• Lino Rialti

Emergenza Kabul: lo Stato Islamico rinasce




Kabul è nelle mani dei talebani: come in preda di una infernale macchina del tempo, l'Afghanistan è di colpo ripiombato vent'anni indietro ed è vero panico tra la popolazione.



Le bandiere dello Stato Islamico, dell'Emirato islamico dell'Afghanistan, sventolano sul palazzo presidenziale. Nessuno avrebbe immaginato una avanzata così spedita, solo quattro giorni fa si parlava che sarebbe stato necessario almeno un mese per i talebani per raggiungere la capitale, invece la capitolazione a cascata delle città e dei villaggi e la resa delle truppe regolari hanno spianato la strada all'esercito degli Studenti Coranici.



Sono decine di migliaia gli afghani che si sono riversati sulle piste dell'aeroporto di kabul nella speranza di una via di fuga. Immagini apocalittiche: intere famiglie che in preda al panico si spostano senza meta alla sola ricerca di salvezza e, risucchiate dal turbinio della folla si smarriscono ed a volte miracolosamente si riuniscono. Deve essere terribile, tremendo. Questa orda disordinata è quanto più eterogenea, variegata ma sempre formata da collaboratori, interpreti, lavoranti che si erano guadagnati un qualunque impiego presso "gli occupanti" occidentali ed ora temono ritorsioni, vendette da parte degli estremisti islamici di nuovo al potere sotto il vessillo bianco.



Intanto il presidente Ashraf Ghani è scappato in Uzbekistan, lo avrebbe fatto per evitare "un bagno di sangue". Infatti dalla sua pagina Facebook ha dichiarato che "I talebani hanno vinto... e ora sono responsabili dell'onore, della proprietà e della tutela dei loro connazionali", e che se non si fosse allontanato "innumerevoli patrioti sarebbero stati martirizzati e la città di Kabul sarebbe stata distrutta".




E così, da veri vincitori, i talebani hanno voluto rassicurare soprattutto l'occidente affermando di essere entrati in città per garantire la sicurezza e che non ci sarebbero state ritorsioni ne a breve ne a lungo termine, che non sarebbe stato torto un capello, insomma, ai collaboratori degli ex-occupanti. Ed invece Kabul è immediatamente nel marasma più totale. La circolazione è impazzita e paralizzata. Civili inermi sono immediatamente scesi in strada e si sono incamminati verso le porte della città o verso l'aeroporto. Si sentono spari a raffica e qualche esplosione.


L'evolversi così rapido della situazione così bollente ha fatto evaporare anche l'ipotesi di un governo di transizione con a capo l'ex ministro dell'Interno Ali Ahmad Jalali.



Gli Stati Uniti stanno presidiando e tenendo in sicurezza la zona dell'aeroporto dove, almeno per ora terranno su una sorta di rappresentanza diplomatica, invece l'Italia ha abbandonato l'ambasciata ed ha fatto spostare tutti i dipendenti verso l'aeroporto dal quale è già decollato un primo velivolo alla volta dell'Italia. Sull'aereo sono saliti anche i primi profughi afghani. Altri voli sono stati programmati, ha dichiarato la sottosegretaria all'interno, Marina Sereni.




Subito lo squalo repubblicano, Donald Trump, si è sperticato in dichiarazioni che sputano veleno su Biden tanto da spingere il segretario di Stato americano, Antony Blinken, a respingere ogni paragone con Saigon. Blinken ha assicurato che gli obiettivi della guerra in Afghanistan sono stati raggiunti. Insomma si vorrebbe far passare il fatto che la vendetta per l'11 settembre sarebbe stata consumata e che ora si sarebbe 1 pari e la palla sarebbe tornata al centro. Il fatto è che questa terra non è strategica per gli USA e il costo economico e di vite umane sarebbe inutile per l'America. Ovviamente non si tengono assolutamente in considerazione i diritti umani, la libertà, la parità di diritti ed opportunità delle donne, senza pensare all'universo LGBT. Gli USA vogliono che se ne occupi ora la Turchia e la Cina, un invito a nozze con tanto di funghi avvelenati.



In città già sono al lavoro squadre di imbianchini che verniciano di bianco pubblicità ed insegne che rappresentano donne senza velo e sono di questi minuti le prime notizie di aziende che hanno telefonato alle dipendenti donne per far sapere loro di restare a casa poiché il loro lavoro sarebbe stato già occupato da un collega uomo. Bel cambiamento insomma, quello proclamato dai talebani. "Sono profondamente preoccupata per le donne, le minoranze e i difensori dei diritti umani", ha scritto l'attivista e premio Nobel per la pace pakistana, Malala Yousafzai. I talebani hanno assicurato di essere cambiati, e che stavolta rispetteranno i diritti delle donne e consentiranno loro l'accesso all'istruzione. Ma gli imbianchini al lavoro già statuiscono la distanza tra i fatti ed i proclami.



Gino Strada, il fondatore della ONG Emergency, lo sapeva che sarebbe andata a finire così le sue recenti dichiarazioni bruciano per quanto sono reali. Emergency è sul territorio afghano dal 1999 e cerca di curare chiunque sia vittima di quasi quaranta anni di guerra, un conflitto che ha causato un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati, oltre quattro milioni di profughi. Da sempre contro questa come ogni altra guerra, un conflitto iniziato nell’ottobre 2001, Strada ha lasciato una eredità in Afghanistan che la sua organizzazione sta portando avanti nonostante in queste ore siano giunte notizie di spari anche contro alcuni posti di pronto soccorso che Emergency ha sparsi sul territorio dello Stato. Alberto Zanin, medico responsabile del progetto Afghanistan per Emergency ha dichiarato alla radio Rai1 che il loro impegno proseguirà e che presto prenderanno contatti con i nuovi responsabili politici e militari.


La situazione afghana è un ottimo frutto del famoso imperialismo americano.



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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