• Lino Rialti

Ddl Concorrenza: Draghi assalta i Comuni



E' o non è il Governo dei migliori? Siamo, da tempo, in attesa di conferme. Aspettiamo un provvedimento che generi lo slancio necessario a restituire dignità ai cittadini. Il problema è il mercato, quello interno italiano, in mano a gruppi di potere che hanno fatto plasmare, nel corso dei decenni, norme che viziano la libera concorrenza a favore di categorie, gruppi lobbistici che hanno affinato tecniche per il mantenimento delle rendite di posizione ed ora stanno affamando sempre di più i lavoratori, soprattutto i più giovani o quelli che hanno perduto l'impiego in età avanzata. E così, i lavoratori, i disoccupati, gli studenti ed i pensionati attendono da tempo immemore il miracolo... ed ora l'Europa sembrava venir incontro ai bisogni primari, vitali dei più deboli. Forse sembrava essersi accorta delle macroscopiche storture presenti in Italia e ci aveva richiamato. Ci aveva dato una chance per rimediare, accompagnata da un bel gruzzolo. Questo è quello che abbiamo visto o abbiamo sperato di vederlo così.



L'assunto è: i guasti del sistema Italia vanno sanati, ce lo dice anche l'Europa. Tra le riforme richieste, una delle principali era la riforma della concorrenza. Ci sono, infatti, nelle condizioni per portare all'incasso i fondi del Next Generation Eu, anche appunti sulla concorrenza e sul mercato. Siamo stati così allettati da quella montagna di soldi che abbiamo scientemente abdicato alla nostra particolarissima democrazia e, chinando la testa, abbiamo accettato Mario Draghi e ci è pure piaciuto, è stato lui la nostra chimera, l'uomo o meglio il banchiere, che in altri tempi si sarebbe potuto chiamare "banchiere di Dio" come quell'altro famoso, Roberto Calvi, trovato penzolante sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nell'82. Infatti Mario Draghi, che con Calvi condivide solo, si fa per dire, la quantità di potere a sua disposizione oltre al fatto di rappresentare poteri lobbistici enormi, è uomo di Confindustria che lo ha definito, per bocca di Carlo Bonomi, suo presidente, "l’uomo della necessità".



Draghi è uomo stimato dai mercati e considerato molto affidabile dai Governi che contano in Europa e nel mondo tutto. Non poteva così scontentare tanta fiducia riposta sulla sua figura e dovevamo attenderci quanto poi è successo, anche in questo ambito ossia la presentazione del disegno di legge sulla concorrenza ed il mercato.



Non so cosa avremmo dovuto attenderci se non una raffica di privatizzazioni ma non marginali, qui si parla di tutto, roba pesante, insomma. A parte i soliti argomenti di distrazione di massa come la riorganizzazione delle concessioni per gli stabilimenti balneari o per le licenze dei tassisti, già oggetto di contrattazione e probabilmente di mediazione al ribasso come anche per le farmacie o per le competenze notarili, tra l'altro, proprio stralciate, in pochi si sono accorti che amleticamente "c'è del marcio in Danimarca", del marcio vero. Al centro di questa riforma non c'è sicuramente né la telefonia né la produzione di energia elettrica: tra le pieghe del provvedimento all'articolo 6 si legge della volontà di privatizzare definitivamente i servizi pubblici locali oltre allo stravolgimento del ruolo dei Comuni. Comuni dal potere fortemente indebolito e visti praticamente come mediatori per l'affidamento dei servizi attraverso contratti e procedure standardizzate. Grazie a questi contratti, predisposti proprio dallo Stato, si solleverebbero i Sindaci e tutti i funzionari da qualsivoglia responsabilità invogliandoli a non cercarsi beghe ed a privatizzare ed affidare tutto. Infatti se gli estensori dei provvedimenti si attenessero alle linee guida, tutti i firmatari verrebbero sciolti da ogni responsabilità. Infatti la responsabilità delle procedure ricadrebbe ora sullo Stato centrale ma si snaturerebbe e svuoterebbe ogni ruolo dell'Ente locale.



Insomma, questo disegno di legge, che professa la promozione dello sviluppo della concorrenza e la rimozione degli ostacoli all'apertura dei mercati, pare proprio che vada nella direzione opposta impedendo la libera scelta tra servizi di qualità offerti al cittadino dagli Enti in maniera anche diretta e, magari, servizi demandati ad aziende private il cui core business è l'utile, costringendo l'Ente ad una non-scelta ossia l'affidamento al privato. Altro che "non torneremo mai come prima!". Sembra che l'esperienza pandemica, purtroppo, non sia servita a nulla, non abbia insegnato, fatto capire che le privatizzazioni, soprattutto in certi ambiti sono deleterie, dannose e generano sperpero di risorse lasciando al pubblico solo gli ambiti dove non vi sia marginalità d'utile e sgangherando i sistemi connessi. Non si vuole capire che quando si devono offrire servizi alla comunità il mercato non funziona, dovremmo ricordarci l'esempio della privatizzazione lombarda della sanità e le sue conseguenze nefaste all'inizio della pandemia e, probabilmente, tra i motivi concreti della sua diffusione nel nostro Paese colpito così duramente e per primo. Nel testo, poi, viene decantato l'intento di "rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini", in questo modo? Andiamo bene!



Il DDL concorrenza di Draghi, non prevedendo alcuna esclusione alla liberalizzazione dell'erogazione dei servizi si pone veramente in una nuova posizione estremistica, da ora tutto potrebbe essere privatizzato a meno che non se ne dimostri la anti-economicità, concetto che pone una pietra tombale sulla possibilità di scelta.



Infatti, in questa norma viene ribaltato il Diritto. Se per l'affidatario del servizio le incombenze sono limitate alla presentazione di una relazione sul mantenimento del piano investimenti e sulla qualità del servizio, l'Ente pubblico che dovesse malauguratamente decidere di non cedere l'affidamento ma che volesse continuare a gestirlo in prima persona, dovrebbe presentare ai sensi dell'art. 6: "una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato" (lettera f), "dovrà tempestivamente trasmetterla all'Autorità garante della concorrenza e del mercato" (lettera g), "dovrà prevedere sistemi di monitoraggio dei costi" (lettera i), "dovrà procedere alla revisione periodica delle ragioni per le quali ha scelto l’autoproduzione".



Insomma il nostro Draghi ha dimostrato di saper fare molto bene il suo lavoro: risparmio forzato nella spesa dei trasferimenti attraverso la demolizione, lo smembramento dei Comuni grazie alla dismissione di ogni servizio di pubblica utilità senza alcun riguardo alla qualità dei servizi. Infatti sarebbero i concessionari a dover certificarne la bontà, ed il detto "chiedi all'oste se il vino è buono", riassume, purtroppo molto bene, quello che accadrà con buona pace di tutti noi cittadini costretti ad usufruire di servizi sempre più cari e di scarsa qualità. Prosit!



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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