2015 dagli enti promotori e dai Ministeri degli Esteri e dell’Interno per permettere in due anni a 1000 profughi siriani fuggiti in Libano di raggiungere l’Italia in maniera legale e sicura, su un normale volo di linea. Da allora vengono reiterati per situazioni specifiche ma, sarebbe opportuno che questo genere di organizzazione, venisse formalizzata direttamente dai governi degli stati europei così da evitare, per esempio le continue stragi di migranti in mare, vittime del rovesciamento dei barconi organizzati da organizzazioni malavitose e terroristiche, vere aziende dedite al mercato ed alla tratta di uomini, donne e bambini. Arriverebbero quindi solo persone in regola con i documenti che potrebbero essere impiegate nel nostro mercato del lavoro che è affamato di braccia forti e volenterose, lavori che noi occidentali non vogliamo più fare.


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