• Lino Rialti

Italiani brava gente: elemosine e respingimenti



A pochi giorni dalla Giornata della Memoria, sarà il 27 gennaio, l'Italia, ma anche il resto dell'Europa, autorizza, paga e respinge in Bosnia. Permettiamo proprio questo, scacciamo anche chi arriva da noi da terre martoriate come la Siria, l'Afghanistan, il Pakistan e il Bangladesh, oltretutto più poveri tra i poveri, più disperati tra i disperati. Iniziano ad essere pronunciate sentenze della nostra magistratura che denunciano questo scempio, ma intanto questa barbara procedura prosegue. Non potendo cacciarli legalmente, una volta sul territorio dello Stato, ci siamo inventati un trucchetto, un escamotage. Abbiamo tirato fuori dal cilindro, per piacere alla massa forcaiola e compiacere i sovranisti, le "riammissioni a catena" ossia respingimenti illegali legalizzati da accordi, a pagamento con gli Stati di transito, così da far tornare a mo' di gambero, indietro i migranti e tutto questo in barba ad ogni convenzione o accordo internazionale. Una vera vergogna.



E c'è chi posta, giustamente, sui social: "E' così che siamo fatti noi italiani e pure tantissimi altri europei: metà indifferenza (e chi se ne frega!!!) e metà cattiveria (peggio per loro, potevano rimanere a casa loro!!), il tutto condito con una elevata dose di razzismo sparso a piene mani da leghisti e 5S. Che schifo!"; ma c'è anche chi posta commenti del tenore: "Ma che vogliono questi? Ci portano le malattie e vengono a rubarci il lavoro, i soldi , le case e ci vogliono imporre la loro religione. Tornassero a casa loro!". Peccato che tutte queste persone una casa non l'hanno e non hanno nemmeno uno Stato, dopo conflitti che hanno distrutto tutto.




Insomma la Bosnia, che non è Europa, anche se ci prova ad entrare da un pezzo, appare sempre più come la Turchia, infatti paghiamo sia l'uno che l'altro Stato pur di fermare, con ogni mezzo, l'avanzata dei disperati. Soldi buoni, soldi europei che l'Unione investe per "salvarci dall'invasione". Anche se i numeri non giustificano questa visione bestiale. Sono circa 8.000 nel campo bosniaco di Lipa. Neanche un numero significativo. Sarebbe facile ed indolore distribuirli tra tutti e 27.



Invece preferiamo pagare e tenerli tra la neve ed il gelo. Paghiamo profumatamente e spacciamo questa tangente ai loro aguzzini come un "aiuto umanitario". Uomini, donne e bambini tenuti senza acqua corrente e senza elettricità, in condizioni igieniche disumane. I più piccoli, i bambini, stanno morendo di freddo, in quelle terre nevica da settimane. Sono solo pochi giorni che la Croce Rossa è riuscita a piazzare alcune tende termiche. Il campo dista 30 km di strada anche sterrata dalla città più vicina.



Chi è arrivato lì ha percorso un viaggio biblico, irto di difficoltà inimmaginabili e pericolosissimo, è passato, nella norma, per la Turchia, dalla quale è riuscito a scappare. I confini turchi sono sigillati o quasi, abbiamo dato 6 miliardi, noi europei, alla Turchia del Califfo Erdogan , pur di farglieli tenere e lui ha murato i confini con ogni mezzo. La Polizia di frontiera turca spara agli uomini e bastona e violenta le donne. Proprio come in Bosnia, dove ci sono stati fino ad ora silenzi di tomba tra le forze dell'ordine, silenzi che cominciano a rompersi, lo scrupolo di coscienza comincia a fare le sue vittime dopo aver visto troppo.



Saranno sembrate mancette gli 88 milioni di euro versati dall'Europa nelle casse sgangherate di Sarajevo. E così la Commissione europea ha annunciato lo "stanziamento di altri 3,5 milioni di euro di aiuti umanitari per aiutare i rifugiati e i migranti che si trovano in condizioni di vulnerabilità in Bosnia-Erzegovina a far fronte alla catastrofe umanitaria che stanno vivendo", ricordiamoci il rogo del campo profughi di Lipa.



Tanti i proclami dell'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione, Josep Borrell, che con il campo profughi ancora fumante aveva dichiarato: "Le autorità locali devono mettere a disposizione le strutture esistenti e trovare una soluzione temporanea fino a quando il campo di Lipa non sarà ricostruito per diventare una struttura permanente. L'assistenza umanitaria dell'UE fornirà alle persone in difficoltà l'accesso immediato ai generi di prima necessità, in modo da alleviare la difficile situazione in cui si trovano".



Ma nemmeno i bosniaci vogliono i migranti ed il campo di Bira, già trasformato in struttura permanente dalla Ue, è al momento vuoto per l'opposizione della popolazione. Era stato realizzato interamente con i fondi europei.



La politica del "not in my back yard", non nel mio giardino, insomma meglio lontani che vicini, ha dato questi frutti, frutti avvelenati. L'Europa deve fare qualcosa, deve prendere decisioni urgentissime. L'Italia, per merito del Bullo di Rignano, Matteo Renzi, è impegnata nel tentativo di uscire da una crisi paradossale. Con questo e tutti gli altri problemi sanitari e socio-economici legati alla pandemia, non c'è speranza di trovare tempo per riflettere sulla Bosnia ed i suoi disperati. Invece è urgente portare via da quella situazione queste persone. Questa situazione assomiglia sempre più ad una ecatombe ma anche ad un genocidio. Cerchiamo di ricordare degnamente la Giornata della Memoria, non perdiamo la nostra umanità ancora una volta.



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