• Lino Rialti

La storia di Agitu




Agitu Ideo Gudeta, 42 anni, non c'è più. Non ci interessano i particolari agghiaccianti che hanno popolato la stampa locale e nazionale e che riguardano la sua uccisione da parte di un collaboratore. Il motivo, tecnicamente definibile futile, dell'omicidio, resta sospeso in aria: si tratterebbe di uno stipendio non corrisposto in tempo, ma Agitu è stata violentata. Comunque, un uomo più giovane di lei di 10 anni, di origini ghanesi, si è arrogato la facoltà di toglierle la vita.



Ma chi era Agitu Ideo Gudeta? Era una donna forte, che dieci anni fa era sfuggita alle persecuzioni degli accaparratori di terreni, tecnicamente una rifugiata. Era tornata in Italia dove aveva studiato all'Università di Trento. Aveva messo a frutto la sua intelligenza e si era inventata imprenditrice agricola in Trentino, nella valle dei Mocheni. Lo faceva con passione ed il successo e la fama erano arrivati e stavano crescendo: era spesso invitata in trasmissioni televisive e molti giornali e riviste si erano occupati di lei e della sua bella storia imprenditoriale.



Con dei progetti interessanti aveva iniziato ad allevare capre montane in pericolo d'estinzione, due razze alpine: la Mochena e la Camosciata. In quattro anni era riuscita a moltiplicarne il numero ed il suo allevamentino era arrivato ad avere oltre 180 capre. Con il latte produceva una piccola quantità di formaggio e yogurt, lo faceva nel suo caseificio aziendale. Con le stesse materie prime faceva anche cosmetici. Aveva qualche gallina e si stava preparando alla fine della pandemia, per lanciarsi in un nuovo progetto: utilizzare i locali del vicino asilo abbandonato per mettere su una fattoria didattica. La sua azienda si chiama "La Capra felice". Gli animali erano lasciati liberi di pascolare tutto il giorno fino al tramonto quando poi sono riparati nella stalla tradizionale. Lei fieramente dichiarava a tutti l'amore per i suoi animali e la passione che metteva nel lavoro e che trasmetteva con il suo sguardo e che rivelava la sua anima indomita.




Da questa morte colgo l'occasione per parlare del land grabbing, fenomeno dal quale questa giovane donna era fuggita. Cosa è questo fenomeno? L'Etiopia è dal 1974, anno della sua rivoluzione, una repubblica federale autodefinitasi marxista. Insomma sarebbero tra i pochi al mondo, ad applicare il cosiddetto comunismo reale. Ma a guardar bene, invece, si tratta di una forma dittatoriale che premia certe etnie a discapito di altre (Oromo, Amhara, Somali e Tigrini sono le principali). Gli Oromo, l'etnia più numerosa, hanno fatto sentire recentemente la loro voce ed il 2 aprile 2018 hanno potuto eleggere, dopo rivolte sanguinose, per la prima volta nella storia del Paese, il Primo Ministro appartenente alla loro etnia. Ma tutto era partito da rivolte e disordini causati dalla crescente indigenza ed estrema povertà nella quale versa il 20% della popolazione che è di circa 108 milioni di persone.



Infatti, nonostante la crescita del Prodotto Interno Lordo, annualmente sia di oltre il 10%, partendo da una situazione economica disastrosa, l'Etiopia è relegata al 204° posto nel mondo. Il fenomeno del land grabbing, è la principale causa della povertà diffusa e della fuga dalle campagne per rifugiarsi nelle città che attualmente traboccano di persone. Si tratta dell'accaparramento dei diritti di sfruttamento dei terreni agricoli e delle risorse del sottosuolo da parte di aziende estere ed addirittura altri governi, per periodi che variano tra i 25 ed i 99 anni. La carestia costante dovuta alla siccità che incrementa annualmente, fa il resto.



L'Italia è al quarto posto tra gli sfruttatori dell'Etiopia, prima di noi solo Emirati Arabi, India e Regno Unito. Noi ci siamo accaparrati 70.500 ettari di terre coltivabili dalle quali produciamo soprattutto colture per la realizzazione di bio-carburanti (biodiesel). (Per approfondire, qui trovate il link del rapporto sull'Etipia della Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontariato https://www.focsiv.it/wp-content/uploads/2019/11/Cap_5-Rapporto_Land_030519.pdf ).



Di questa bella storia, dalla tragica fine, rimangono loro, gli animali di Agitu: le capre e le galline. Per ora se ne sta occupando un vicino di casa e suo amico. Speriamo che i bei progetti di Agitu Ideo Gudeta siano ripresi e portati avanti e che facciano ricordare per sempre il suo ottimismo ostinato ed il suo sorriso sincero.






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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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