• Lino Rialti

La grande abbuffata non ci sarà?




Pensa che ti ripensa, il Recovery Fund mi fa venire in mente il capolavoro di Marco Ferreri "La Grande Abbuffata". 750 miliardi di euro, una cifra seguita da un numero impressionante di zeri: tanti euro che un comune mortale non riesce nemmeno a comprendere. Soldi che l'Europa mette a disposizione degli Stati membri per venire incontro alla crisi economica globale legata alla pandemia.


Di questi 750 miliardi di euro, raccolti sui mercati finanziari, 390 sono di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti. Complessivamente all'Italia arriveranno circa 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti ad interessi negativi, un affare sotto tutti i punti di vista. Una occasione da non farsi sfuggire. Un treno che sta passando e che non si fermerà, probabilmente, mai più, per farci salire. Una occasione unica per noi, ma soprattutto per sistemare questo Paese per le prossime generazioni.



Denaro, tanto, da usare per azioni urgenti, così da agire sul sistema infrastrutturale e produttivo per il rilancio dell'economia italica già depressa ed asfissiata storicamente ma ora devastata dagli effetti indiretti della pandemia. L'Italia fa la parte del leone, in questa suddivisione. Prende infatti la cifra più consistente di tutti gli altri.


E, quando si parla di spendere denaro pubblico noi, che pensiamo di essere degli esperti, siamo invece a mezza strada tra criminali e dementi. In questo ambito la torta fa gola a tutti, tutti vorrebbero sedersi a tavola ed avere la loro fetta. Per questo l'opposizione scalpita non volendo lasciare a questo a Governo l'onere e soprattutto l'onore di scegliere e gestire i progetti e far partire i lavori. Insomma non solo vorrebbero dire la loro ma vorrebbero inibire quello che questa sgangherata maggioranza sta riuscendo a stento a concordare in queste ore di contrattazione febbrile.



Una cifra del genere, in Italia non si è mai vista ed anche il malaffare, le mafie, stanno sfregandosi le mani.


Sono già più di 750, le opere pubbliche incompiute nel nostro paese alle quali quasi ogni politico ne verrebbe aggiungerne almeno un'altra, quale monumento sempiterno alla propria memoria di statista. E così Giuseppe Conte ha pensato di porre un rimedio.



Proprio per questo, per evitare l'assalto alla diligenza, Conte ha pensato ad una rivoluzione copernicana. Un meccanismo piramidale che bypassi la politica e faccia andare avanti i lavori. La struttura vedrebbe lui a capo di tutto, super-commissario, sotto due ministri, Infrastrutture ed Economia, poi sei manager e alla base di tutto 300 esperti ministeriali. Una organizzazione snella e scollegata al massimo dalla politica che possa correre. Insomma Conte, se riuscisse in questo intento avrebbe costruito un monumento o, meglio, un mausoleo alla politica sulla quale avrebbe posto la pietra tombale. La grande abbuffata sarebbe non solo rimandata ma proprio cancellata. la casta accantonata e sostituita da capaci e diligenti servitori dello Stato. Ci riuscirà? Per questo la sua poltrona traballa non poco in queste ore. Il Bullo di Rignano, il Matteo d'Arabia vuole la sua pelle, ha progetti grandiosi Matteo. Buoni per chi? Sicuramente non per l'Italia.








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