• Lino Rialti

La sconfitta del razzismo è ancora un sogno



57 anni dopo il famoso discorso del reverendo Martin Luther King, la sconfitta del razzismo, soprattutto nell'America di Trump, è ancora un sogno. E' ovvio che ci sia una disparità di opportunità e di trattamento. Oggi, teoricamente un nero si può sedere affianco ad un bianco, su di un autobus ma quando lo fa quel nero è tra i pochi fortunati che ce l'hanno fatta. L'autobus delle opportunità ancora passa quasi esclusivamente per i bianchi.




Intanto Jacob Blake, il ventinovenne afroamericano ferito alla schiena da un poliziotto e rimasto paralizzato, è cosciente, ha incontrato la famiglia e non è più in manette nel suo letto di ospedale, lo ha annunciato la Cnn citando fonti dell'ospedale stesso. La notizia del giovane ancora ammanettato nel letto dove è ricoverato, aveva fatto scalpore, dopo che il padre di Blake, intervistato, lo aveva denunciato. Comunque, nel frattempo, tutti i capi di imputazione nei confronti di Blake sono caduti.


E così, a Washington si è svolta la grande marcia, 50.000 i partecipanti, in occasione del 57 esimo anniversario del discorso di Martin Luther King. Una marcia più che mai attuale anche se partecipata da un numero ridotto causa Covid-19. In testa al corteo c'era il padre di Jacob Blake. E' risuonato più e più volte, più forte che mai, il grido, stavolta anche con una comprensibile rabbia, l'iconico "I Have a Dream" di Martin Luther King.



Troppe le disparità di opportunità, troppe le differenze di trattamento e soprattutto troppe le vite recise da una polizia oramai sotto processo in tutta l'America. E così, il figlio maggiore di Martin Luther King, Martin Luther King III ha detto: "Quando è troppo è troppo" prendendo la parola insieme al pastore Al Sharpton, leader della comunità nera.


Ovviamente sono state imponenti le misure di sicurezza: la Casa Bianca era realmente isolata da una doppia cordonatura di forze dell'ordine. Per i manifestanti, a differenza della convention repubblicana, giustamente, vigeva l'obbligo dell'uso della mascherina e del distanziamento fisico. Il raduno finale è stato lungo il National Mall, davanti al palco sistemato sulle gradinate del Lincoln Memorial, esattamente come in quel lontano 28 agosto 1963, lontano nel tempo ma ancora molto attuale come tutti i concetti che avevano spinto il reverendo King a salire su quel palco. Ma almeno da allora si è rotto il tabù, adesso, almeno, si può parlare apertamente di diritti civili, di parità di opportunità e di giustizia, allora era un vero problema, i suprematisti ancora la facevano da padrone.



Comunque anche oggi e direi, oggi più che mai, negli ultimi venti anni, l'America è spezzata in due: da una parte il "law and order" di Donald Trump, dall'altra il Partito Democratico schierato con le proteste. All'interno dei democratici le due anime, quella più a sinistra che chiede a gran voce il taglio dei fondi alla polizia e quella più moderata rappresentata dal candidato Joe Biden che non ne vuol sentire parlare.


Da ogni dove si sente, comunque, una necessità molto stringente: implementare e migliorare la qualità dell'addestramento della polizia che comprenda anche una selezione più consona ed una formazione anche teorica più profonda. Troppi gli errori dovuti a scarso addestramento e la soluzione, quando la frittata è fatta è sparare e questo è il problema.




Il gruppo dei deputati e senatori afroamericani, in seno ai Dem, i Congressional Black Caucus, ha preparato il "George Floyd Justice in Policing Act", un documento che modifica profondamente la procedura degli agenti e che tenta di limitare la violazione dei diritti civili e dei comportamenti discriminatori. Se il 3 novembre i democratici torneranno in maggioranza al senato questa rivoluzione potrà andare in scena.




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