• Lino Rialti

Il Covid è di destra o di sinistra?



Ma il Covid è di destra o di sinistra? E' un po' che me lo chiedo. Certo pensare che un virus, o meglio, la battaglia per sconfiggerlo, sia divisiva, fa venir da ridere o peggio, da piangere, ma è proprio così.



Sono punti di vista, due facce, le opposte, della stessa medaglia: il bianco ed il nero, lo Yin e lo Yang. Certamente per chi governa, la pandemia è una sfida, anche difficilissima, un momento topico, una vera battaglia, anche mortale politicamente per chi la accetta di combattere col rischio di perderla. Senza pensare a chi, come Matteo Renzi, mina dal di dentro la, cosiddetta, macchina da guerra. Guerra tanto difficile quanto potenzialmente premiante, insomma anche un bel palcoscenico dal quale farsi vedere, farsi valutare, considerare. Se poi, grazie alla lotta, si realizzasse la vittoria sul virus, allora, la stessa parte politica potrebbe assurgere ad eroica e spendere una bella luna di miele con l'elettorato. Quindi si direbbe che il Covid è di sinistra, lo agevola, forse.



Per l'opposizione, la pandemia è certamente, almeno all'inizio, un momento di estremo oblio, nel quale tutta l'attenzione è focalizzata sul problema (febbraio-maggio 2020) e poche sono le occasioni nelle quali c'è una finestra dalla quale farsi vedere, farsi notare. I politici dell'opposizione devono calcolare bene i movimenti perché un passo falso potrebbe portarli nel baratro. Un politico che accusa un eroe è un mostro agli occhi del popolo. Così, dai banchi dell'opposizione ma soprattutto sui social è iniziata (in estate) la manovra di discreditamento che ha portato alcuni sprovveduti addirittura a tirare sassi alle ambulanze in transito. Quindi il Covid, se trattato opportunisticamente, è di destra, la agevola.



E così per cavalcare l'onda, l'opposizione ha lentamente sfoderato le armi dell'insinuazione del dubbio, dell'accusa più o meno velata di pressappochismo fino ad arrivare alla accusa regina di "dittatura sanitaria". Un finissimo, argutissimo progetto, partito all'inizio in sordina, poi gradualmente arrivato a portare in piazza un popolo confuso e spaventato che per esorcizzare la paura ha imparato a negare l'esistenza stessa del pericolo. I cartelloni dei no mask e dei no-vax erano, in almeno una manifestazione a Roma, erano realizzati sul retro di manifesti di organizzazioni di estrema destra. Forza Italia, rimanendo in penombra è calata drammaticamente nei sondaggi, ha pagato, per una vcolta, la correttezza istituzionale, quello che si fa per sperare di diventare presidente della Repubblica Silvio mio!



Invece Lega e Fratelli d'Italia hanno pompato, anche con denaro frusciante, i movimenti complottisti, no-mask, negazionisti del virus, no-vax, disobbedienti alle regole di chiusura degli esercizi e semplici disobbedienti e basta ed a prescindere. Sono iniziate a fluire false notizie sull'efficacia delle diagnosi, delle cure e anche dei vaccini. Si è arrivati a mettere in discussione la scienza, i numeri di malati e morti, le statistiche, in un crescendo escalatorio sempre più disfattista, anti-logico ed anti-scientifico, dove chi la spara più grossa vince e vince facile, con un popolo credulone quando non in cattiva fede.



Certo, definire di sinistra chi sta al governo in questo momento, è quanto meno avventato, azzardato: assomiglia molto ad una frittata di verdure, dove ci sono stati amalgamati e ci sono andati a finire anche gli scarti dei pasti precedenti, e pure un po' di spazzatura, purtroppo. Una frittata stracarica che non tiene, come la muovi, per girarla, si sfalda e perde pezzi che si bruciano sulla padella.



Dall'altra parte, chi è all'opposizione sicuramente è di destra. Anche loro sono un'altra frittata, una frittata nera, bruciata, fatta con scarti di vecchi partiti andati a male, che hanno trovato nuovo sapore nell'olio di ricino che ne camuffa il puzzo di rancido ed amalgama la consistenza. Loro sono più incollati e coesi. Questa è l'opposizione variegata che va dal falso perbenismo intriso di mafia, al populismo, al sovranismo, all'antieuropeismo, al vero razzismo camuffato neanche troppo bene. Il movimento dei Gilet Arancioni, solo per esempio, riunisce tante di queste caratteristiche vincenti ma mortali.

Calato nella quotidianità, questo contesto politico ha creato due fazioni, non tradizionalmente integraliste di destra e di sinistra ma che di destra e di sinistra, alla fine risultano. Da una parte coloro che si attengono alle regole, per assurdo, questi sono quelli che storicamente hanno meno accettato le imposizioni e le regole, ma questa volta hanno capito l'importanza sociale e solidaristica del rispetto delle norme e hanno accettato la limitazione della propria libertà per non inficiare quella altrui. Qui ci sono moltissimi che stanno soffrendo, stanno perdendo attività, lavoro e forse anche una casa e nonostante tutto perseverano e stringono denti e cintura, sempre più scontenti, s'intende.



Dall'altra parte ci sono tutti gli altri, forse un 42% dei votanti. Ribelli col Rolex, furbi delle compensazioni statali, evasori faccia tosta, che dichiarando il falso, si fanno rimborsare presunte perdite milionarie inesistenti. Improponibili capipopolo che aizzano categorie esauste e sfinite dalle restrizioni. Ed è proprio in questo substrato, destrimane e nero scuro, che tende a fagocitare ed appropriarsi di qualsiasi cosa in bilico, è proprio qui che c'è la violenza verbale e fisica. Qui ci si scaglia a suon di calunnie e mistificazioni contro tutto quello che non è devastato e lo si distrugge demolendo la coesione sociale di un Paese. Qui la polarizzazione è nata e proliferando sta minando la nostra democrazia.


Non è questione di cattivi e di buoni, è questione di tornaconto elettorale. Due giorni fa un titolare di una catena di pizzerie in odor di mafia è stato multato perché teneva aperta l'attività da giorni e nonostante mille richiami. Ecco è questo quello che sta succedendo. Questa opposizione sta risvegliando, sposando e pompando anche il crimine, quello organizzato. Speriamo che il bene prevalga sul male e che i vaccini facciano il loro dovere presto. Non c'è tempo da perdere.



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