• Lino Rialti

Il Natale è donna

Aggiornamento: 24 dic 2020





Tra due giorni è Natale. Si celebra la nascita di Gesù. Il Messia, “L'unto del Signore”, il Salvatore promesso al popolo ebraico per dar vita alla nuova alleanza con Dio e così poter iniziare una nuova epoca di pace e prosperità sino alla fine del mondo; per i cristiani, il Cristo.



Sulla figura di Gesù ci sono tante certezze, ma su quanto successo alla Madonna, dal concepimento alla nascita del Salvatore, tutto è avvolto da una nebbia densa ed impenetrabile. Sono, infatti, duemila anni che ci si arrovella, scontra, divide. Pochi si sono avventurati a pensare all'atto successivo al concepimento, già divisivo, ma almeno bianco o nero. Tutti d'accordo con la figura della Madonna gravida, che era invece figura centrale del mondo cristiano, veniva spesso rappresentata in attesa, col pancione, una mano sul ventre, come comunissimo in tutte le donne incinte e spesso intenta nella lettura. Una figura familiare, rassicurante, unificante. C'è anche una data, il 18 dicembre che ne celebra l'attesa del Parto Santo, era stato il Concilio di Toledo del 656 a fissare quella ricorrenza nel calendario liturgico.



Ma nessuno ha mai rappresentato il momento del parto, in tutti i dipinti si passa dal pancione, al figlio sul grembo raffigurandolo già abbastanza cresciuto. Ignorando un momento topico, quello della nascita, della venuta alla luce. Come a voler annullare la materialità del corpo femminile in una esaltazione della figura che viene elevata a spirito puro privandone l'essenza terrena e tangibile ma anche fallibile e per questo sorella e madre del genere umano.



Ma già dalla cultura ebraica, il momento del parto, col suo dolore, rappresentando il peccato originale e la sua relativa punizione, allontanava di molto la donna terrena dalla perfezione e così, nel corso dei secoli dispute teologiche di varia natura e di diverso peso hanno affrontato il problema senza trovare una soluzione. L'unica intesa ufficiale della Chiesa Romana è stata il singhiozzo, un singhiozzo durante il quale il corpo del Bambinello scompare dalla pancia di Maria per riapparire sul grembo materno.



E allora via al festeggiamento del Teotoco, della Genitrix, della Deifera. Già salvata dall'atto immondo dell'accoppiamento, dal seme maschile, per aver concepito senza macchia, almeno per i Cattolici Romani. Questo concetto, che molti potrebbero pensare fissato nei periodi più bui del medio evo, è assurto a dogma solo nel 1854 quando gli immacolisti ebbero la meglio sui macolisti. Invece il sangue del parto, simile a quello mestruale viene sempre visto come immondo e quindi non associabile ad una figura divina, anzi a due personaggi sacri: la madonna e suo figlio, il Cristo. Come avrebbe potuto Gesù, se nato nel sangue, non rimanere in qualche modo contaminato dal peccato? Da qui la negazione del parto naturale.



Insomma la verginità della Madonna, senza parto, ne esce rafforzata. E' vergine al concepimento e vergine alla e dopo la nascita. Una verginità certificata dalla levatrice Zelomi, chiamata da Giuseppe durante le fasi preliminari alla nascita ma arrivata troppo tardi per assistere al parto ma in tempo per attestarne la perdurante verginità, nonché la nascita senza sofferenza e senza, importantissimo, la presenza di sangue. Come si legge almeno in un paio di Vangeli apocrifi, quello di Giacomo ed in quello di pseudo-Matteo.


La spiegazione di Sant'Agostino è sufficiente ad annullare ogni dubbio e riconnette l'Alfa all'Omega, l'inizio alla fine, la nascita alla morte: per il filosofo e dottore della Chiesa, infatti, la nascita di Gesù è avvenuta attraversando il grembo materno, come un fascio di luce fa con un vetro ed è sempre un fascio di luce che successivamente avrebbe elevato Gesù e lo avrebbe assurto in Cielo, dal Santo Sepolcro, dopo la morte.



Ma questa ricostruzione del concepimento e della nascita del Salvatore, lasciando da parte la razionalità e la scienza, cosa ha prodotto sul genere femminile? Come è stata metabolizzata dalle donne cristiane e non e come ha influito sul rapporto uomo-donna e soprattutto sul rapporto del maschio sulla femmina?



Il modello femminile suggerito o meglio imposto dalla Chiesa, donando quale esempio assoluto la Madonna, ha alterato la percezione del corpo femminile tra le donne e soprattutto degli uomini su di esse. Molte donne e madri avranno notato una elevazione assoluta a diva se non dea della donna gravida, centrale nelle attenzioni familiari, sociali e mediche, importanza che poi, dopo il parto, termina bruscamente ed inspiegabilmente, infatti la donna madre viene scartata e passa bruscamente in secondo piano. Il frutto del grembo materno, del suo grembo, l'ha scalzata e sostituita in un attimo. Proprio come successo alla Madonna.



Insomma l'elevazione a valore assoluto quale involucro non porta bene, è inevitabile la svalorizzazione dopo l'evento nascita.



E poi ancora, la mammella presente in moltissimi dipinti sacri, rappresentata come oggetto decontestualizzato, contenitore e dosatore di latte, mai come parte sensuale e comunque corporea attaccata al torso.




E c'è di peggio, dopo il Concilio di Trento fu disposto di rappresentare la Madonna non più col figlioletto sul grembo e magari intenta ad allattare bensì venne statuito di rappresentarla genuflessa, col capo chino e rivolta in preghiera verso il figlioletto. L'annullamento di qualsivoglia riferimento alla femminilità, alla filiazione, al parto.



Solo con l'avvento dei movimenti femministici, dagli anni 70 del secolo scorso, e con le manifestazioni per la rivendicazione del corpo femminile da parte delle donne si è potuto vedere un tentativo di ristabilire la centralità del corpo della donna. Le gambe esibite nude sotto a cortissime minigonne, la richiesta della rivendicazione dei diritti fondamentali iniziata allora, l'aborto, il divorzio hanno rappresentato un primo passo verso il riconoscimento della parità di genere.



Almeno nel mondo occidentale, è prossimo il completo riconoscimento teorico e legale della parità di genere ma ancora sono lontani i tempi della reale eguaglianza. La gestazione ed il puerperio, se utilizzati quale discrimine da parte dell'uomo, portano la donna alla scelta della limitazione del concepimento ed alla conseguente denatalità. L'alternativa è il possesso della donna da parte dell'uomo. La gelosia possessiva, la violenza, il femminicidio sono naturali conseguenze.



Un riconoscimento della centralità della figura femminile, senza doverle far perdere la femminilità, passa dalla necessaria riorganizzazione della società e delle strutture assistenziali e scolastiche. Bambini seguiti ed istruiti permettono alle madri di lavorare e realizzare la parità di genere e colmano i gap e poi creano giovani, insomma nuove generazioni, colti, aperti, preparati e rispettosi delle funzioni molteplici ed insostituibili delle donne e delle loro non replicabili uniche capacità. Buon Natale a tutti e, soprattutto, a tutte.





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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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