• Lino Rialti

C'è puzza di bruciato, il Carroccio è ancora in fiamme



C'è nuovamente puzza di bruciato nella ("nuova") Lega. Infatti c'è parecchio disorientamento all'ombra della figura immaginaria di Alberto da Giussano ed i leghisti, questi giorni, si sono ritirati in meditazione. Hanno già dovuto cambiare nome e rinnegare il nord dal nome e dal simbolo, dopo i problemini con il Fisco e la Giustizia. L'unico che parla e sparla, ancora, è Matteo Salvini, l'unico al quale è stato affidato il potere della parola dal Carroccio. Lui, maschio alfa, maestro di virilità e sopraffazione ma anche capace di piangersi vittima di una donna che lo ha strattonato prendendolo per la camicia. Lui, fulgido esempio per gli odiatori, i violenti, i razzisti salvo poi, da professore della paraculaggine, assoldare nella Lega qualche disadattato di colore che, sicuramente non capendo da che parte stare, si è iscritto al Carroccio, facendo, così, un gran piacere al nostro gran maestro cerimoniere della maleducazione, Salvini, permettendogli di mettersi al riparo dalle accuse di razzismo. Lui può parlare e lo fa tanto, dice tutto ed il suo contrario, tanto nessuno ha il coraggio di farglielo presente. Pena la gogna tra i suoi e la violenza verbale verso gli avversari. Già, perché Salvini è un divisionista per eccellenza: a lui piacciono i nemici li cerca li stana e li individua, li punta col dito tutti i giorni, gli servono nella sua spasmodica ricerca di protagonismo e popolarità, gli danno quei voti che lo mantengono dov'è, ma a quali spese? La paghiamo tutti i giorni la sua carriera politica. Anche con le violenze e le intolleranze che a volte sfociano negli omicidi come quello di Willy e di Maria Paola.



Ma i veri timori leghisti sono legati al milione e 350 mila euro passati per i commercialisti arrestati un paio di giorni fa. C'è il rischio che l'operazione "capannone", ossia la presunta vendita gonfiata di un immobile per la Lombardia Film Commission, scoperchi un pentolone dove sobbolliscono da tempo i 49 milioni di euro spariti nel nulla e sottratti dalla Lega allo Stato. Da questa operazione si potrebbe capire il meccanismo che ha magicamente fatto sparire questa montagna di soldi verso un paradiso fiscale e potrebbe anche incastrare qualcuno "ai piani altissimi" della politica. Insomma questa operazione sarebbe "marginale" come affermano gli inquirenti e "rimangono sicuramente da esplorare altri ancor più delicati settori in cui il 'pool' di commercialisti ha impiegato la propria professionalità". Parole pesanti come macigni queste, scritte dalla Procura di Milano nella richiesta di custodia che ha portato ai domiciliari tre commercialisti di fiducia della Lega. I Pubblici Ministeri affermano anche che "Del resto che la presente vicenda abbia generato fibrillazioni ai piani alti della politica ne è prova il riservato incontro tenutosi in Roma per studiare anche le strategie di difesa del direttore della filiale di Seriate di Banca Ubi", Marco Ghilardi. Sarà facile ironia, ma già nel cognome, Di Rubba, certe volte, si nascondono, magari solo assonanze, storie, magari ancestrali e passate, ma che potrebbero aver lasciato, diciamo nel Dna, tendenze all'accaparramento e che si riaffacciano inaspettatamente. Infatti il nome dell'ex presidente della Lombardia Film Commission è Alberto Di Rubba. Di Rubba è il direttore amministrativo per la Lega al Senato, "è non solo uomo di partito come Manzoni - scrivono i PM-, ma anche pubblico ufficiale piazzato dal partito a presiedere uno dei tanti enti del sottobosco della pubblica amministrazione attraverso i quali sono drenati i soldi pubblici", ossia attraverso la vendita gonfiata di un capannone nel Milanese.



Se per "le reazioni alle contestazioni disciplinari di un direttore di filiale compiacente", quello della Ubi di Seriate (Bergamo), i contabili della Lega Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni "raggiungono subito i piani altissimi della politica a Roma nelle giornate del 26 e 27 maggio, allora è facilmente immaginabile la reazione e la capacità di inquinamento probatorio di persone tanto infiltrate nelle istituzioni", scrivono Fusco e Civardi nella richiesta di custodia. I pm fanno riferimento al "riservato incontro tenutosi in Roma" a fine maggio e a "fibrillazioni ai piani alti della politica". Per ora chi ci ha rimesso veramente sono un paio di funzionari dell'Ubi Banca, filiale di Seriate, Bergamo, non avrebbero vigilato e segnalato le girandole di soldi da e per i tanti conti lì accesi dai commercialisti della Lega. Uno ha perso il posto l'altro forse lo seguirà a breve.


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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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