• Lino Rialti

Il Coronavirus uccide le carriere delle donne



Se dal punto di vista medico la Covid-19 è meno perniciosa per il genere femminile, altrettanto non lo si può dir per le loro carriere. Con le scuole chiuse, i centri sportivi sbarrati, i luoghi ricreativi interdetti, si è venuto a creare un problema insormontabile, ancora adesso attualissimo: l'accudimento della prole. Senza scuola e doposcuola, senza sport e svago, con la scuola a distanza i figli sono rimasti e rimangono a casa e, nella coppia, nella stragrande maggioranza dei casi, è la donna a sacrificarsi, a sacrificare le proprie aspirazioni, a smettere di lavorare.


Solo alle più fortunate è stata data una "opportunità". Così, dopo la didattica a distanza, si è iniziato a parlare di lavoro a distanza, "lo smart schooling" ha ispirato lo "smart working", una forma di lavoro agile, proprio definito legalmente così. Agile quanto subdolamente ladro, ladro di opportunità, di possibilità di fare carriera, di far socializzare, di far crescere la persona e la società: tutte introspettivamente racchiuse nel bozzolo casalingo ed intente a battere al computer la pratica del capo mentre il figlio chiede un panino.


Teoricamente le norme che tutelano i lavoratori, prevedono una parità tra i generi, riguardo la applicabilità dello "smart working", del lavoro agile, ma la realtà è ben diversa: sono l'89% le donne che hanno accettato l'offerta del lavoro da casa contro il 55% dei colleghi maschi, secondo l'analisi dei dati forniti da InfoJobs.


Questo potrebbe rappresentare un pericoloso inizio, una tendenza, un trend: la progressiva fuoriuscita, dal mercato, del lavoro delle donne. Infatti l'allontanamento dal luogo di lavoro, dall'ufficio, anche se potrebbe sembrare ad una prima analisi, un fattore marginale, se invece affiancato al periodo del puerperio, dell'allattamento e del successivo lungo periodo dell'accudimento della prole, rappresenta un vero e proprio fattore di rischio.



Già eravamo partiti da una situazione molto nera. La sotto-rappresentazione del genere femminile nei contesti lavorativi era ovvia ovvia già da prima del lockdown: eravamo i penultimi in questa speciale classifica in europa, dietro a noi solo la Grecia. Il tasso d'occupazione italiano tra le donne in età lavorativa era già del 50% contro il 70% circa dei colleghi uomini (dati ISTAT 2018). Ovviamente, purtroppo, più sono i figli, maggiore è il divario nei tassi d'occupazione femminile e maschile.


La frustrazione monta se rapportiamo la situazione italiana con quella europea. Già nel 2018 eravamo i penultimi della classe, anche se la media della Ue non era certamente rassicurante: il tasso di occupazione degli uomini era e, sicuramente è più alto di quello delle donne (74 % e 63 % rispettivamente nel 2018).

La differenza tra il tasso di occupazione delle donne e degli uomini aumenta con il numero di figli. Nell'Ue nel 2018, il tasso di occupazione per le donne senza figli era il 67 %, mentre è il 75 % per gli uomini. Con un figlio, il tasso aumenta al 72 % per le donne e all'86 % per gli uomini. Per le donne con due figli, il tasso rimane quasi invariato al 73 %, mentre quello degli uomini aumenta al 91 %. Per le persone con tre o più figli, il tasso di occupazione diminuisce al 58 % per le donne, mentre per gli uomini è dell'85 %. Tutti i dati, qui sopra citati, sono stati presi dal sito dell'Istat e sono riferiti al 2018, più recenti non ce ne sono, ma dipingono il quadro di partenza sul quale il lockdown si è insediato.


C'è poi da rilevare che quasi un terzo delle donne occupate lavora part-time, quindi il gap salariale e quello della carriera diventano così insanabili. Un aspetto importante della conciliazione fra gli impegni di lavoro e la famiglia è, comunque e sicuramente, il lavoro part-time che non può essere demonizzato. Tuttavia questa tipologia non è presente in modo uniforme tra le donne e gli uomini: nell'Ue nel 2018, il 31 % delle donne occupate lavorava part-time, contro il 9 % degli uomini. Questo è il punto. L'uomo resta il cacciatore, il procacciatore, il cercatore di cibo, la donna la cuciniera e la badante della figliolanza.



Parlando di disoccupazione, spulciando i dati Ista, in Europa, nel 2018, il tasso di disoccupazione era il 7,1 % per le donne e il 6,6 % per gli uomini. In quattordici Stati membri, il tasso di disoccupazione era più alto per le donne, in tredici era più alto per gli uomini e in Polonia era uguale. Nei paesi dove il tasso di disoccupazione è maggiore per le donne rispetto agli uomini, le differenze più ampie si riscontrano in Grecia (24,2 % per le donne e 15,4 % per gli uomini) e in Spagna (17,0 % e 13,7 %). Nella situazione opposta, con tassi di disoccupazione inferiori per le donne rispetto agli uomini, le maggiori differenze si osservano in Lettonia (6,4 % per le donne e 8,4 % per gli uomini) e in Lituania (5,4 % e 6,9 %)


Insomma il lockdown, con il lavoro smart casalingo, la concreta difficoltà di allocare i figli, prima con la scuola a distanza, ora con i centri estivi divenuti carissimi e a numero chiuso, sommati ai vecchi problemi, legati ad approcci maschilistici riguardanti la divisione dei compiti domestici e di quelli nei confronti dei figli, insieme al naturale ruolo materno della donna, stanno minando dalle fondamenta una costruzione, quella costruita con fatica dalle donne che cosìiniziavano a vedere il gap di genere assottigliarsi. Il maggiore rischio è l'approfondirsi dei divari occipazionale, professionale, e specialistico con la conseguente impennata del gap retributivo.


L'attuale governo Conte, con i vari decreti, in special modo con l'ultimo di maggio, sta tentando un pallido riequilibrio dello sbilanciamento di genere, attraverso l'allocazione di risorse, volte a finanziare soluzioni che garantiscano la genitorialità condivisa, permettendo ai padri di assentarsi dal lavoro per seguire i figli nei vari bisogni, oltre a progetti per l'incremento dei posti nei nido e nelle scuole materne ma tanto altro serve ed urge fare per evitare la perdita di una risorsa, quella donata dal genere femminile, indispensabile per il mantenimento dell'equilibrio della società e per generarne una piena, matura, moderna ma soprattutto giusta.



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