• Lino Rialti

Riformate le intercettazioni, morti il diritto di cronaca e la vigilanza della stampa




Con l'ultimo passaggio alle camere, utilizzando la fiducia, è definitiva legge la riforma Orlando che modifica le intercettazioni, entrerà in vigore il 1 settembre prossimo.


Quindi sono stati ammessi i trojan ed estese alcune casistiche per l'utilizzo delle intercettazioni, torna al pubblico ministero la gestione del materiale registrato ma vengono eretti muri contro la stampa al fine di impedirne la pubblicazione, infatti dalla sua entrata in vigore si materializzerà l'estensione del regime del divieto di pubblicazione a tutte le intercettazioni non acquisite al procedimento.


I reati per i quali sono ammesse le intercettazioni da settembre saranno anche i delitti descritti dall'articolo 416-bis c.p. (Associazione di tipo mafioso), ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni di stampo mafioso.


Come accennato sopra torna in capo al Pubblico Ministero la cernita delle intercettazioni, sollevando la polizia Giudiziaria da questo delicato compito.


Il P.M. avrà la responsabilità di verificare il contenuto delle intercettazioni tutelando la riservatezza dei soggetti coinvolti e dovrà censurare tutte quelle parti che contengano ambiti privatistici e comunque che non servano al procedimento.


E' creata una estensione della fruibilità delle intercettazioni dando la possibilità di usare i risultati delle stesse intercettazioni in procedimenti penali diversi rispetto a quello nel quale l'intercettazione è stata autorizzata.


Le intercettazioni potranno essere disposte sempre per l'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza, ma anche per l'investigazione di reati colposi, quando previsto l'ergastolo, per reati di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti, per i delitti contro la Pubblica Amministrazione, per delitti che coinvolgano armi o esplosivi, per il contrabbando, l'ingiuria, la minaccia, per i reati connessi all'usura, per i delitti finanziari e di turbativa del mercato, per lo stalking telefonico, e per la pedopornografia.


Viene data ai difensori, in alcuni casi, la possibilità di partecipare alle operazioni di stralcio assieme al PM.


Una delle modifiche più attese dagli investigatori l'autorizzazione all'uso dei trojan per le intercettazioni ambientali, già consentite per i delitti dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, ora utilizzabili anche per i delitti degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione. Viene poi estesa l'ammissibilità delle intercettazioni effettuate attraverso i captatori anche per la prova dei reati diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione, a condizione che si tratti di reati contro la pubblica amministrazione puniti con la reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni o dei gravi delitti attribuiti alla competenza della procura distrettuale. I risultati delle intercettazioni dovranno essere indispensabili per l'accertamento di tali delitti.


Quindi un piccolo passo in avanti grazie all'estensione dei reati per i quali saranno utilizzabili le intercettazioni, un aiuto con la formalizzazione dell'autorizzazione estesa dei captatori elettronici, i trojan, una restituzione fondamentale delle competenze dei pubblici ministeri che tornano a gestire le intercettazioni direttamente ma un grave passo indietro riguardo alla libertà di stampa. Un bavaglio ignobile che impedirà la pubblicazione di notizie importanti. La libertà di stampa ne sarà colpita e ferita gravemente. Verrà poi meno, l'importante ruolo di vigilanza, rappresentato dalla stampa stessa, che permette la formazione dell'opinione dopo la conoscenza diretta dei fatti non mediati, magari nascosti o alterati. Non dimentichiamoci che l'Italia è terra di stragi senza colpevoli, atti terroristici impuniti, sparizione e uccisione di magistrati, politici, imprenditori e giornalisti onesti.


La stampa, in Italia, andrebbe tutelata maggiormente anche oltre l'articolo 21 della nostra Costituzione che, a differenza dei corrispondenti articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite ma anche della Dichiarazione dei Diritti Fondamentali dell'Europa, garantendo la libertà di stampa, ne disegna comunque dei confini, non solo qualificando giuridicamente reati d'opinione e contro la morale, come si vede sempre più, con l'intento di garantire la riservatezza degli indagati e condannati, impedisce la libera pubblicazione di fatti e circostanze che farebbero capire a molti, forse troppi, come stanno, in certi ambiti, veramente le cose. Speriamo in una modifica, intanto lavoriamo con quello che abbiamo.



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