• Lino Rialti

Trump è ai titoli di coda

Aggiornamento: 10 nov 2020



Che brutte giornate dovrebbero essere, queste ultime, per Donald Trump. La legge del contrappasso sembra aver operato stavolta su di lui. Infatti, se fino ad oggi è stato sempre lui a strillare: "You are fired!", sei licenziato, fino a quattro anni fa ai suoi innumerevoli ex-dipendenti, poi ha continuato a urlarlo a ministri, consiglieri, esperti, avvocati e chi più ne ha più ne metta ma, ora, il licenziato è proprio lui. L'America ha sbattuto fuori dalla porta della Casa Bianca il nostro Trump, l'arancia,come i ragazzini di TikTok lo chiamano in gergo, si è avvizzita ed infradiciata.



Trump, come un bambino viziato, mangia solo hamburger e patatine e si vede, fa le bizze e, contro i consigli di tutto lo staff, della sua famiglia e persino dell'unica che ascolta, Ivanka, al momento non ne vuol sentire di mollare. E così urla a fantomatici brogli elettorali, furti di voti, sostituzione di schede, morti fatti votare per Biden.



Trump è riuscito a mettere in difficoltà anche l'avvocato Rudolf Giuliani, già sindaco della Grande Mela, attualmente infatti è suo portavoce: messo alle strette dalla stampa che chiedeva spiegazioni e prove di queste pesanti e gravissime affermazioni, quelle dei presunti brogli, ha glissato, tergiversato. Ha promesso di portarne in pubblico a profusione. Promesse di marinaio, anzi di politico, tutta fuffa, priva di fondamento e puro succo del cavolo, insomma una gran cavolata. Figuriamoci Trump, se ci fosse stato un solo caso di un singolo voto frodato, lo avrebbe subito sbandierato ai quattro venti pompandolo con l'ormone della rabbia, qualità per il Tycoon a dir poco dopante.




Donald Trump, un caratteraccio, a volergli fare un complimento, ha un piglio impetuoso e istintivo, semplificando, definibile istintuale perché trogloditico. La storia di come sia pessimo il carattere e volubile l'umore proviene da lontano, dalla sua famiglia.



Donald Trump ha voluto accendere, incendiare, infuocare lo scontro, come tutti i populisti, si è offerto in tutta la sua interezza ed ha voluto trasformare uno scontro istituzionale in uno scontro personale, una lotta corpo a corpo ed ha perso. E' stato votato fuori, escluso, esiliato. Le ha provate tutte e non ne esclude nessuna, Trump, in fatto di scorrettezze. Ha nominato, ad un mese dalla scadenza del mandato, alla Corte Suprema una sua fedelissima, scorrettezza istituzionale mai accaduta prima. Obama si era precluso il nominare un'altro giudice ad un anno dalla fine del mandato, questo per far capire la differenza abissale tra i due: la correttezza istituzionale contro l'ego smisurato, in barba alle regole democratiche. Questo senso di smarrimento si rafforza se si pensa che Trump, dapprima ha sconsigliato se non imposto ai suoi di non votare per posta e poi, sicuro che quel voto sarebbe stato a lui sfavorevole, lo ha bollato come "fraudolento" e ne ha chiesto l'esclusione, il non conteggio, come se chi ha votato per Biden ed ha scelto il più sicuro voto a distanza, in tempo di pandemia, non sia degno e quindi vada ignorato. Ha tentato da subito di tirare per la giacchetta la Corte Suprema, che lui ha sbilanciato a suo estremo favore, senza, ovviamente riuscirci, almeno al momento, insomma appare sempre più ardua questa strada. La strada della contestazione legale fino alla Corte Suprema è sempre più in salita per il nostro ex.



Trump, che ha negato il virus per poi addossare le colpe sui cinesi. Trump che si è rifiutato di mettere la mascherina ma che ha preso la Covid-19 ed è stato curato con costi economici esorbitanti ma costi sociali devastanti. Trump che è riuscito a dare voce all'America profonda, l'America ignorante e fiera, egoista e violenta, razzista e negazionista, l'America che nega evidenze scientifiche del riscaldamento globale e vuole finire di distruggere l'ambiente continuando ad estrarre il petrolio dalle rocce attraverso la pratica devastante del fracking, insomma la peggiore feccia dell'America si è entusiasmata ed ha riconosciuto un suo simile. Lo ha votato ed ancora lo supporta. Gente egoista che guarda all'oggi ed al suo portafogli e se ne frega di quel che lascia dietro di se e per gli altri.



Questa America ha riconosciuto se stessa nelle smorfie di Trump, nelle sue maldestre mosse fatte con le braccia, le mani, la bocca, si è specchiata nel tubo catodico della Fox ed ha visto nei suoi grugniti se stessa, ha trovato una forma di comunicazione osmotica. Questa America ha assimilato un suono disgustoso ma familiare, quello della voce di Trump, diverso ma familiare allo stridio dei colpi degli AK-47 coi quali questa America gioca, in campagna, sognando una rivoluzione che li liberi da oltre la metà di quelli che considera inutili se non dannosi abitanti. Altro che America unita. Questi, anche grazie a Trump e alle sue politiche scellerate, sono diventati gli Stati Disuniti d'America. Questa quasi metà dell'America ha sentito nella voce del suo Presidente, Donald Trump, dal vocabolario che non supera le 350 parole, un suono al quale accorrere, riunirsi e sperare di tornare indietro nel tempo, a prima della secessione. E si, questi americani, fino a Trump, erano stati trascurati e venivano snobbati dalla politica di Washington ma con lui si sono sentiti importanti, è stato il sogno, durato quattro anni, di un ritorno al passato, magari perché no, con gli schiavi nelle catenarie che strisciavano verso i campi. La frustrazione assieme alla grettezza sono una miscela esplosiva che ha aiutato Trump, contro ogni aspettativa, quattro anni fa, ad assurgere alla Casa Bianca. Per fortuna l'America si è svegliata ed è andata a votare e lo ha mandato a casa. Almeno le donne si sono accorte. Su di loro Trump ha fatto crollare tutto il peso della pandemia. La famiglia coi figli a casa, il lavoro super agile, come è stile locale, le faccende, la spesa e poi la pandemia e allora si sono svegliate e in massa non lo hanno più votato, a differenza della scorsa tornata, dove, grazie a loro, aveva potuto invece vincere.



Ora Trump, dopo un record di dieci ore senza twittare, è tornato a farlo e continua nella sua cantilena rotta che assomiglia sempre più ad una trenodia, un canto funebre per se e per i suoi supporters. Anche se con la mancata rielezione di Trump il trampismo, purtroppo, non muore, viene, però, relegato di più in periferia, anzi nella campagna aperta, nei ranch e nei paesini sperduti della pancia del continente nord americano, da dove, poi, era arrivato. Dovremmo augurarci di perderlo di vista, di non sentirne più parlare, ma temo, non sarà così facile. Infatti, il populismo trampista in crisi, ha già messo in allarme i populisti di mezzo mondo, anzi di un mondo e dell'altro, personaggi che si erano affollati alla corte del re Trump, sperando di vivere un po nel riflesso del suo splendido sorriso e che ora non vogliono essere colpiti dalle meteoriti di questa stella che si è spenta e sta implodendo. Salvini ha subito tolto la mascherina di Trump e l'ha buttata nel cestino, a chi chiede nega, la Meloni si è affrettata a dire che però il populismo non è certamente morto. Ovviamente, purtroppo, è proprio così.



E così, col broncio più brutto che ci sia, Trump vola di campo da golf in campo da golf e poi torna nel suo fortino, come è stata trasformata la Casa Bianca. Luogo, questo, super blindato perché sotto assedio, anche se assedio pacifico di folle festanti e danzanti.



Intanto, da dietro le mura di un palazzo che non è più suo e che ha disonorato per quattro lunghissimi anni, twitta: "Ho vinto io le elezioni, e di molto!" oppure "E' una frode" ma nemmeno i membri del suo partito lo ascoltano più, la moglie, che starebbe per lasciarlo, la figlia Ivanka ed il genero lo scongiurano di mollare ed ammettere la sconfitta ma lui ancora tiene il punto ed il broncio si contrae sempre più. Il suo entourage ha paura di rimanere invischiato in questioni giudiziarie che rivelandosi capziose li potrebbero portare a fondo precludendo un futuro in politica come invece spera, sotto sotto, la stessa Ivanka.



Insomma siamo alle battute finali di questo bruttissimo film di cassetta, che assomiglia ad un italico cine-panettone anni 80 ma che di dolce non ha nulla ed, anzi, ha il sapore sempre più rancido ed amaro. Purtroppo questo film sulla parte finale della vita di Trump è costato la pelle, ad oggi, ad oltre 210.000 americani, tutti morti per Covid-19. Molte di queste morti si sarebbero potute essere evitate se solo Trump non avesse fatto e disfatto il possibile per tergiversare, negare, infangare e poi addossare le colpe su terze parti, quando la colpa dei ritardi e del freno alle politiche di contenimento della pandemia è stato chiaro fin da subito, che è stata sua. La scritta della parola "fine" si intravede nei titoli di coda di questo filmaccio.




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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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