• Lino Rialti

Biden e l'uomo nero



Joe Biden è (quasi) ufficialmente il presidente degli Stati Uniti. La responsabile della General Services Administration (Gsa), Emily Murphy, ha riconosciuto formalmente Joe Biden come l'apparente vincitore delle presidenziali. Così Donald Trump ha dato, nel corso della nostra notte, il via libera alla transizione, anche se ha fatto sapere che si riserva di proseguire nella politica ostile della via giudiziaria, che alla fine lo vedrebbe, a suo dire, vincitore.



Ma chi è veramente Joe Biden? Joseph Robinette Biden Jr., che tutti conoscono come Joe Biden è nato a Scranton, una piccola cittadina della Pennsylvania il 20 novembre 1942 e sarà il 46º capo di Stato, il Presidente degli Stati uniti d'America e si insedierà alla casa Bianca il 20 gennaio 2021.



Biden è un moderato del Partito Democratico, quindi non attendiamoci colpi di testa e virate a sinistra nella politica americana. Ha studiato giurisprudenza ed è dottore in Legge (Juris Doctor nel mondo anglosassone) ed ha esercitato, per un periodo limitato la professione di avvocato, soprattutto quale difensore d'ufficio nei procedimenti penali contro indigenti.



Entrato in politica da giovane, nel 1972, a 29 anni, fu eletto per la prima volta senatore federale in rappresentanza del Delaware, diventando così il sesto componente più giovane della camera alta nella storia degli Stati Uniti.



E' stato riconfermato per altri sei mandati consecutivi, nel corso dei quali si è occupato di politica estera e di giustizia fino a quando, chiamato da Barack Obama alla corsa per la vice presidenza degli Stati Uniti, rassegnò le dimissioni ed assunse le funzioni di vice di Obama.



Vincendo a 77 anni ma insediandosi a 78, sarà il più anziano Presidente mai eletto dagli Stati Uniti d'America. Biden è cristiano cattolico ed è, assieme a John F. Kennedy, l'unico presidente non protestante dall'Unione.



Joe Biden ha affermato, in passato, di saper lavorare con tutti, come è gli successo di fare con James Eastland, senatore del Mississippi dal 1941 al 1978, uno dei leder del movimento segregazionista americano. Eastland, per il quale i neri erano "una razza inferiore" era noto come “La voce del Sud Bianco” morì nel 1986. Negli anni 70, Biden veniva chiamato da Eastland “figlio” e Biden lo ha recentemente ricordato con una certa commozione, quando invece quell'appellativo sarebbe dovuto essere letto quale offensivo. Tra colleghi senatori, nessuno si dovrebbe sentire in una condizione di forza nei confronti dell'altro. Ma Biden ha sempre abbozzato, d'altronde Eastland lo interpellava per chiedergli assistenza nella stesura dei programmi legislativi, forse il gioco sarà valso la candela, dovrebbe aver pensato.



C'è da fare attenzione però, le affermazioni pubbliche di Biden, soprattutto durante il suo mandato alla vice-presidenza, ma anche molto recentemente, hanno irritato non poche persone, uno tra questi è il senatore afro-americano Corey Booker del New Jersey che gli ha chiesto di presentare le sue scuse. Biden si è rifiutato affermando che la la sua citazione di Eastland, con l'appellativo di "ragazzo", non sarebbe stata offensiva. Certo Biden è un bianco e non capisce, o non vuol capire, che essere chiamato "ragazzo" da parte di un segregazionista è altamente offensivo. Infatti per le persone di colore, negli Usa, quel termine richiama il tragico passato del razzismo e della schiavitù, l'apartheid per intero.



Biden si è giustificato che avrebbe snocciolato le sue gaffes, incurante delle conseguenze, giusto per far capire che sarebbe in grado, una volta presidente, di lavorare costruttivamente anche con i futuri avversari politici, ottenendo compromessi per il bene del Paese.



Queste affermazioni, ripetute e costanti, più che gaffes, invece, sembrano voci dal sen fuggite. Nei favolosi anni 70, Joe Biden, da senatore è stato un convinto avversario dell’integrazione nelle scuole: era convinto che la promiscuità tra bianchi e neri avrebbe causato effetti negativi sul rendimento degli studenti bianchi.



Ma c'è di più, andando a scavare nella sua lunga vita politica, soffermandosi sul 1991, Biden, quando era presidente della Commissione Giudiziaria al Senato, Biden si battè per la riconferma di Clarence Thomas alla Corte Suprema anche se questo era accusato di molestie sessuali da una certa Anita Hill, sua sottoposta ad Dipartimento dell'Istruzione, poi divenuta celebre avvocatessa e docente universitaria.



In quella occasione Biden si dimostrò disinteressato ad ascoltare la testimonianza della avvocatessa che aveva ricevuto le attenzioni del giudice, calpestando i diritti delle donne e avallando la discriminazione. Un ulteriore scheletro nell'armadio nel neo-eletto presidente americano. Un comportamento che deve aver pesato tanto da fargli fare, poco fa, una telefonata di scuse alla Anita Hill che però si è detta "poco soddisfatta".



Ma di scelte errate, nella sua carriera ne ha compiute diverse, una particolarmente dannosa fu quella dell'appoggio, fino ad approvazione nel 1994, della legge contro i reati violenti, una norma grazie alla quale vengono incarcerati, anche per reati bagatellari e di minore gravità, specialmente latinos, gruppi minoritari e afro-americani.



C’è poi il suo voto favorevole alla disastrosa guerra in Iraq nel 2003 anche se Biden si rese poi conto nel 2006 che il presidente George W. Bush aveva abusato l’autorità del Congresso in modo poco responsabile.



Queste le pecche, i peccati originali di Joe Biden, macchie non da poco del nuovo presidente degli Stati Uniti. In suo favore, gli otto anni passati fruttuosamente al fianco di Barack Obama. Va ricordato anche il suo supporto per i diritti dei gay sul quale spinse un Obama alquanto riluttante.



Forse grazie alle sue doti indiscusse di grande oratore ed eccelso mediatore è sopravvissuto a tutto ed ora è affiancato da una donna di colore quale vice, Kamala Harris, che gli ha ricordato che lei ha potuto studiare e arrivare fin li grazie all'abrogazione delle leggi suprematiste, lui ha tergiversato senza controbattere. Sarà una bella sfida.



Avrebbe dovuto correre alla presidenza, dopo aver servito come vice di Obama per otto anni, ma la morte per cancro del figlio Beau, Procuratore Generale del Delaware, lo fece desistere, lasciò il passo ad Hilary Clinton che però perse. Se avesse corso determinato, forse, ci avrebbe evitato il disastroso mandato di Trump. Una bella notizia la offre la squadra che Biden avrà alla Casa Bianca, tante donne, molte di colore e molte delle quali convinte progressiste. Il cielo finalmente brillerà sopra il 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington ed anche Joe Biden beneficerà di questa nuova luce.




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