• Lino Rialti

La bandiera d'Australia sporca del sangue innocente afghano



David McBride, un ufficiale ed avvocato dell'esercito australiano, una persona da ammirare che invece rischia il carcere a vita per alto tradimento e furto. L'ufficiale McBride, due missioni in Afghanistan, è colui, grazie al quale, si sono scoperti crimini di guerra tremendi perpetrati da alcuni corpi speciali dell'esercito d'Australia tra il 2005 ed il 2016 durante le missioni in Afghanistan.



McBride, durante tutte le sue missioni, aveva rapportato ai suoi superiori di torture ed uccisioni gratuite di civili innocenti e di molteplici comportamenti deplorevoli, come riti d'iniziazione, ai quali le reclute erano sottoposte. I soldati, quando alle prime esperienze di guerra, erano, praticamente, costretti a sporcarsi le mani di sangue, ad uccidere prigionieri o persone sotto la loro custodia ma anche contadini e civili inermi inscenando teatri di combattimento posizionando armi da sparo, granate ma anche manuali e riviste militari così da far sembrare combattenti delle persone inermi e pacifiche che però venivano torturate e poi uccise. Questi atti, secondo i comandanti sul campo, avrebbero dovuto anche instaurare un legame fortissimo tra i commilitoni, un, cosiddetto, spirito di corpo.



Insomma, David McBride aveva tentato di farlo sapere alle alte sfere militari in Australia che però, per anni, lo avevano ignorato e, addirittura, redarguito, per i suoi rapporti che mettevano in cattiva luce militari intenti nell'espletamento del loro dovere. E così, McBride, stanco del lassismo dimostrato dai superiori, nel 2017 ha fornito materiale bollente ad una emittente televisiva australiana, la Australian Broadcasting Corp., da qui l'incriminazione per furto. Da questo materiale classificato è stato realizzato un docu-film che ha finalmente messo a nudo i crimini di guerra dei soldati australiani, "The Afghan Files" trasmesso nel programma Four Corners, un esempio mirabile di giornalismo investigativo.



Il clamore della produzione televisiva ha costretto il Governo australiano ad istituire una commissione d'inchiesta guidata dal giudice militare Paul Brereton che ha stilato, dopo quasi quattro anni d'inchiesta, un rapporto di 465 pagine che è stato reso pubblico ieri. Brereton lo ha presentato come un "tradimento vergognoso e profondo".



I numeri sono impressionanti: oltre 400 interviste, 25.000 documenti analizzati e 20.000 immagini raccolte. Dopo aver visionato l'imponente documento, il Capo di Stato Maggiore Angus Campbell, lo ha definito "forse la cosa più vergognosa della storia militare australiana". Sono state ricostruite le vicende che hanno portato alla uccisione sommaria ed immotivata di 39 civili afgani operata da 25 soldati appartenenti alle SAS, (Special Air Service) durante 23 operazioni.



Anche il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, ha parlato di "comportamento vergognoso" dei militari ed ha chiamato il presidente afghano Ashraf Ghani per scusarsi e per assicurare che giustizia verrà fatta. Il dubbio sulla reale volontà di punire e scoperchiare il pentolone, con il rischio che ulteriori atti ed avvenimenti possano allargare a macchia d'olio lo scandalo, è legittimo. Quanto raccolto nel rapporto è "solamente" un lungo racconto con prove e testimonianze ma nessuno potrà pagare per le proprie responsabilità se non dopo un processo penale vero e proprio con possibili insabbiamenti, omertà, complicità e coperture. Di certo, per adesso, c'è solo la pesante incriminazione dell'Ufficiale David McBride per alto tradimento e furto di quel materiale, il rischio è il carcere a vita e la possibilità che la condanna arrivi è quanto mai concreta: la sua colpa? La sete di verità e giustizia. Si è voluto togliere un peso insopportabile per la coscienza di una persona per bene.





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