• Lino Rialti

Parigi: torna il terrore Jihadista



A Parigi l'incubo continua: è un atto terroristico di matrice islamista quello portato a termine ieri mattina, alle 11 e 45, nei pressi della ex-sede del giornale satirico Charlie Hebdo.



Sangue sul selciato delle vie del centro della capitale francese, e il ministro dell'Interno, Gerald Darmanin, ha dichiarato che: "Si tratta, chiaramente, di un atto di terrorismo islamista. E' un nuovo sanguinoso attacco il nostro paese, contro dei giornalisti".



La caccia all'uomo, iniziata immediatamente, durata appena 45 minuti, ha già portato all'individuazione ed all'arresto di diverse persone sospettate di far parte dell'organizzazione che ha messo a segno l'atto terroristico. Oltre all'autore, un diciottenne pachistano, Alì H. e al suo complice, un algerino, sono state fermate altre 5 persone. Le squadre speciali antiterrorismo della Polizia francese hanno mostrato tutta la loro efficienza ed efficacia.



Comunque sono passati più di cinque anni dall'attentato alla redazione del giornale satirico, Charlie Hebdo, era il gennaio del 2015 ma quel luogo è un simbolo, sia per chi vuole spargere terrore ma anche per chi vuole resistere ed opporre all'odio cieco della Jihad il raziocinio e la libertà d'espressione e d'opinione. In quell'edificio, vicino alla Bastiglia, la redazione del giornale non c'è più, traslocata, quasi subito dopo l'attentato di cinque anni fa, in un luogo segreto e protetto, ma quello dell'attentat è un luogo simbolo e quello vogliono colpire i terroristi.



Il giovane terrorista pachistano, armato di una mannaia da macellaio, si è scagliato contro due persone, scelte a caso, probabilmente solo perché trovate a sostare sul marciapiede e le ha ferite gravemente. Un uomo è stato raggiunto alle braccia e ad una gamba, una donna alle braccia ed alla testa, sono gravi, in rianimazione ma non sono in pericolo di vita. Le due vittime, l'uomo 36 anni e la donna 28, lavorano in un'agenzia stampa che ha sede nell'edificio dell'attentato di cinque anni fa ed erano scesi in strada per fumare una sigaretta. Il loro sbaglio è stato quello di trovarsi nello stesso luogo dove Alì H., con fare incerto, zigzagava per il marciapiede di rue Nicolas Appert, e davanti al civico 6, quello dell'ingresso della redazione di Charlie Hebdo, dove i fratelli Kouachi fecero irruzione e uccisero 12 persone, se li è visti davanti e scosso da un qualche istinto omicida, ha cominciato a menare la mannaia contro i due poveretti.


Il momento non dovrebbe essere stato scelto a caso, visto che nelle stesse ore, a qualche chilometro di distanza, nel palazzo di Giustizia è in corso il maxi processo ai fiancheggiatori dei due killer e del loro complice Amédy Coulibaly, che due giorni dopo la strage di Charlie ne compirà un'altra nel supermercato Hypercacher. All'inizio del processo, il 2 settembre, la redazione del giornale ha ripubblicato le vignette con le caricature di Maometto finite nel mirino degli integralisti islamici, scatenando nuove minacce da parte di al Qaida.


La Cia americana ha messo in guardia, ci sarebbero altri attentati in cantiere. La Francia, da sempre potenza coloniale, continua la sua attività di sfruttamento dei paesi sue ex colonie e non solo, anche attraverso l'emissione del Franco CFA (che significava all'origine nel 1945, Franco delle Colonie Francesi d'Africa, abbreviato FCFA, e successivamente diventato acronimo di Comunità Finanziaria Africana). Il Franco CFA è il nome di due valute comuni a diversi paesi africani, costituente in parte la zona franco. Tramite questa valuta la Banca Centrale Francese garantisce la solvibilità della moneta virtuale e se da un lato permette gli scambi economici fra e con gli Stati che ne fanno parte, dall'altra li affama trattenendo fino al 50% del valore del transato quale provvigione. Questo solo per fare un esempio dell'approccio francese ai paesi del terzo e quarto mondo e di quelli in via di sviluppo, giusto per far capire il perché di tanto odio contro una specifica nazione. Non sono gli unici ma il loro continuo protagonismo sulla scena internazionale li pone continuamente in vista.







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