• Lino Rialti

Renzi, il Trump italiano




Ha ragione Mastella: Renzi è il Trump de noantri. Difficile trovarsi in accordo con Clemente Mastella, colui che incarna perfettamente il politico della prima Repubblica, quello al quale si associano tutti i vizi dei potenti e dei prepotenti, ma stavolta vede bene, è nel giusto e gli si deve assegnare il punto di favore.



Mastella, politico di lungo corso, già ministro del Lavoro e tanto altro, è un personaggio controverso ed acutissimo, laurea in filosofia ed un passato da pluri-inquisito per vari magheggi su finanziamenti statali ed europei e per aver favorito amici ed amici di amici in una miriade di occasioni nel corso della sua lunghissima carriera politica; Mastella, sempre uscito dai guai giudiziari, normalmente per prescrizione, guai nei quali è stato spesso assieme alla moglie, quindi da bravo cattolico nella buona e nella cattiva sorte, ma guai dai quali è sempre caduto in piedi e sempre tornato, in un modo o nell'altro in sella; Mastella dal 2016 è poi sindaco di Benevento. Se il banco del Governo non salterà, molto lo si dovrà a Clemente Mastella, il tessitore ed il segugio di "responsabili" con i quali rimpiazzare i seggi dei renziani.



Ed a pensarci bene, come dice Mastella, Renzi incarna l'anima peggiore di Donald Trump: infatti è pieno di se stesso, è implicato in guai giudiziari con la sua famiglia per evasione fiscale ed altri piccoli problemi, come false fatture, insider trading, in scala infinitesimale rispetto al collega Trump, ma è stata solo questione d'opportunità. Se avesse potuto avrebbe fatto di più e meglio, per così dire, di sicuro.



Non dovremmo dimenticare, poi, la gestione di Renzi, quando era presidente del Consiglio, per esempio i problemi creati ad Alitalia (con l'intento, asserito, di risolvere un grave stato di crisi) ed il rapporto con Etihad e la conseguente svendita a prezzi di realizzo dei preziosissimi slot a Londra ed in altri aeroporti strategici. Un bagno di sangue, il rapporto di tre anni con la compagnia araba.




Poi l'aereo per il megalomane Matteone, l'acquisto, anzi il leasing, ad un prezzo 200 volte il valore di mercato di un rottame che ora giace abbandonato in un angolo dell'aeroporto di Fiumicino. Un regalo italiano agli arabi di Etihad.


Che dire poi della distruzione, sempre per svendita agli arabi, di un gioiello strategico come la Piaggio Aerospace, svuotata di brevetti e know-how: tra l'altro operazione che sarebbe dovuta essere bloccata perchè vietata dalle norme italiane e da quelle europee. Tutti capolavori del nostro Matteo Renzi.



Le similitudini del nostro Renzi con Trump, non finiscono qui: rifiuta i bavagli, le mediazioni, infatti o si fa a modo suo o fa saltare il banco. Come Trump ha la memoria corta, infatti Renzi aveva promesso, cinque anni fa, che, in caso di perdita del referendum, sarebbe andato a casa "ritirandosi dalla politica", ed ancora lo abbiamo tra i piedi.



Come Trump pensa di essere infallibile e l'uomo giusto sempre, insomma l'uomo della provvidenza. A Renzi, come a Trump, poi, non piace la gente rinchiusa in casa, anche se per un motivo validissimo come una pandemia che non accenna a placarsi, e, nonostante il Coronavirus, vorrebbe andare a votare.



Matteo Renzi l'inventore dei "rottamatori senza incentivi", stavolta si è rottamato da solo. Si è bruciato il sottobosco ed ha dato fuoco all'albero sul quale era seduto. La caduta dal ramo è imminente ed inesorabile. Solo un animale politico come lui può pensare ad un modo per sopravvivere e magari tornare sull'onda. Forse ha già un piano. Da bravo democristiano, qual'era, non c'è da stare tranquilli.

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