• Lino Rialti

Papa Francesco: più donne nella Chiesa 2.0



Via i mercanti dal tempio e che vi entrino le donne. E' stato forte e chiaro il messaggio Papa Francesco all'Angelus di ieri. Insomma maggiore presenza femminile nei posti di comando, nelle stanze dei bottoni della Chiesa cattolica Romana, la Chiesa di Francesco, quella 2.0.



E allora, quell'auspicio espresso alla fine dell'Angelus prende forma: "Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne. partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa". E per essere più chiaro, soprattutto tra chi nella Chiesa sembra non voler capire ha aggiunto: "Nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo, siamo stati tutti battezzati come laici, laici e laiche. Sono protagonisti della Chiesa". E poi ha proseguito: "Oggi c'è ancora bisogno di allargare gli spazi di una presenza femminile più incisiva nella Chiesa e di una presenza laica, si intende, ma sottolineando l'aspetto femminile, perché in genere le donne vengono messe da parte". "Dobbiamo promuovere l'integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti".



Il Pontefice ha infine concluso così: "Preghiamo affinché, in virtù del battesimo, i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzione di responsabilità nella Chiesa. Senza cadere nei clericalismi, che annullano il carisma laicale e anche rovinano la faccia della Santa Madre Chiesa".



Deve aver sentito questo bisogno Francesco, anche dopo lo sciopero del movimento Maria 2.0. Questo nutrito gruppo è un movimento di cattoliche tedesche che quest’anno, prima dell’era Covid, ha proclamato per tutto il mese di maggio, dedicato per tradizione a Maria di Nazareth, uno sciopero delle donne, con l’astensione dalle azioni di volontariato e di lavoro in ambito ecclesiale. Si sono chiamate Maria 2.0 a significare "un azzeramento dell’immagine della madre di Gesù come figura sottomessa, silenziosa e obbediente”.



Le donne di Maria 2.0 rivendicano la piena eguaglianza delle donne nella Chiesa e chiedono a voce alta la loro inclusione nelle commissioni che indagano sugli abusi commessi in ambito ecclesiale. Rivendicano l'importanza della figura femminile, visto che è comunque maggioritaria all'interno delle Chiese. Sono molto più numerose le praticanti donne che i loro colleghi maschi, per esempio.



Qui da noi, in Italia, la forza dirompente di questo movimento è al momento ancora, in parte sopita, nessuno ha aderito allo sciopero, forse anche per l'arrivo della Covid-19 e del relativo lockdown. Anche se molte delle istanze che hanno guidato la formazione di Maria 2.0 in Germania sono discusse anche qui. E non solo dentro le mura dei conventi, nei monasteri o nelle sacrestie, ma anche in convegni ed articoli nelle riviste del mondo cattolico. Insomma questi argomenti non sono più un tabù. Adriana Valerio e Marinella Perroni, teologhe, sono tra le guide della fronda italiana, che vede altre donne, sempre vicine alla Chiesa, tra giornaliste e scrittrici, offrire una sponda forte alla causa paritaria. Queste donne sono Elisabetta Fezzi, Anna Deodato e Rita Armeni.



Ormai da vent’anni queste teologhe e donne di cultura, dal credo cattolico, nel vero senso del termine, assieme a colleghe di tutto il mondo cristiano dialogano tra loro, con l’obiettivo di affermare la piena dignità della donna. E' chiaro il bisogno di contrastare la violenza di genere. Dentro e fuori la comunità, in un dialogo che unisca le fedi religiose.



Questo movimento in Italia è forte anche grazie alla mano, sempre tesa, dalla Chiesa Evangelica con il loro "cammino verso l'unità" delle Chiese. Ovviamente questo cammino evangelico comporta un necessario riconoscimento della figura femminile all'interno della gerarchia ecclesiastica. Le donne Pastore, le Pastore, appunto, sono da lungo tempo una normalità nell'universo protestante. Un mondo in fermento, insomma, tenuto sveglio e desto da questo Pontefice che molto potrebbe fare. In tanti se lo augurano ed attendono sviluppi a breve, i tempi sembrano maturi.



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