• Lino Rialti

La strambata a sinistra del nocchiero Conte




Giù la testa, il Governo stramba a sinistra! Come in una barca a vela durante una regata, arrivati alla boa, le ultime elezioni, il Governo spinge la barra del timone a dritta e lo scafo inizia a girare, il boma, che tiene la vela tesa, passa velocemente da una parte all'altra della tolda, se non si è attenti questa manovra può buttare in acqua.


Potrebbe essere così tra i Cinquestelle, la resa dei conti si avvicina, guidata da Di Battista, maledicono la corrente principale che li ha sospinti, ha voluto e vuole l'alleanza con Pd.

Intanto con la vittoria del Sì, ma soprattutto con il rafforzamento alle amministrative, i dem passano alla cassa: via alle modifiche dei decreti sicurezza e riflessione sul Mes ma, assicurano, niente rimpasto. Gli equilibri sono quelli giusti, secondo il leader dem Nicola Zingaretti. E poi, squadra vincente non si cambia.



Nel frattempo, fra i marosi ed il cielo plumbeo, delle regionali, il nocchiero Giuseppe Conte cerca di districarsi tra le sibille del Pd che lo vorrebbero a se, i malpancisti Pentastellati che vorrebbero mandare tutto a monte ed i rigoristi dei Cinquestelle che vorrebbero solo passare la giornata e scordarsi il brutto sogno appena fatto.



I M5s sono a rischio esplosione. Ma essendo ridotti di dimensione, sarebbe un'esplosione come di una stella nana. Un piccolo lampo e poi polvere cosmica a vagare, per sempre, tra le galassie, disperdendosi. Grillo lo sa e cerca di tenere tutti fermi, buoni ed in pace ma non deve essere facile. Questi giovani, questi ragazzini prestati alla politica e con cariche più pesanti del loro corpo, ma soprattutto del loro spirito e della loro esperienza, sono irrequieti e smaniano, soprattutto alcuni, un po come un adolescente, vogliono fare ma non sanno cosa, risultato il solo, scusate il termine: casino. Povero Conte, non deve essere facile e povero Grillo, anche peggio.



Intanto il premier non la manda a dire e fa vedere che la pazienza ha un limite: "Non ero in bilico ieri, non sono inamovibile oggi" mentre predica calma, tecnica bastone e carota. Intanto rinvia il "nodo dei nodi": il Mes. "Il sì o il no al fondo è una questione pregiudiziale su cui non mi pronuncio. Se e quando si porrà il problema lo affronteremo con il Parlamento in trasparenza", dice Conte.


Conte, come detto, è un equilibrista, accarezza i Pentastellati: "Gli amici del M5S non credo che si aspettassero brillanti risultati alle Regionali ma hanno motivo di che consolarsi con il referendum" ma è con i dem che deve progettare. Non può permettersi di perdere alcun pezzo: il Governo è al 48,7%, , l'opposizione col fiato sul collo è al 46,5%, questo utilizzando i dati delle amministrative come grande sondaggione.

In questa situazione di continuo stress, Conte, come minimo dovrebbe avere una certa acidità di stomaco, il Pd fa un gran pressing per le riforme. Conte rassicura che "non ci sarà un rimpasto", infatti "Non mi sembra che il Pd ponga questo tema - afferma - ma pone un problema di rilancio dell'azione anche alla luce della sfida del Recovery".



Il pressing del segretario di Pd, Nicolai Zingaretti, è comunque forte: "Crediamo che vada aperta una fase nuova e all'insegna del fare e della concretezza", poche parole ma un chiaro messaggio che il vento è cambiato. In primis: riforme, riforme e riforme.


Zingaretti snocciola: "Sul superamento del bicameralismo paritario, abbiamo pronto un testo di legge che depositeremo a breve alla Camere. Il secondo punto è la legge elettorale e ci auguriamo e facciamo appello alle forze di maggioranza per andare avanti. E' già incardinata la modifica dei regolamenti parlamentari".



Luigi di Maio, da Facebook cerca di riunire le truppe e raccogliere i dispersi in mare, caduti dalla strambata causata dal risultato elettorale: "Il nostro dovere - afferma - è dimostrare di mantenere la parola e non solo con il taglio dei parlamentari ma con una legge elettorale che ci eviti distorsioni e paracaduti nei collegi. E poi la riforma dei regolamenti parlamentari: non dico di abolire il vincolo di mandato ma almeno" per introdurre regole che non consentano di "cambiare sempre casacca", vecchia polemica Pentastellata.


Insomma una situazione di continua fibrillazione, soprattutto tra i Cinquestelle. Probabilmente dovrebbero mettersi l'animo in pace e fare quello che avrebbero dovuto fare dall'inizio: ascoltare i vecchi e saggi, intessere un rapporto con l'unica forza di ispirazione compatibile e seria, i democratici, solo con loro avranno i numeri per poter sperare di raddrizzare l'Italia. L'Italia ha bisogno di una gran bella pulizia di primavera, i ragazzi Pentastellati, con la loro freschezza e pulizia, possono essere gli attori giusti per stimolarla ma non hanno una spina dorsale sufficientemente formata per guidare un processo così difficile da soli, ora non ne hanno nemmeno più i numeri.



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