• Lino Rialti

Da sudditi a cittadini: ieri è ripartita la scuola



La scuola riparte ma bisogna ripartire dalla scuola. Ieri 5 milioni e 600 mila alunni sono tornati tra i banchi. Ancora manca qualche banco singolo, manca qualche aula ed in alcune classi, soprattutto al nord della penisola, non sono arrivati, ancora, tutti gli insegnanti, quasi 100 mila, secondo le stime dei sindacati, soprattutto materie scientifiche e sostegno.



Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è andato a Vò Euganeo, paese dove c'era stata la prima positività al Covid-19 ed, insieme alla ministra della Scuola, Lucia Azzolina, ha partecipato all'inaugurazione di questo specialissimo anno scolastico. Una vera ripartenza e la vera fine del lockdown.



Assieme a Mattarella ed alla Azzolina tante le personalità: la presidente del Senato Elisabetta Casellati, il ministro per le Riforme Federico D'Incà, il sottosegretario Andrea Martella, autorità locali, personaggi dello spettacolo e dello sport. Insomma una vera festa all'aperto, sul prato dell'Istituto Guido Negri per celebrare la scuola.



La ministra Azzolina ha mostrato, poi, il suo lato umano e si è commossa durante il suo intervento davanti a ragazzi ed insegnanti: "E' una sfida decisiva per la ripartenza del paese, non ci si può dividere sulla scuola". Il riferimento è soprattutto al recente scontro con Matteo Salvini che ha attaccato frontalmente la ministra definendola incapace ed iadeguata.



Mattarella, tra l'altro ha ricordato poi Willy, il ragazzo capoverdiano ucciso da quattro balordi a calci e pugni perché aveva osato difendere un suo amico: "Siamo sconvolti - le parole di Mattarella - per la morte di Willy, pestato a morte per aver difeso un amico contro la violenza. Il suo volto sorridente resterà come un'icona di amicizia e di solidarietà, che richiama i compiti educativi e formativi della scuola e dell'intera nostra comunità. La scuola, la cultura, il confronto continuo - ha concluso - sono anche antidoti al virus della violenza e dell'intolleranza, che può infettare anch'esso la comunità se viene ridotta l'attenzione".



Ieri sera, durante la riunione con i ministri, sulla scuola, Il premier, Giuseppe Conte, ha detto: "si è preso atto, con soddisfazione, che la scuola è ripartita e che le attività scolastiche sono riprese in modo ordinato, nel rispetto delle regole sanitarie. Sono stati affrontati tutti i vari nodi relativi all'organizzazione e alla ripartenza della scuola, dai trasporti alle modalità di ingresso e uscita dagli istituti scolastici, dalla fornitura di banchi e mascherine fino alle questioni più strutturali che riguardano il mondo scolastico".



Ovviamente, e ce lo si aspettava, si sono riscontrati i primi casi di positività e di chiusura con quarantena, da Trieste alla Toscana alla provincia di Bari.



Anche in questa occasione, l'opposizione, per bocca del governatore della Liguria, Giovanni Toti, attraverso un post su Facebook ha affermato che vi sarebbero stati casi in cui i bambini sarebbero stati costretti a scrivere in ginocchio per mancanza di banchi. Affermazione strumentale e non vera. Laddove non sono arrivati i banchi singoli sono stati usati i banchi doppi con modalità uno di fronte ed uno di lato.



Imponenti i numeri delle forniture nelle scuole italiane: fornite gratuitamente 136 milioni di mascherine chirurgiche, consegnati 445 mila litri di gel igienizzante, sistemati già 200 mila banchi singoli ed entro ottobre saranno 2 milioni oltre a 400 mila sedute innovative, le poltroncine a rotelle con tavolinetto.



Almeno sembra che l'attenzione sulla scuola e sulla sua importantissima funzione educativa sia tornata al centro dell'azione della politica. Speriamo che questo sia il segno di una inversione di tendenza che torni a valorizzare questa vera e propria fabbrica di menti fermentanti perché come diceva Piero Calamandrei "trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere".



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