• Lino Rialti

Aborto: Dio, Polonia e famiglia



Hanno sfidato il freddo, sfidato le rappresaglie della Polizia e sfidato le sanzioni che arrivano al carcere, quando, come in questo periodo si infrangono le restrizioni introdotte con la pandemia che vieta espressamente le manifestazioni. In Polonia, a Varsavia ma non solo, sono, comunque, migliaia le donne coraggiose che sono scese in piazza ieri sera dopo l'entrata in vigore della contestatissima legge sull'aborto. La sentenza della Corte costituzionale polacca ora ha vietato di fatto l'aborto sul territorio nazionale.



Nella capitale polacca le manifestanti, uso il femminile perché erano in gran parte donne, anche se con alcune eccezioni, hanno acceso razzi, sventolato le bandiere arcobaleno dei movimenti LGBT ed hanno marciato con cartelli dove definivano la sentenza della Suprema Corte polacca "guerra". La manifestazione, iniziata davanti alla sede della Corte costituzionale di Varsavia, ha bloccato il traffico, poi i manifestanti si sono diretti verso la sede del partito al potere ultra-cattolico Legge e Giustizia (PiS). La sentenza ha stabilito che la pratica abortiva "è contraria alla Costituzione" polacca "anche nel caso di anomalie fetali".



Non c'è da stupirsi se in Polonia, Paese ultra-cattolico, avendo già una delle leggi sull'aborto più restrittive in Europa, a fronte di 2000 aborti ufficiali, si stima che sono oltre 200.000 le interruzioni di gravidanza illegali casalinghe o in strutture private. Esiste poi un turismo abortivo delle polacche verso le nazioni confinanti, ma ovviamente, solo i più facoltosi si possono permettere queste pratiche. Questo fatto, assieme ad un insieme di norme e consuetudini sociali fortemente maschiliste, potrebbe giustificare la massiccia presenza di donne polacche che vivono e lavorano fuori dalla loro nazione, dove invece la disoccupazione è molto bassa (sotto il 3%) e quindi sarebbe facile trovare lavoro.



La decisione della Corte Costituzionale polacca è stata duramente criticata dall'ex presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, secondo il quale l'attuale potere polacco in verità non è impegnato nella difesa della vita. "Dopo tutto, sotto il loro governo sempre più polacchi muoiono e ne nascono di meno. La vita sono le donne polacche. Difendere i loro diritti e la loro dignità contro il cinico fanatismo del potere è il nostro essere o non essere" ha scritto su Twitter Tusk, primo ministro della Polonia dal 2007 al 2014.



Insomma, tranne che per l'aborto "riparatore" ossia quello successivo ai casi di stupro e incesto, abortire sarà impossibile anche "quando la vita o la salute della madre e/o quella del feto sono da considerarsi a rischio" questo è scritto nella motivazione della sentenza.



Rendere illegale l'aborto nei casi di gravi e irreversibili malformazioni fetali "mette a rischio la salute e la vita delle donne" ha statuito la Commissione Europea e, poiché la maggior parte degli aborti legali in Polonia, fino al 96 per cento, viene praticata per queste ragioni, di fatto da ieri sera, in Polonia non si potrà più abortire.

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