• Lino Rialti

Mamma li turchi! E adesso si prendono i social



Continua, in Turchia, lo stillicidio delle norme anti libertarie: stavolta è toccato ai social. Infatti il parlamento turco ha appena licenziato una legge dal sapore amaro per chi ama masticare libertà. Facebook, Twitter Youtube e tutti gli altri saranno controllati molto accuratamente. Dovranno avere una persona, un referente locale, insomma un turco, che dovrà vigilare sui contenuti. I server dovranno essere basati in Turchia, così da essere più facilmente vigilati.


Questa persona, o meglio team di persone, vigilerà costantemente sui contenuti degli utenti e guiderà rimozioni di contenuti non graditi al governo e, sicuramente, segnalerà a chi di dovere, gli autori.


Ovviamente la nuova legge liberticida è stata proposta dal partito del presidente Recep Tayyip Erdogan, l'Akp e dal suo alleato, il partito nazionalista Mhp, che hanno la maggioranza.


In Turchia ogni giorno almeno un milione di persone usa i social e senza un controllo serratissimo, il governo ha paura che qualcosa possa sfuggire alla islamizzazione ed estremizzazione in atto. Pensiamo alla islamizzazione di Santa Sofia. C'è da dire, poi, che le associazioni per i diritti umani sono in allarme, giustamente, poichè prevedono gravi conseguenze, alquanto immediate, per i cittadini "ribelli", ossia per tutti coloro che in Turchia non aderiscono perfettamente alla politica estremamente conservatrice, liberticida e filoislamica del presidente Erdogan.



In Turchia i giornalisti arrestati sommariamente, fatti sparire e mai ritrovati sono all'ordine del giorno. Invece, a volte, vengono organizzate vere e proprie esecuzioni, spedizioni in stile mafioso, e queste morti (17 omicidi dal 1995 al 2016), servono per incutere timore tra coloro che il governo di Ankara vede come nemici assoluti, visto che osano raccontare la verità vera, non quella edulcorata e parzialissima dispacciata del regime turco. In Turchia i principali media sono nelle mani dello Stato o di imprenditori vicini al governo. Un solo esempio, il più recente sul quale è stata fatta una qualche luce, era il 2018. Solo dopo forti pressioni portate dalla comunità internazionale per la richiesta di chiarimenti l'Arabia Saudita ha ammesso che il giornalista Jamal Khashoggi è stato ucciso "in una colluttazione" nel consolato saudita di Istanbul. Quindi abbiamo saputo di questo omicidio, solo per il fatto che si sia verificato in una zona extraterritoriale e non sotto il completo controllo dei servizi segreti turchi, i temutissimi appartenenti al Millî İstihbarat Teşkilâtı (MİT, Organizzazione di Informazione Nazionale).


Per Human Rights Watch la nuova legge è l'espressione di "un nuovo Medio Evo della censura online". La nuova legge turca sui social media "rafforzerà le capacità del governo di censurare i contenuti e perseguire gli internauti". Lo dichiara Amnesty International a proposito del testo approvato all'alba dal Parlamento di Ankara. "È una chiara violazione del diritto alla libertà di espressione online", sostiene Andrew Gardner, ricercatore dell'ong sulla Turchia.


L'Europa non può stare a guardare, sanzioni economiche durissime, interruzione dei rapporti commerciali, consultazione con gli ambasciatori e proteste formali devono essere i prossimi passi. E' già tardi ma, come si dice, meglio tardi che mai.



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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