• Lino Rialti

Caucaso: è di nuovo guerra




Venti guerra, ai tempi di Facebook, nel Caucaso fra Armenia e Azerbaigian. Torna altissima la tensione nella regione autonoma del Nagorno Karabakh. L'esercito azero ha prima bombardato le postazioni delle forze indipendentiste armene, che avevano attaccato durante la notte, e poi ha lanciato una controffensiva. Gli indipendentisti armeni affermano di aver inflitto "perdite" al nemico e il ministero della difesa armeno da Erevan fa sapere che due elicotteri militari azeri sono stati abbattuti.


Moltissime le vittime tra i civili, durante questi scontri. I separatisti armeni della regione autonoma azera del Nagorno Karabakh hanno dichiarato la legge marziale e la "mobilitazione generale" dopo che le forze armate dell'Azerbaigian hanno lanciato la loro controffensiva.




I comunicati delle scaramucce, di entrambi i fronti, si susseguono sul social Facebook: il governo di Baku e quello di Erevan aggiornano sull'evoluzione delle operazioni, ovviamente ognuno dal suo punto di vista.


Attraverso i profili dei capi dei contendenti, si assiste all'aggiornamento delle battaglie, come se fosse un video-game, tra elicotteri abbattuti (gli azeri ne hanno abbattuti due ieri) e carri armati distrutti da missili anti-carro (almeno un paio da parte degli armeni), prosegue lo stillicidio della propaganda delle parti.



E' la crisi più importante, nell'area dal 2016. Dal 1991, sono state oltre 30.000 le vittime del conflitto, appena riacutizzato, tra le due ex repubbliche sovietiche caucasiche. Dal 1994 è in vigore un accordo di cessate il fuoco fra i due Paesi, che però non sono mai arrivati a una pace, malgrado la mediazione di Stati Uniti, Francia e Russia attraverso il cosiddetto Gruppo di Minsk.



Putin, attraverso il ministro degli Esteri russo, Sergej Viktorovič Lavrov, ha fatto appello ad Armenia e Azerbaigian per un "cessate-il-fuoco immediato". Di parte l'appello della Turchia che"condanna con forza l'attacco armeno contro l'Azerbaigian, che ha provocato vittime civili", definendolo una "chiara violazione delle leggi internazionali", e "ribadisce il suo pieno appoggio" a Baku.



"Le notizie sulle ostilità dalla zona di conflitto del Nagorno-Karabakh destano grave preoccupazione. L'azione militare deve cessare, con urgenza, per evitare un'ulteriore escalation". E' quanto scrive su Twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. "Un ritorno immediato ai negoziati, senza precondizioni, è l'unica via da seguire", aggiunge.


La disgregazione della Russia socialista, in questa regione, se da una parte ha regalato una certa libertà ma ha impoverito ancora di più la popolazione, dall'altra ha riacutizzato vecchie ruggini o veri e propri sentimenti di odio tra le popolazioni, alla stessa maniera di quanto è successo nella ex-Yugoslavia. Cristiani, appoggiati dai russi contro musulmani appoggiati dai turchi si stanno affrontando senza esclusione di colpi da ieri mattina, dopo un lungo periodo di relativa calma. Il rischio è che questo conflitto, in questo particolare momento storico, nel quale la Turchia è alla ricerca di consenso interno, possa sfuggire di mano e dare la stura a tutte le instabilità presenti nell'area con il rischio di coinvolgere anche altri Stati.

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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