• Lino Rialti

Perchè in Italia i treni non arrivano in orario




L'Italia è stretta dalla morsa asfissiante della ulteriore crisi economica dovuta al Coronavirus. Qualcuno, anche più di uno, si lamenta della mancanza di libertà dovuta alle restrizioni dal lockdown in poi. Ma una libertà vera l'Italia del dopoguerra non l'ha mai conosciuta. La nostra nazione è stata vittima di pressioni, manipolazioni, controlli indicibili per quanto segreti e mai confessati, se non in maniera marginale. I treni che l'immagine artefatta del regime fascista, voleva arrivassero sempre in orario, sono sempre in ritardo. Soprattutto quelli che dovrebbero portare verso i lidi propri della libertà. L'Italia, infatti, non è mai stata una vera Repubblica, ce lo si è voluto far pensare. Abbiamo avuto l'impressione, l'illusione allucinatoria di essere noi stessi, noi cittadini a governare i processi politici. Invece non è mai stato così. Ma da dove parte questo tumore alla ossatura della nostra Nazione?



L'Italia è stata terra di conquista degli Stati Uniti che dopo il primo dopoguerra, periodo in cui governarono direttamente la nostra penisola, coniando anche una valuta, l'Am Lira (100 Am-Lire per un Dollaro), non se ne andarono via, rimanendo a governare i processi repubblicani da vicino. Eravamo troppo vicini alla Jugoslavia di Tito, primo paese di influenza russa. Poi avevamo un'altra macchia. C'era un tremendo pericolo: l'Italia, dopo la disfatta del fascismo, si era svegliata popolare e di sinistra. Tanto di sinistra che aveva due partiti, tra i maggiori, espressamente socialista uno e comunista l'altro.



Così gli americani, con una paura fottuta di perdere il controllo su questa Italia, terra strategicamente molto importante, investirono risorse ingentissime da subito e strinsero patti segreti con molti indicibili. Ex nazisti ed ex fascisti, mafiosi vennero arruolati dai servizi segreti militari americani. Vennero appoggiate e foraggiate associazioni segrete. Nacque così la nostra Repubblica. Da una parte i padri costituenti intenti a creare una Carta dal valore sempiterno, super partes, talmente moderna da essere attuale 70 anni dopo la sua stilatura, dall'altra brigatori, inciuciatori ma veri criminali venivano messi a sentinella della neonata Italia repubblicana.




Oggi vorrei attrarre la vostra attenzione su di un aspetto poco noto ai più. Si è sentito parlare da qualche anno di Gladio, ma pochi sono a conoscenza di un'altra associazione: l'Anello. Il Noto Servizio, servizio segreto parallelo ed illegale, composto da ex ufficiali della RSI, la Repubblica Sociale Italiana, imprenditori, industriali e da personaggi politici e del mondo della finanza oltre che religioso, era nato verso la fine della seconda guerra mondiale e rimase in vita e potente fino agli anni 90 del secolo scorso. Questo servizio venne scoperto nel 1996 da uno storico incaricato di studiare delle carte per conto del Tribunale di Brescia che indagava sulla strage di piazza Fontana. Questo servizio aveva come unico scopo la lotta al comunismo con tutti i mezzi. Il termine Anello è stato dato a questo Servizio Segreto clandestino e parallelo da alcuni suoi appartenenti che lo definiscono "un anello di congiunzione tra i vari servizi di intelligence in funzione anticomunista".



Lo storico Aldo Giannulli, per incarico del giudice del Tribunale di milano Guido Salvini, scoprì dei documenti in un armadio dimenticato in un archivio del ministero degli Interni, negli uffici dello UAR, l'Ufficio Affari Riservati. Dalla consultazione di queste carte, si scoprì che la struttura era stata fondata nel 1944 anno in cui, il generale Mario Roatta, ex capo del SIM, riuscì ad evadere dall'ospedale militare in cui era detenuto e a coinvolgere alcuni suoi vecchi sottoposti fino a seguirlo nella formazione del primo nucleo di questa nuova organizzazione.



Il periodo di massima estensione dei tentacoli di questa piovra e di più fulgida attività dell'Anello si può far risalire attorno al 1972. In quell'anno il Servizio Segreto poteva contare su si una rete di 164 uomini tutti pubblici dipendenti oltre ad affiliati, fiancheggiatori, delatori, spie. Tutta questa ciurma, in pratica pochi elementi e tutti di alti livelli, aveva un bel daffare: dal 1944 al 1989 si lanciò in svariate azioni, anche sanguinose, sempre in contatto e collaborazione con altre organizzazioni sovrastatali e non democratiche vicine alla massoneria e alla criminalità organizzata. Il giudice Guido Salvini scrisse che dall'inchiesta erano emerse prove che "la stessa era stata utilizzata essenzialmente per operazioni di condizionamento politico anticomunista e per azioni che miravano ad avversare elementi e partiti della sinistra". Come operava l'Anello? Ad operazioni "più nobili" di dossieraggio e ricatto, campagne di disinformazione venivano alternati rapimenti, eliminazione degli avversari.



Essendo, come detto, composti da un numero esiguo di accoliti, questo Servizio si serviva di manovalanza che trovava negli ambienti della cosiddetta eversione nera e però non disdegnavano l'uso di mano d'opera prestata dalla malavita organizzata, un'aberrazione, se si realizza, che queste operazioni erano architettate dai vertici del SID, il Servizio d'Informazione della Difesa, alle dirette dipendenze della presidenza del Consiglio dei Ministri.



Da varie carte processuali, è emerso che l’Anello rivestì un ruolo determinante in molte vicende oscure nell'Italia dal dopoguerra agli anni 90 del secolo scorso. Dal rapimento dello statista democristiano Aldo Moro, al caso Cirillo, l'assessore campano della Dc rapito dalle Brigate Rosse nel 1981. Ma l'Anello è stato implicato, per finanziarsi, in traffici di armi e nella compravendita di petrolio anche con i cosiddetti Stati Canaglia. Una responsabilità diretta, è stata dimostrata, nella nota vicenda della fuga dell'Obersturmbannführer, Herbert Kappler, comandante SS della Sipo e della Gestapo a Roma e diretto responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine che venne fatto fuggire dall'ospedale militare del Celio nel 1977: la notizia ufficiale, che venne data alla Stampa, fu quella che la fuga fosse stata organizzata dalla moglie. Ma l'Anello fu attivo anche nel caso Moro: nel 1978, pochi giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, infiltrati di questo Servizio spifferarono il luogo dove era stato detenuto, quindi fecero individuare il covo terrorista di via Gradoli, a Roma. Sempre e comunque con una funzione di depistaggio.



L'Anello, nato tra commilitoni, ad un cero punto della sua storia, si sentì maturo per fare un salto di qualità. Questo scatto in avanti era l'incontro diretto con il mondo della politica. Stiamo parlando del 1964. Da questo anno in poi, l'Anello è stato governato da un politico, e non di poco conto: parliamo di Giulio Andreotti. Come si è saputo? Ovviamente attraverso la lettura di carte processuali: gli interrogatori, condotti dalla Procura di Brescia a Michele Ristuccia, Presidente della Fiera campionaria di Milano, uno degli aderenti alla struttura, dichiarò che l’Anello "dipendeva direttamente dalla presidenza del Consiglio. La sua gestione è stata monopolio democristiano, tranne che nell'ultimo periodo, nel quale suppongo che anche il Psi sapesse, in quanto mi risulta che avesse fatto alcune richieste". I componenti della struttura segreta, sempre secondo il supertestimone, avevano in dotazione "un tesserino sulla base del quale era dovuta a loro cooperazione e immunità da responsabilità penali in cui avrebbero potuto incorrere per motivi di servizio. Preciso che non so se tutti i membri dell'Anello avessero questo tesserino, ma Titta certamente lo aveva e io l'ho potuto personalmente vedere, ricordo che aveva l'intestazione della presidenza del Consiglio dei ministri". Alcune testimonianze contenute negli atti dell'inchiesta individuerebbero, nella figura di Giulio Andreotti, il principale referente politico dell’Anello. In un'intervista rilasciata il 15 febbraio 2011, a Raffaella Fanelli e Mauro Consilvio e pubblicata dal settimanale Oggi, e visibile in un compendio video consultabile anche su Youtube, l'ex maestro venerabile della loggia massonica P2, Licio Gelli, confermò questa indiscrezione dichiarando che: "io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l'Anello".



C'è poco da dire, molto ancora da capire. L'illusione è che ora sia tutto normale. Che potremmo essere i fautori liberi e disinibiti del nostro destino comune. Purtroppo non è così. Continueremo in questo blog a cercare di capire il funzionamento distorto del nostro Stato. Solo così, solo capendone i sintomi e rimuovendone le cause scatenanti si possono curare le malattie, anche gravi come questi tumori che da troppo tempo infiltrano la nostra forma peculiare di democrazia.


28 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti
Chi sono

Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

  • Twitter Black Round

© 2023 la riproduzione, anche parziale, è riservata

La collaborazione a La Mollica è da intendersi gratuita e senza alcun corrispettivo salvo accordi scritti preventivamente pattuiti.