• Lino Rialti

Con il lockdown boom di femminicidi


L'Istat ha pubblicato i dati sui reati del primo semestre 2020. A fianco del calo del numero dei reati violenti e di quelli contro il patrimonio, oltre ad un notevole incremento di quelli informatici e della pedo-pornografia, spicca il dato dei reati di genere. Sono, infatti, schizzati in alto i reati contro il genere femminile e, su tutti, il numero dei femminicidi. Nel primo semestre del 2020 infatti i femminicidi sono stati quasi la metà del totale degli omicidi, con un picco tra marzo e aprile, quando eravamo tutti chiusi tra le mura domestiche.


Vorrei dire che la Chiesa cattolica romana ha una responsabilità enorme. Con un ritardo mortale, ha atteso 70 anni prima di prendere provvedimenti. Solo pochi anni fa, dalla CEI, è stato cambiato il rito del matrimonio (2004) da "io prendo te" ad "io accolgo te", già meglio. Il possesso dell'uomo sulla donna crea le condizioni per il femminicidio.

Non è solo una questione di vuote parole, è questione di sostanza, quelle parole valgono la materializzazione del concetto di "mio", "privato", "possesso" e poi "se non mio, di nessun altro" riferito dall'uomo alla donna. E la Chiesa, delegata dallo Stato alla celebrazione dei matrimoni, ha gestito il rapporto viziato che proprio lo Stato le ha delegato.


Non giriamoci troppo attorno. L'esempio in famiglia ed i traumi giovanili all'interno del nucleo familiare sono il terreno fertile per un rapporto violento e possessivo. Ancora adesso se una donna va da un prete e gli racconta di subire violenza chiedendo ascolto ed aiuto, la prima reazione del religioso, quella di default, è di tentare la riconciliazione, insomma di accettare e di subire e sicuramente di non provocare. Infondo non c'è divorzio, non lo vogliamo, costi quello che costi.

Lo Stato è complice di questa situazione. Il codice penale ha solo da poco abolito l'omicidio d'onore (L.442/81, prima prevedeva da tre a sette anni di carcere contro i 21 anni fino all'ergastolo) ed è stato abrogato il matrimonio riparatore (5 settembre 1981). Queste norme ce le portavamo dietro col Codice Rocco d'epoca fascista, ovviamente. Ma tutt'ora la gelosia può essere interpretata come attenuante generica ed in un recente passato il giudice ha applicato una pena ridotta poiché ha riconosciuto al femminicida l'attenuante della "soverchiante tempesta emotiva", una vergogna.

La cultura del rispetto a partire dalla famiglia, dalla scuola, nella cultura, nei film, nella letteratura e quindi nella società curano la malattia. Lo Stato deve intervenire ed è un processo lunghissimo. Un processo di presa di coscienza è iniziato ora ma è qualcosa che andrebbe preso come prioritario e non sembra che questo stia succedendo.

22 visualizzazioni0 commenti
Chi sono

Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

  • Twitter Black Round

© 2023 la riproduzione, anche parziale, è riservata

La collaborazione a La Mollica è da intendersi gratuita e senza alcun corrispettivo salvo accordi scritti preventivamente pattuiti.