• Lino Rialti

Un pianeta alla resa dei conti

La Terra: madre o matrigna?


Oggi è la giornata mondiale della Terra. Il nostro pianeta è malato, ha la febbre. Lo abbiamo intossicato con i gas serra. Urge una cura d'urto. Dobbiamo subito tagliare la produzione di CO2. L'Europa, forse anche grazie alla pandemia, ha scoperto di avere un cuore ma soprattutto un cervello verdi. E, verrebbe da dire, meglio tardi che mai.



E' da più di un secolo che abbiamo cominciato ad accorgerci dei cambiamenti climatici e dei problemi ad essi connessi. Gli scienziati già da allora parlavano, discutevano, studiavano e mettevano in guardia, ma noi come struzzi abbiamo messo fino ad ora la testa sotto la sabbia ed abbiamo preferito ignorare, troppo spesso anche per colpa di molti governanti che hanno preferito negare ed addirittura commissionare studi negazionistici pur di non dare notizie allarmanti e scomode.



Questa sfida oramai è, per fortuna, sulla bocca di tutti e la sollecitazione del mondo scientifico è divenuta veramente pressante. L'evidenza scientifica sembra aver convinto il mondo della politica ed, udite udite, pure quello della finanza. Pare arrivato il punto di congiunzione astrale che favorisca l'intesa tra i potenti per cambiare registro, girare pagina. Dalle parole si sta passando ai fatti soprattutto se si guarda il fenomenale stanziamento europeo destinato esclusivamente alla transizione green. La UE ha messo sul piatto 1000 miliardi di euro per la conversione del modello economico, alla base del processo che ci porterà allo step del 2030 per arrivare "carbon neutral" entro il 2050.



Nonostante ancora tanto scetticismo e tanta stolta pigrizia, grazie alla comodissima scusa delle tradizioni, sembra finalmente chiara a tutti l'insostenibilità degli stili di vita e dei modelli economici attuali. Pare che ognuno di noi abbia, finalmente, realizzato di vivere in un mondo finito, dove le risorse sono non infinite e dove molte si avviino all'esaurimento. Il tema del surriscaldamento del globo ha dato la stura al resto. Ci siamo accorti della forza dirompente della natura e dei problemi che certi eventi, catastrofici legati ai cambiamenti climatici, portano a tutti noi, alle nostre vite fino ad arrivare ai modelli economici messi così in discussione. La pandemia da Covid-19 è figlia di questo rapporto sballato che abbiamo perfezionato, per così dire, con l'ambiente che ci circonda, i nostri simili ed i nostri fratelli animali.



Tutto questo è al centro delle nuove politiche comunitarie che in Europa porteranno ad un tentativo di rilancio economico senza precedenti tanto da far addrizzare le antenne, in primis, alla Cina che, primo produttore di inquinanti e rifiuti e quindi anche di CO2, perché fabbrica del mondo, non vuole essere lasciata indietro e già ha varato un piano parallelo a quello europeo per la riduzione del suo impatto enorme. La Cina ha poi sniffato l'ottimo affare della riconversione che guida attraverso la produzione di tutti quegli strumenti che ci serviranno a cambiar rotta.



Di tutti questi temi la giornata odierna da la scusa di parlare, infatti oggi è la Giornata della Terra, il titolo di quest'anno è "Restore Our Earth" , "Ripariamo la nostra Terra". Questa del 2021 è la 51 esima edizione a testimoniare che siamo indietro ed è ora di correre.



E comunque, in tutto il mondo, ai consueti eventi organizzati da associazioni nazionali e coordinati dalla ong statunitense earthday.org, si affianca un summit virtuale sul clima di 40 capi di stato e di governo, indetto dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. Fra gli invitati, i "grandi della Terra" fra cui ci sono i 17 Paesi responsabili dell'80% delle emissioni di gas serra.



Ma, intanto che parliamo, i gas serra continuano ad aumentare, e con loro la tendenza al riscaldamento del Pianeta ed all'enfatizzazione degli eventi meteo-climatici. Lo dice chiaro il rapporto di Copernicus climate change service (C3S) sullo stato del clima in Europa nel 2020. E' stato "l'anno più caldo" mai registrato per l'Europa con "almeno 0,4 gradi sopra la media dei 5 anni più caldi (tutti nell'ultimo decennio)"; temperature bollenti in autunno, e soprattutto in inverno (3,4 gradi sopra la media). Da record i livelli delle precipitazioni. Nella Siberia artica il 2020 è stato l'anno più caldo di sempre. L'effetto Covid porta a "leggere riduzioni" delle emissioni causate dall'uomo.



Le concentrazioni di gas serra sono aumentate - viene spiegato - la CO2 dello 0,6% nel 2020 ma a un ritmo "leggermente inferiore rispetto agli ultimi anni", e il metano (CH4) dello 0,8% "più rapidamente". Nel 2020 le concentrazioni atmosferiche di gas serra hanno raggiunto la media annuale globale più alta dal 2003.



Nonostante il lockdown causato dal Covid-19 abbia "indotto leggere riduzioni delle emissioni causate dall'uomo" ma solo "nei periodi di lockdown", poi tutto è tornato come e peggio di prima.



A livello globale, il 2020 è stato uno dei tre anni più caldi mai registrati, mentre gli ultimi sei anni sono stati i più caldi mai registrati. Temperature superiori alla media sono state registrate principalmente in Siberia settentrionale e in alcune parti adiacenti all'Artide dove "le anomalie hanno raggiunto i 6 gradi. Il Pacifico equatoriale ha registrato temperature inferiori alla media, associate a La Niña". "È più importante che mai - osserva Carlo Buontempo, direttore di Copernicus climate change service (C3S) - utilizzare le informazioni disponibili per agire e adattarsi al cambiamento climatico e accelerare i nostri sforzi per ridurre i rischi futuri".



Ognuno dovrebbe fare quello che può. L'alimentazione, la mobilità, i consumi, sono tra gli aspetti per i quali ognuno può fare qualcosa da subito. Se non ce se ne cura dell'etica e quindi non volessimo pensare alla sofferenza degli animali allevati ed uccisi per soddisfare il nostro palato e se i volessimo ignorare le raccomandazioni mediche circa i danni al nostro corpo dovuti al consumo di proteine animali, almeno dovremmo prendere in considerazione l'aspetto ambientale delle catene di produzione alimentare, soprattutto animale. Infatti se l'alimentazione gioca un ruolo importante nella salute del singolo impatta grandemente anche sul clima del pianeta, se si pensa che l'allevamento del bestiame è responsabile di oltre il 22% della produzione di CO2, senza pensare che l'incremento della richiesta di carne porta ogni anno alla deforestazione delle zone vocate alla produzione di ossigeno ed intrappolamento della CO2, l'Amazzonia in primis. La mobilità sostenibile potrebbe portare ad una riduzione notevole se si considera che del 29% delle emissioni di CO2 provenienti dalla mobilità, il 59% appartiene al trasporto privato. Ed infine il capitolo consumi. Tutti noi dobbiamo soddisfare i bisogni primari proprio per favorire una buona qualità della vita. Quello che spesso dimentichiamo è che dovremmo giungere ad una più equa distribuzione delle risorse tra ricchi e poveri anche nella prospettiva dello scenario da lasciare alle generazioni future. E' sempre più chiaro che sia basilare tenere presente l’impatto ambientale di ogni prodotto o servizio utilizzato e tentare in ogni modo di ridurre l’uso delle risorse e conseguentemente della produzione di rifiuti.




Ma qual'è lo scenario? Oltre 2 miliardi di persone necessitano di maggiori risorse solamente per sopravvivere trovandosi attualmente in uno stato di povertà assoluta. Secondo l’ UNFPA (United Nation Population Fund) entro il 2050 si registrerà un incremento del 40% della popolazione, quindi è più che mai urgente una riduzione dei consumi e soprattutto degli sprechi nella parte agiata della popolazione. Il continuo utilizzo, per non parlare dello spreco di risorse danneggia anzi mina il futuro delle generazioni che verranno. Ogni anno il nostro pianeta perde enormi quantità di terreno a causa delle deforestazioni e del sovra-pascolo, parliamo di 420 milioni di ettari di foresta perduti dal 1990 ad oggi. Conseguentemente ogni giorno si estinguono decine di specie di animali e piante. In 100 anni abbiamo perduto 27.600 specie animali, fenomeno causato principalmente dalla perdita dei loro habitat naturali.



Il sovra-sfruttamento della Terra comporta una pressione insostenibile sulle risorse naturali, mina biodiversità e soprattutto distrugge l’equilibrio biologico del pianeta. Dovremmo tenere a mente che la Terra non è nostra madre, come romanticamente si dice, bensì è la nostra matrigna. Finché l'abbiamo trattata bene ci ha rispettato ed aiutato a proliferare ma ora che la stiamo maltrattando si vendica e potrebbe portare alla nostra estinzione. La Terra invece si riprenderebbe, più lussureggiante che mai, in pochi milioni di anni, il tempo di un singhiozzo geologicamente parlando. E' ora di cambiare, dobbiamo farlo per egoismo, per noi e soprattutto per chi verrà.




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Chi sono

Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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