• Lino Rialti

Cittadinanza a Suarez: la questione si complica



Anche questa volta abbiamo fatto all'italiana. La vicenda è la cittadinanza italiana del calciatore uruguaiano Luis Suarez. Suarez, promesso alla Juve, che l'ha ottenuta con una truffa. Non "spiccica una parola" d'italiano, come si sente chiaramente nelle intercettazioni telefoniche, ma la dirigenza dell'Università per Stranieri di Perugia, con la rettrice Giuliana Grego Bolli in testa, hanno aggiustato l'esame di conoscenza della lingua fatto dal Pistolero, il soprannome di Suarez.



Tutto l'esame è stato "una farsa" con "previa consegna" dei contenuti della prova al calciatore: questa l'ipotesi, avvalorata da numerose intercettazioni, della Procura della Repubblica di Perugia. Suarez o la dirigenza della Juventus non risultano, però, indagati. Sembra che sia stata una iniziativa "autonoma" dell'ateneo perugino, quella di, diciamo così, agevolare il calciatore, infatti in una intercettazione, si sente una esaminatrice dire "perché con 10 milioni a stagione non glieli puoi far saltare". Intanto anche la Procura della Figc apre un'inchiesta autonoma e chiede le carte a Perugia. Comunque tra i reati contestati alla rettrice dell'Università per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli c'è anche il concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio. E' contenuto nell'avviso di garanzia inviatole dalla procura. Nell'atto compaiono solo gli articoli del codice penale di riferimento dei reati, 110 e 319, e la data alla quale farebbe riferimento la presunta condotta illecita, settembre del 2020. Senza però alcuna descrizione dei fatti contestati.




Insomma, il succo della faccenda è che, se sei ricco, anche se extracomunitario, la cittadinanza è una strada in discesa, partendo dalla burocrazia che si contrae e semplifica a dismisura. Ma questa vicenda pone l'attenzione sull'argomento ingresso e permanenza degli extracomunitari e ci costringe a guardare al mondo dell'immigrazione. Il complesso normativo attuale è grossolanamente inadeguato, ingiusto, iniquo. I tempi sono maturi per una sua profonda revisione che contempli lo ius soli ed anche lo ius culturae. Nicola Zingaretti, leader dem, è, da ieri, tornato a parlarne apertamente. Non possiamo continuare così. Intere generazioni di cittadini italiani, perché nati e cresciuti nel nostro paese, perfettamente integrati, non possono, a priori, avere la cittadinanza. Parlano perfettamente l'italiano, hanno studiato nelle nostre scuole, i loro amici sono i nostri figli o i nostri nipoti ma per questo bizzarro complesso normativo, farcito di aberrazioni giuridiche, non sono italiani. Cosa diversissima, invece, se a presentare le carte è il figlio di un emiro arabo o magari di un magnate russo oppure, come in questo caso, di un calciatore, qualche settimana e la pratica è evasa senza intoppi e con gravi irregolarità, non solo formali.



Questa situazione, anche se, purtroppo, tipica del modus operandi della peggiore italianità, è figlia dell'approccio leghista e populista ed ha creato solo guasti rendendo praticamente quasi impossibile, per un migrante, regolarizzarsi in Italia e, per di più, non ha fermato gli sbarchi ma soprattutto non ha fermato gli arrivi. Quindi il "fermiamoli" o chiudiamo i porti", solo parole al vento, propaganda elettorale h24 e per 365 giorni all'anno e tanta fuffa, il tutto sulle spalle dei poveracci, dei disperati che si affacciano, dopo viaggi biblici, che possono durare anche anni, nel nostro paese, spesso sono, poi, solo di passaggio, diretti in nazioni più a nord, più ricche ed accoglienti di noi.



L'approccio in salsa leghista, l'ostacolo all'ingresso e l'impossibilità della regolarizzazione, hanno portato all'incremento degli irregolari, all'aumento notevole di individui non controllati e non controllabili perché invisibili, persone che non possono lavorare in regola e che vanno ad ingrossare, troppo spesso, le fila della malavita o quanto meno sostano in quella sfera grigia dove l'assenza del diritto, accompagnata dal bisogno di sopravvivere, mette in contatto clandestini e criminali, creando, nel travaso di ruoli, una naturale conseguenza. Di questo se ne è accorta anche l'Europa che, in soccorso all'Italia ed alla Grecia, da sempre in prima linea sugli sbarchi, ha deciso di rivedere profondamente gli accordi di Dublino integrandoli con nuove norme sulle regolarizzazioni e sulla redistribuzione: ogni Stato membro, dovrà accogliere una certa percentuale di rifugiati e anche di migranti economici che potrà decidere di rimpatriare entro un certo periodo a sue spese o tenere se ne avesse bisogno. Questo è il contenuto del disegno di legge allo studio a Bruxelles, questa è l'Europa della solidarietà in primis verso i suoi membri ed in sostanza verso chi ha bisogno. Questa è l'Europa che vogliamo.



La realtà, va guardata negli occhi: il nostro benessere, troppo spesso, è il prodotto dello sfruttamento delle risorse naturali dei paesi dai quali provengono i flussi dei clandestini. Il nostro stile di vita ha portato al cambiamento climatico che attanaglia ed assedia, soprattutto quei paesi che hanno contribuito di meno all'aumento di anidride carbonica in atmosfera. Il mondo è globalizzato non solo per lo scambio di merci ma, purtroppo anche per gli sconvolgimenti climatici che portano intere popolazioni a lasciare le loro terre oramai divenute inospitali. Per questo dobbiamo mettere mano immediatamente alla svolta verde. Il Governo, questo di ora, lo ha capito, lo ha capito anche l'Europa che ha destinato il 37% del Recovery Fund a queste tematiche, ma, ed è notizia bomba di ieri, lo ha capito anche la Cina. Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, ieri ha annunciato che la Cina, che contribuisce, da sola al 27% delle emissioni di gas serra nel mondo, entro il 2060 raggiungerà la carbon neutrality, ossia non emetterà più anidride carbonica di quanta ne assorbiranno le sue foreste. Joe Biden, candidato americano alla presidenza, ha annunciato lo stesso obiettivo entro il 2050. Speriamo di fare in tempo a salvare la nostra casa, la terra, lo dobbiamo alle generazioni future, anche per evitare che tutte le popolazioni in difficoltà, peggiorino la loro posizione e tentino di arrivare da noi attraverso migrazioni bibliche. Se non lo facciamo per altruismo, almeno facciamolo per egoismo. Ognuno dovrebbe fare la sua parte. Ognuno di noi sa cosa potrebbe fare.





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