• Lino Rialti

Alberto Sordi: l'Italiano



Oggi avrebbe compiuto 100 anni l'Albertone Nazionale. Un personaggio pubblico schivo, schietto, italiano vero ed onesto, semplice nella sua complessità. Intelligentissimo e colto, nonostante molti dei suoi personaggi lo trasformassero in un borgataro, in qualcuno delle "ggente".



Popolare ma sopraffino era nato a Trastevere, quartiere romano, nella casa di via San Cosimato 7. Sul muro del palazzo di fronte a quello natio, demolito per far spazio ad una costruzione religiosa, una targa ricorda ai passanti questo personaggio illustre che ha incarnato l'italiano nella sua evoluzione da contadino ad impiegato, coi tanti pregi ed i mille difetti.


Alberto era nato da Pietro, un maestro strumentista che suonava la tuba e insegnava musica e di una maestra, Maria Righetti. Alberto, da bambino crebbe a Valmontone per tornare a Roma nel 1937. Grazie alla passione del padre Pietro, e alla sua voce da soprano, studiò canto lirico fino a far parte del coro del Sistina, qui scoprì del tutto la sua voce e se ne impadronì facendola uscire come basso.


Grazie alla sua voce ed alla sua chiave artistica, innata, doppiò Oliver Hardy per la Metro Goldwin Mayer nel 1937. Ma il teatro lo chiamava, nello specifico quello di rivista.



Prestò il servizio militare nella banda del reggimento fanteria "Torino". Dopo la guerra firmò la sua prima regia con "Fumo di Londra".


La vera fama la ottenne con la radio, suo primo amore. Qui realizzò e portò in onda personaggi immortali come: Il compagnuccio della parrocchietta, Mario Pio, il Conte Claro.


La sua parlata romanesca, dalla quale non aveva voluto mai distaccarsi, se da una parte gli costò la cacciata dall'Accademia dei Filodrammatici di Milano, divenne il suo marchio, la firma, che lo consacrò alla fama ed alla popolarità.


La sua dedizione, la sua bravura, il suo estro convinsero a credere il lui Vittorio De Sica ma anche Federico Fellini che lo volle protagonista del suo esordio, "Lo sceicco bianco" del 1952.


Ma la vera fama, con Fellini, quando rappresentò "I vitelloni". Poi è la volta di Steno che lo assoldò per "Un giorno in pretura", "Piccola posta" e soprattutto "Un americano a Roma (1954) col bulletto Nando Moriconi. Da quel momento la sua carriera divenne frenetica al ritmo di anche 10 pellicole all'anno per un record di 152 apparizioni fino alla morte, il 24 febbraio del 2003.


Molto geloso della propria vita privata, non sì è mai sposato e non ha avuto figli ma ha lasciato un degno, erede artistico, Carlo Verdone.


La sua popolarità è indubbia, la sua eredità grande. Finalmente a settembre verrà aperta la sua casa museo, evento posticipato dalla pandemia. Un vero italiano amato e rispettato per la sua dedizione, la professionalità, il genio. Si ammalò nel 2001 di tumore ai polmoni. Morto nel 2003, ai funerali solenni in San Giovanni in Laterano fu una folla di 250.000 persone ad accompagnarlo per l'ultima volta. Un aereo sorvolò la città eterna con la scritta: "Stavolta c'hai fatto piagne"





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