• Lino Rialti

Draghi sogna il Quirinale ma apre la strada al Cav.




Draghi, il "migliore", a capo dei "responsabili" alla fine si dimostra per quello che è: un irresponsabile ed un presuntuoso che rischia di sfasciare tutto. Infatti col suo discorso, nel corso della conferenza stampa di fine anno, si è, di fatto, candidato alla presidenza della Repubblica. Ha dichiarato di aver concluso il suo lavoro e di aver riportato l'Italia alla normalità che ha definito "ritrovata". Certo, ha tralasciato non poche cose: la fortissima frattura che ha polverizzato la società non più polarizzata ma dispersa, la crisi economica tra le famiglie, la pandemia che ha rialzato la testa… ma poi la crisi economica su tutto. E questo deve sembrare nulla all'occhio di chi dice di aver concluso il suo lavoro ed ora si lancia nella corsa per la poltrona più alta d'Italia.



Insomma Mario Draghi appare irresponsabilmente sprezzante del dramma nel quale rischia seriamente di lasciare il Paese: ingovernabilità, elezioni, risultati non netti, ingovernabilità e così via come in un carosello senza fine che porterebbe l'Italia in una posizione peggiore dell'attuale e pericolosissima.



Ma Draghi chi pensa di illudere o, peggio, prendere in giro? Molti sembrano cascare in questa trappoletta ed altrettanti, di converso, sono felici e smaniano alla vista del caos. Nella malafede si stagliano le solite figure di Meloni e Salvini che, come i condor del deserto che volano sui moribondi, godono al solo pensiero della vista del sangue istituzionale, quello sarebbe un ambiente per loro fecondo dove pescare qualche manciata di preferenze in più, ovviamente ad ogni costo.



Ma Draghi non la racconta giusta. Anche la tanto decantata ripresa economica, della quale si prende ovviamente tutto il merito, non appare solida affatto. Aprendo bene gli occhi ci si accorge che siamo in una bolla creata dagli incentivi fiscali come quello del 110% che, assieme a tutti gli altri, hanno scatenato un putiferio nel mondo dell'edilizia trascinando il comparto e tutto l'indotto all'insù… ma è fuoco fatuo, allo scadere dei bonus tutto ritornerà gradualmente al suo posto. Intanto siamo costretti a contare i morti che quotidianamente questa corsa all'oro provoca. Con un 16% in più di decessi rispetto all'anno precedente, il comparto edile traina, col sangue dei lavoratori, l'economia di uno Stato guidato da un irresponsabile arrivista.



C'è poi da considerare la tanto declamata riforma fiscale venduta come a favore dei più svantaggiati, dei ceti medio-bassi ma, a ben vedere, per nulla soddisfacente: sposta, nei fatti, qua e là risorse, complica la modalità di fruizione e detrazione. Altra menzogna di Draghi, il fatto di aver portato a casa i risultati del PNRR: falso. Per ora abbiamo ricevuto solo un paio di decine di quei 248 miliardi e anche la prossima tranche in arrivo sarà irrisoria. Il grosso del lavoro è ancora tutto da fare, i progetti faraonici promessi all'Europa devono ancora tutti partire e ci sono tempi strettissimi pena la perdita dei fondi.



C'è stato, tra i partiti politici, un patto di non belligeranza e questo patto è nato e morirà, molto probabilmente, con la fine della Presidenza del Consiglio di Draghi che ha incarnato la scusa che ha permesso questo tirare a campare, che ha consentito questa ammucchiata. Ma la colla è proprio Draghi, nel bene e nel male. Un padre-padrone al quale si può solo deferenza e massimo rispetto.



Se, invece, Draghi dovesse restare incollato alla poltrona di Palazzo Chigi? Avremmo la prosecuzione del Governo ma saremmo costretti ad assistere ad uno scontro all'ultimo sangue sulla poltrona del Quirinale. Un bel pandemonio. Ma chi è il responsabile di tutta questa situazione? Ovviamente Mattarella, infatti fu lui, dopo le manovre sinistre del Bullo di Rignano, Matteo Renzi, ad instradarci verso questa situazione ballerina facendo fuori Conte. Confindustria deve aver festeggiato al successo di cotanto lobbismo. Ora, intanto, sta passando all'incasso.



E' in questa situazione di palese futuro disordine, di gran lunga più grande di quello attuale, che si inserisce pericolosamente la candidatura, da molti presa purtroppo poco seriamente, di Silvio Berlusconi. In questo brodo primordiale agitato, emulsionato dagli scossoni politici e soprattutto sanitari se non economici, cuoce il pentolone di Arcore. Il fuoco di cottura è vivo e ravvivato dai soliti Meloni e Salvini, oltre che dai tirapiedi del Capo, raccoglitori dei brandelli di Forza Italia ma anche dai movimenti neofascisti saldati col mondo no-vax. In questa situazione, infatti, l'ex-Cav. potrebbe trovare, non alla prima e nemmeno alla seconda, magari alla quarta votazione o chissà, i numeri giusti per avverare il suo sogno. Il sogno di un imprenditore spregiudicato, di un criminale con pendenze ancora a carico, di un colluso col crimine organizzato attraverso i suoi amici "bibliofili", grazie al quale è quel che è stato ed attualmente è: un uomo divisivo, dalla condotta morale inqualificabile, insomma il modello degli impresentabili. Saremmo noi, poveri italiani, la barzelletta mondiale del 2022 nel caso di una sua candidatura ufficiale o peggio di una sua sciagurata elezione.



Sicuramente c'è bisogno che Letta e Conte si sveglino dal torpore nel quale sembrano cascati. Smettano di "dialogare" con Meloni e Salvini dando loro visibilità e una credibilità improponibile perché inesistente. Non sono affidabili, questi ultimi, e, soprattutto non hanno nulla tra le loro idee che valga la pena di essere salvato. Si organizzi una coalizione credibile che parli chiaro al popolo, ai lavoratori e lo faccia finalmente con una lingua comprensibile fatta di argomenti concreti. Altro che comparsate ad Atreju. Buona fortuna e buon nuovo anno a tutti noi.








0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
Chi sono

Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

IMG-9934.jpg