• Lino Rialti

Patrick innocente nel carcere egiziano



Un intero anno è passato e Patrick George Zaki, in carcere, ancora aspetta un processo. Questa è la Giustizia egiziana, legata a doppio filo con il Governo de Il Cairo ossessionato dall'occidentalizzazione.


Patrick è stato arrestato in Egitto, al suo arrivo dall'Italia, dove studia a Bologna, all’aeroporto internazionale de Il Cairo. Per la sua vicenda, paradossale ma comune a molti altri ragazzi che vanno a studiare all'estero, si sono mobilitate varie associazioni per la tutela dei diritti umani tra le quali Amnesty International. E' stata organizzata una raccolta firme, sono stati fatti appelli, ma tutto sembra, al momento, essere caduto nel vuoto. Patrick Zaki resta in carcere ed è pure sottoposto ad un trattamento disumano, è costretto a dormire a terra, non ha un letto e neppure un materasso.


Zaki è in regime di carcerazione preventiva, rinnovata di 45 giorni in 45 giorni con l'accusa di propaganda sovversiva. Gli sono stati contestati dei post su Facebook che comunque Zaki disconosce. E' facile che siano stati costruiti ad arte per poterlo incastrare, afferma il suo legale. Il regime del presidente Abdel Fattah Al Sisi è ossessionato dal pericolo della occidentalizzazione dei costumi ed i servizi segreti lavorano alacremente per "scovare" i "nemici dl popolo".



Zaki, un ragazzo di ventotto anni, è in carcere per biechi motivi politici. I suoi carcerieri, per estorcergli una confessione con la quale poter sostenere l'accusa in giudizio, visto che di prove reli non ce ne sono, lo avrebbero sottoposto a tortura, stando alle voci che circolano in carcere e che sono state captate dal suo avvocato, Hoda Nasrallah. Si tratterebbe di ripetute percosse e scosse elettriche.


Zaki rischia grosso, l'ordinamento egiziano prevede fino a 25 anni di carcere per coloro i quali si macchino di reati come la "propaganda sovversiva".


L'Italia, con il suo ambasciatore a Il Cairo, era presente all'udienza di ulteriore prolungamento della carcerazione preventiva dell'inizio di febbraio ed il ministero degli Esteri italiano ha chiesto all'Europa di inserire Zaki in un "programma di monitoraggio processuale coordinato dall'Unione Europea".




Comunque la pressione politica non sembra sortire effetto alcuno sulla vicenda Zaki, non quanto, certamente, sortirebbero una serie di ritorsioni economiche, di sanzioni a livello comunitario che potrebbero far ripensare la posizione liberticida dell'Egitto al suo presidente Al Sisi. Ma lo strabismo europeo ed italiano è impressionante, infatti continuiamo a fare affari con l'Egitto come se nulla fosse ed ancora stiamo aspettando la verità per Giulio Regeni...





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