• Lino Rialti

Apre la caccia: è strage, 139 animali uccisi ogni secondo




Chi abita in campagna, stamattina è stato svegliato dall'inconfondibile suono sordo delle fucilate. Un non buongiorno... Oggi, in moltissime regioni italiane, si è perpetrato il tristissimo rito della apertura della caccia. La stagione venatoria è iniziata. Oggi la cosiddetta pre-apertura. Un non senso tutto italico. Almeno rispettare il calendario senza eccezioni ma i cacciatori sono una lobbie potentissima e temuta oltre che rispettata. Sono ricchi (la caccia è una pratica costosissima e lo vedremo poi), organizzati e rappresentati politicamente a tutti i livelli istituzionali.



Giusto per dare una idea del problema caccia, della strage inutile in atto, basandoci sul numero di cacciatori, che in Italia sono circa 600.000, e sui carnieri (il registro del numero di animali uccisi durante una battuta di caccia) delle Regioni Veneto, Lombardia, Sicilia e Toscana, la Lega Anti Vivisezione ha elaborato una stima: ogni anno sono uccisi legalmente 464 milioni di animali, circa 5 milioni per ogni giornata venatoria, 500.000 per ogni ora, 139 al secondo. E questa è la stima del legale, il reale, con i cacciatori che uccidono qualsivoglia essere mobile, è ben più alta.



ll bracconaggio in Italia è molto diffuso, la pratica è ovviante vietata ma tollerata in quanto "tradizione popolare". Quando non si può sparare si usano altre tecniche. Sono usati "archetti", trappole a cappio, reti verticali in cui gli uccelli rimangono impigliati e muoiono d'inedia dopo giorni di agonia.



In un anno, solo la LAC (Lega Abolizione Caccia) ha raccolto e distrutto complessivamente oltre 30.000 archetti, 13.000 trappole, 450 reti e liberato centinaia di uccelli (pettirossi, passere scopaiole, tordi, merli, cince e tanti altri).



Ma la pratica legale della caccia prevede vere pratiche di guerra: l'uccellagione, legale, purché non si catturino animali appartenenti a specie non cacciabili. Nella sola Lombardia, su 30.000 cacciatori vi sono 10.000 capanni fissi, dove i cacciatori, come veri cecchini, ben mimetizzati, giocano al tiro al bersaglio contro gli uccelli, di ogni specie, usando spesso altri uccelli tenuti prigionieri come richiami vivi.



I richiami sono uccellini che vengono catturati e tenuti sempre prigionieri in gabbie piccolissime, vengono spiumati in modo da provocare la muta delle penne fuori stagione: quando le piume ricrescono, l'uccello, tenuto sempre in una cantina buia per tutta l'estate, crede che sia primavera, ed emette richiami verso i suoi compagni. Il richiamo tipico è il fringuello, sul mercato illegale, può costare anche 100 euro.



La caccia è una passione sanguinaria ma, oltre che pratica trogloditica, è anche un bel business. Sono centinaia i milioni di euro che i cacciatori pagano in tasse per avere la licenza di uccidere. Ma è una vera girandola di euro, sporca di sangue innocente quella che circonda gli animali uccisi dai cacciatori: un fatturato che raggiunge il miliardo e 39 milioni di euro. Sono dati pubblicati in una interpellanza fatta in consiglio regionale in Umbria dal consigliere del Pdl Maria Rosi nel 2010, in 10 anni i dati sono cresciuti almeno del 7 %, ma tant'è, questi sono quelli utilizzati dai cacciatori e quindi incontrovertibili ed incontestabili da loro stessi. Questi killer autorizzati spendono "176 milioni di euro per le armi (cifra che riguarda quelle comprate solo per la caccia), 60 milioni e 480 mila euro per cartucce e munizioni, 83 milioni per buffetteria e abbigliamento, 72 milioni e 750 mila euro per la cinofilia, 198 milioni per le agenzie di viaggi venatorio, 24 milioni e mezzo per la ristorazione (riguardante le uscite solo per la caccia), 59 milioni di spese per il carburante (sempre riguardante le uscite solo per la caccia), 124 milioni e 675 mila euro per tasse e concessioni governative, 48 milioni e 240 mila euro di tasse regionali, 37 milioni 181 mila euro per il pagamento annuo Atc, 50 milioni e 400 mila euro di assicurazione, 9 milioni e 750 mila euro per spese mediche e veterinarie legate alla cinofilia, 3 milioni e 960 mila euro per spese medico-legali per i rinnovi, 6 milioni e 240 mila euro per i certificati medici rilasciati dai medici di famiglia, 5 milioni e 623 mila euro di valori bollati per i rinnovi del porto d’armi, 23 milioni e 200 mila euro dell’editoria venatoria, 17 milioni di euro in pubblicità venatoria e 25 milioni di euro sono gli introiti delle aziende agrituristiche venatorie. A questa lista devono essere aggiunti altri 8 milioni di euro sotto la voce spese venatorie”, queste cifre sono tra virgolette perché estrapolate pari pari dagli atti depositati.



Un'aberrazione è sentire i cacciatori affermare che sono loro i primi amanti della natura anche perché ripopolano. Infatti il "ripopolamento" è una pratica che in più modi avvantaggia i cacciatori. Da un lato, consente loro di continuare a cacciare anche quando in natura non esiste più nulla da uccidere: vengono allevati uccelli e lepri in allevamenti appositi, animali domestici che vivono in gabbia tutta la loro vita, e che poi vengono lasciati liberi poche settimane prima dell'inizio dello sterminio da parte dei cacciatori. Animali "pronta caccia", come vengono definiti. D'altro lato, il ripopolamento di certe zone con cinghiali e caprioli domestici, ancorché negato dai cacciatori è pratica comune e diffusissima. Scrofe in calore, per esempio, vengono legate nei boschi e prelevate dopo l'incontro con il cinghiale così da avere cinghialini da rilasciare. Il problema è che questi incroci sono più prolifici degli animali selvatici, fa sì che aumentino i danni alle colture, e che i cacciatori siano dunque chiamati a farne strage per "ripristinare l'equilibrio". Equilibrio ovviamente disturbato dai ripopolamenti stessi. Il concetto di "animali in soprannumero" è privo di significato scientifico: in natura il numero degli animali è legato allo spazio ed alla disponibilità di cibo, ovviamente, alterando artificiosamente questo equilibrio, si scombina tutto ed uccidere gli animali considerati soprannumero non risolve il "problema", quelli che rimangono diventano più prolifici, o hanno maggior probabilità di raggiungere l'età adulta, cosicché in breve tempo si raggiunge lo stesso numero iniziale.



Negli ultimi anni si sta assistendo ad un binomio contro natura. da sempre gli agricoltori non hanno visto di buon occhio i cacciatori vissuti come invasori e predatori, veri esseri nocivi legalmente autorizzati a scorribande nelle loro terre. Invece, ultimamente, i cacciatori, col pretesto dei danni che gli animali selvatici fanno alle coltivazioni si sono avvicinati al mondo agricolo che da qualche anno li sostiene essendosi fatti convincere, gli agricoltori moderni, del loro ruolo di riequilibratori di ecosistemi sbilanciati (ma poi da chi se non da loro) e protettori delle colture.




Non ci resta che augurare, a questi veri assassini, una ironicissima "buona caccia"!



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