• Lino Rialti

Chi c'è dietro ai disordini anti lockdown



C'è tanta rabbia tra la gente. E' rabbia genuina, dovuta ai mille problemi connessi con la vita in questo difficile periodo ma è una rabbia enfatizzata, montata, cavalcata in primis dai politici populisti con Matteo Salvini e Giorgia Meloni che come dei vermi si cibano della polpa della democrazia lasciandone, finché dura, esternamente integra la crosta, la forma. Questi sono i Cavalieri della Rabbia ufficiali.



C'è poi chi lavora nella penombra della Rete che fa funzionare come un mantice sui carboni attizzando e rinfocolando i malumori. Sono quei gruppi, quelle organizzazioni definite anarco-insurrezionaliste dalla Polizia e dai portavoce del Ministero degli Interni, un esempio sono i famigerati, quanti temuti, Black Block, guastatori e imbrattatori professionisti ma la cui azione si è sempre limitata, al massimo, ad azioni di guerriglia urbana, per quanto pericolosa possa essere.



Sempre al riparo dell'ombra del Grande Fratello, la Rete, troviamo altri gruppi ed altre organizzazioni ben più radicate e strutturate. A volte, nel corso degli anni si sono anche candidate alla guida di amministrazioni locali, arrivando ad eleggere anche dei rappresentanti: Forza Nuova, Casa Pound, Militia, Idea Sociale e tante altre. Queste ultime organizzazioni, a volte con strutture prettamente militaresche, sono esperte nell'utilizzo della Rete e soprattutto dei Social che guidano quotidianamente. Molti leoni da tastiera sono proprio loro ed altre persone prendono spunto, copiano, ricalcano le bordate liberticide dai loro post, sempre strumentali e troppo spesso impregnati di falsità che ripetuti come mantra, assurgono a mezze verità per poi essere sparate come cannonate contro la verità che è sempre nuda ed indifesa.



Ma il peggior pericolo si concretizza in questo periodo. E' una certa saldatura tra frange della destra estrema ed elementi della criminalità organizzata col condimento di alcune squadre di ultras e con la benedizione dei populisti. Si comprende come la miscela possa essere esplosiva. Ne abbiamo avuto la prova nel corso delle scorse notti, nelle principali piazze delle maggiori città italiane. Ma questa non è altro che la punta dell'iceberg. Il problema è ben più serio di una vetrina rotta o di un motorino mandato a fuoco.



Non si capisce bene ma a ben guardare, i disordini cittadini sono semplicemente un diversivo. Vediamo perché. Certo che alle organizzazioni criminali non va insegnato nulla, in quanto a capacità di sniffare l'aria per capire da dove tiri il vento. Non per nulla, molti mafiosi, camorristi e 'ndranghetisti, sono tra i cosiddetti colletti bianchi, sono agenti, intermediari e lavorano nei mercati finanziari. Hanno imparato bene, nel tempo, ed anticipando le tendenze giocano, vincenti, su questi mercati.



Non è facile capire però, perché, ora, avendo percepito i problemi ed avendo il dito sul polso della situazione, cavalchino l'onda delle proteste. Infatti guidano alla loro maniera, enfatizzando la violenza per creare ancor più caos, situazioni dove possono muoversi per tentare di fare accoliti e dove circuire qualche malcapitato. Ma il loro intento principale è sviare l'attenzione dal loro obiettivo.



Certo che però nemmeno le menti più raffinate ed argute delle organizzazioni criminali di tutto il mondo hanno fatto una bella figura con l'avvento del Covid-19. Nessuno di loro ha diretto gli investimenti verso lidi sicuri. Insomma sono stati buggerati anche loro dal Governo cinese che è riuscito a non far uscire allo scoperto, fino all'ultimo, la gravità della situazione che avrebbe generato la futura pandemia, come poi si sarebbe profilata.



Insomma nemmeno le antenne super-sensibili degli spietati capi delle Triadi di Hong-Kong hanno previsto il disastro finanziario così come si è poi materializzato. Ma non sono stati certamente migliori gli esponenti delle potentissime cosche italiane. Certamente non lo avevano capito i temutissimi ma ben più trogloditici mafiosi dei principali tre clan del Kosovo. E neppure la criminalità russa, messicana, iraniana.



E' vero però che queste organizzazioni sono caratterizzate da un forte dinamicità. E così, ora si stanno riorganizzando, per riprendere il terreno perduto. Ora stanno facendo affari ed affari d'oro, grazie alla pandemia. Ma torniamo all'Italia. Per qualcuno l'influenza da Covid-19 è una manna dal cielo. In queste situazioni emergenziali gli affari sono fatti in fretta e bypassando le procedure degli appalti, molte gare sono ad affidamento diretto vista l'emergenza e la conseguente urgenza.



Così tra la nebbia generata dal fumo dei lacrimogeni e da quello dei piccoli incendi urbani, le loro possibilità di guadagno si moltiplicano. Sono diversivi efficaci che insistono su una soglia dell'attenzione della popolazione vicina allo zero, sfiancano le forze dell'ordine ed ingolfano la già disastrata magistratura, di mille e mille fascicoletti dei fermati per danneggiamento e, peggio, di tantissimi altri procedimenti contro ignoti figuri che non verranno mai acciuffati. Intanto le organizzazioni criminali sono libere di pianificare gli assalti alle diligenze.



La criminalità organizzata ha da sempre un grosso problema, la ripulitura del denaro contante proveniente dalle attività illecite, principalmente droga, prostituzione, estorsione ed usura. Ora, grazie alla accresciuta necessità, da parte del Paese, di aggiudicazione di beni e servizi in tempi rapidi, si stanno affacciando imprese già pronte da tempo e disponibili ad offrire, al massimo ribasso, servizi mensa, pulizia, disinfezione, ma anche smaltimento dei rifiuti o trasformazione, imballaggio e trasporto di qualsiasi bene, soprattutto del settore alimentare. Un capitolo a parte è lo stoccaggio ed il trasporto e la distribuzione di prodotti petroliferi soggetti ad accisa.



In questo periodo, nel quale molte ditte e società chiudono e quantomeno stentano, le aziende del crimine, invece, fioriscono e proliferano, soprattutto nella sanità, un settore dove da tempo era in atto un pressante e costante tentativo di infiltrazione. Si lavora meglio se si può controllare direttamente l'azienda cliente. Infatti è lampante, da tempo, l'interesse della mafia per il comparto della sanità. Tanti denari girano attorno alla salute di tutti noi ed al crimine organizzato fanno gola. Qui si staglia la condanna per mafia di Carlo Chiriaco, direttore della Asl di Pavia e referente della ‘ndrangheta nella sanità lombarda. Ma anche i guai giudiziari di Pier Luigi Sbardolini , ex direttore amministrativo dell'Ospedale San Paolo di Milano. Loro, assieme a tanti altri, si erano seduti alla corte di Cosimo Barranca capo de La Lombardia, la costola della 'ndrangheta nella più ricca regione d'Italia. Se non è questa la prova regina della profondità dell'infiltrazione della mafia nel tessuto molle del sistema sanitario nazionale, ditemi voi cosa potrebbe essere.



Una parentesi va aperta per citare le tante, troppe attività privatizzate ed esternalizzate da parte delle aziende sanitarie. Qui tante società, molto spesso cooperative più o meno fittizie, gestiscono attività che fino a qualche anno fa erano esclusivamente svolte da dipendenti. I primi ad essere sostituiti sono i cosiddetti portantini, gli ausiliari, il personale che prima era di supporto al personale sanitario.



Anche i servizi di accalappiamento, come altri servizi considerati "minori", da anni, in molte aziende sanitarie non sono più gestiti direttamente ma dati in appalto. Ma anche la gestione di molte RSA, le residenze per anziani, tristemente famose per i cluster di Covid-19 e per le troppe morti di ricoverati, sono appaltate in gran numero. Ora tranne rarissimi casi, tanto di quello che sarebbe il compito di un'azienda sanitaria è tutto esterno. Anche molti infermieri sono "prestati" alle aziende sanitarie, ed ora cominciano ad aprirsi possibilità per i medici. Se da una parte questa è la fine della sanità pubblica, dall'altra è l'inizio del banchetto per la criminalità organizzata.



Forse le magagne e le storture in sanità, grazie a questo virus, stanno venendo a galla e forse vi si metterà mano tentando di porre qualche rimedio, anche grazie ai fondi europei. Certo è che se dovessero tornare al governo Salvini, Meloni e compagnia cantando, sarebbe la catastrofe, vista la loro visione, a dir poco privatistica, della sanità.




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