• Lino Rialti

Pericolo di esplosione: trovato del gas tra Grecia e Turchia



C'è alta tensione tra Grecia e Turchia, si contendono un braccio, abbastanza ampio, di mare tra i due Stati su cui entrambe accampano competenza e su cui reciprocamente non riconoscono all'altro, ovviamente, competenza territoriale.



Non è questione di questi giorni, bensì una storia lunga di scaramucce, che a volte, come nel 1996, quasi sfociarono in un conflitto armato, quando due navi leggere da guerra, una turca e l'altra greca, entrarono in collisione, solo grazie all'interposizione della marina Usa non vi fu l'escalation ed il conseguente conflitto. La cosa grave è che a combattere questa guerra, diciamo muscolar-dialettica, che per ora si è limitata a dichiarazioni e proteste, anche molto accese, violente verbalmente e pure colorite, siano due membri della Nato, quindi teoricamente alleati.



Ma la Grecia è parte dell'Europa. Fortunatamente la Turchia non lo è, anche se sono anni che fa in pressing per entrare. Ma ancora sono lontanissimi dal poterlo solo sperare: il problema dei diritti umani in testa e poi, per esempio, l'islamizzazione di chiese storiche ed importati testimonianze artistiche ora divenute moschee. Insomma sembra che ad Erdogan, al momento serva tutto quanto in suo potere per conservare il potere e tentare di restare, coi suoi alleati, al comando dello Stato turco ad ogni costo. Anche quest'ultima operazione, che potremmo definire crociata, se non fosse che lo Stato che l'ha stimolata sia dichiaratamente musulmano, quest'operazione serve per propagandare e vendere al popolo la favola dell'imperialismo turco.



La Francia si è mossa, per prima, a sostegno della Grecia (non corre buon sangue tra Parigi e Ankara per una vicenda recente che vedremo dopo) inviando un paio di aerei da combattimento a Creta e due navi da guerra per un’esercitazione con la marina greca. Intanto Macron ha mandato un segnale. Come si direbbe, giocando a carte, ha messo "un fermino". La mossa francese è stata ispirata dal buon senso proprio per fermare l'escalation ed evitare il primo colpo di cannone che per qualche ora, nei giorni scorsi, non era sembrata un'ipotesi poi troppo remota.


La faccenda è tutta attorno ad interessi per un grande giacimento di gas naturale che è a media profondità, in questo tratto di mare. A quel gas, come a tutto il metano del sud del Mediterraneo, oltre a Grecia e Turchia, aspirano Cipro, Israele, Egitto. Mettere le mani sul gas, significherebbe rappresentare una potenziale alternativa al gas russo ed entrare di diritto a sedere nei salotti buoni dove si discutono gli affari importanti e si fanno scambi anche poco chiari.



La zona è già da decenni oggetto di contese e rivalità. Per esempio l'Isola di Cipro, dopo essersi affrancata dal colonialismo britannico, nel 1974 venne invasa dai turchi che ne conquistarono la metà superiore. Bene, proprio l'isola di Cipro, membro dal 2004 dell'Unione Europea, rappresenta parte del problema. Infatti le acque territoriali di quello che la Turchia considera parte del suo Stato, la porzione nord, è il confine che la Turchia usa per accampare diritti estrattivi. L'Europa ha nel tempo sancito condanne e sanzionato la Turchia, ma di queste sanzioni, dal valore prettamente simbolico, la Turchia ne ha fatto carta straccia, tant'è che ora le navi militari turche sono intente a perlustrazioni ed ufficialmente stanno effettuando rilevamenti sismici nelle acque cipriote.



Il nostro ministro Di Maio, assieme ad una delegazione nutrita era volato ad Ankara, come i francesi ed i russi nel corso degli scorsi mesi ma a poco era servito tanto sforzo, Ankara se ne era infischiata ed aveva stretto comunque un accordo con il Governo d'Accordo Nazionale libico, grazie al quale, in barba ad ogni norma internazionale, è stato creato un confine marittimo più esteso, considerato ovviamente inaccettabile dai greci.


A differenza degli altri, che si erano frapposti, i tedeschi, questi c'erano quasi riusciti ed a riportare la tregua, se non la pace, tra Ankara ed Atene, quando, l'Egitto si è presentato al Governo greco ed ha proposto, subito accettato da Atene, un accordo che si sovrappone specularmente a quello turco-libico. Da qui, le navi turche sono partite per il pattugliamento tra Cipro e la Turchia, spingendosi verso la Grecia e, di fatto, accendendo la miccia. Questo cosa significa? Che l'Europa non è matura, non riesce ad avere una politica estera unita ed univoca. Ogni Stato accorre in ogni quadrante nella speranza di arrivare per primo e di guadagnarci qualche cosa.



In quella zona non si scherza: Turchia e Siria sono anche loro in continua tensione soprattutto da quando la Turchia si è affondata nel ventre ammollato e sfibrato dalla guerra contro l'ISIS, allargando li dentro i suoi confini. La Libia, poi, è senza un governo stabile ed è strappata in due grandi toppe e in mille scampoli, le tribù, che come coriandoli svolazzano qua e la. Turchia e Francia sono ai ferri corti. A giugno le navi militari turche hanno impedito a una fregata francese d’ispezionare una nave sospettata di trasportare armi per il Gna libico.


La Turchia ha, poi, sempre il ricatto pronto dei migranti, che potrebbe liberare dai campi profughi, vere prigioni a cielo aperto, verso l'Europa. L'Europa sta pagando, intanto, miliardi e miliardi di euro a questo bell'imbusto di Erdogan per custodirli.



Fino ad Obama, gli Usa si sono sempre eretti a garanti dell'ordine mondiale ed hanno governato la pace anche in quel quadrante. Oggi con il nostro Trump, che si è disimpegnato in ogni dove, le cose non sono più certe.


Più che l'approccio soft tedesco, forse l'attivismo francese, anche violento, parlando la stessa lingua dei turchi, potrebbe essere risolutivo. C'è bisogno che l'Europa dia una scossa, forte, che lasci storditi i turchi. C'è necessità di fermare i giochi, l'Europa dovrebbe trovare una sola voce ed interporsi con autorevolezza tra Turchia e Grecia così da permettere, tra i due, l'espletamento di un dialogo costruttivo, intanto, sempre l'Europa, dovrebbe vietare ricerca, perforazione ed estrazione nelle acque internazionali, così, a bocce ferme, l'arbitro parla ed i contendenti discutono e magari si capiscono.

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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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