• Lino Rialti

GP F1 in Stiria e Virginia Raggi a Roma: due disastri




Il Gran Premio di Stiria di Formula 1: un disastro. Ferrari con Vettel e Leclerc si ritirano alla partenza. Contatto fra i due bolidi rossi: macchine danneggiate, non resta che il ritiro.


Partenza regolare al Gp di Stiria di F1,seconda prova del mondiale, ma subito è disastro Ferrari. Le vetture dei due piloti si toccano ed entrambe subiscono danneggiate, auto subito ai box e bandiera gialla. Entrambi i piloti sono costretti al ritiro per danni. Girotondo di scuse e di indici puntati.



Qualche centinaio di chilometri più a sud, si comincia ad intravvedere un'altro disastro: quello romano. Roma non è una città per tutti. E' difficilissima da amministrare. Forse sono pochi, anzi pochissimi, forse, ancora più probabilmente nessuno riuscirebbe senza una vera rivoluzione dispotica. Sono troppi i malcostumi, le "aderenze" le consuetudini, a partire dalla pubblica amministrazione ma senza tralasciare la cittadinanza oramai avvezza alla convivenza col malaffare, col clientelismo, con la mazzetta o con la telefonata all'amico per sistemare "all'italiana" o meglio alla "romana".


Un'espressione idiomatica, tanto per far un esempio, "fare alla romana" al ristorante vorrebbe dire pagare ognun per se. Così da rappresentare il normale approccio egoistico alla socializzazione del romano de Roma. Ma se si scava a fondo "fare alla romana" o "romanata" significa svignarsela senza pagare, ancora più significativo.


In questo ambito si inserisce la sindaca Virginia Raggi. Mille e oltre sono state le difficoltà, le leggerezze, le faccende non capite e trattate come se si fosse stati a Milano. Invece era proprio Roma e così, oggi Beppe Grillo ha postato nel suo blog un sonetto di Franco Ferrari intitolato: "Virginia annamosene, Roma non ti merita" che riporto sotto in stralci alquanto significativi.


"Pé questo ve dico che l'onesti dovrebbero pijà e valige, e, annassene, abbandonà sta città bella e zoccola. Si vincheno li vecchi partiti, sète fottuti.

Nun se farà più gnente, e, si se farà quarcosa sarà pé volere de la magistratura. Ma voi, godete a sputà in faccia a na sindaca pulita, e testarda, una che le cose le fa. Pensatece , c'avete undici mesi de tempo. O volete Roma, o sète morti, che Roma, quell'artri, se la magneno".


"Virgì, Roma nun te merita". "A Virgì pijia na valigia, tu fijio, tu marito, famme un fischio, che se n'annamo via da sta gente de fogna". "Chi te critica quà, chi te critica là...Se chiama Virginia, mica è la Madonna der Divino Amore! Quella, dice, che fà li miracoli".


Che sia l'inizio della fine di un sogno? Forse si. L'ammissione di una sconfitta. Per amministrare Roma non basta essere onesti, bisogna avere un progetto che parta dal rieducare il romano alla legalità e contemporaneamente bloccare il malaffare ma, contemporaneamente, essere in grado di fornire servizi di qualità. Un miracolo che Virginia non è riuscita a fare, purtroppo.

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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