• Lino Rialti

Trump aizza i supporters ed è assalto al Congresso



Sembrava la scena di un film, invece si è trattato di realtà. Negli Usa si è avvenuto un tentativo di golpe, questo è sicuro. Grottesco, rudimentale, muscolare e non pianificato ma messo in atto da gente determinata, anche armata, decisa a far valere i suoi diritti, o almeno a far valere le proprie convinzioni, che poi solo quelle inculcate da Trump e dai suoi malefici consiglieri.



Donald Trump è arrivato a tirare la corda come non era mai successo prima negli Usa, almeno in tempi moderni. E la corda si è spezzata. Ha arringato la "sua" gente, in gran numero armata non solo di spranghe o coltellacci ma anche di armi da sparo, ed è stato il caos, il disordine. E' riuscito a incrinare una certezza granitica, la stabilità americana. In pericolo la più grande democrazia riconosciuta come tale e che come tale fino ad oggi si è voluta far riconoscere.



E, mentre dentro la sala del Congresso vagavano smarriti ed intenti a fare selfie i soldati di questa armata sgangerata ma per questo pericolosissima, è avvenuto un disastro. Risultato: una donna è morta in seguito ai colpi esplosi da un agente della polizia del Campidoglio e questo nelle fasi concitate dell'assalto. Altre tre persone hanno perso la vita per "complicazioni mediche". Oltre 50 gli arresti e 13 i feriti. Questo il pesante bilancio. Polemiche sulla reazione della Polizia, almeno all'inizio molto soft e che ha permesso ai facinorosi di poter avanzare indisturbati e ad occupare, per un certo lasso di tempo, il simbolo della democrazia americana: il Congresso. Non era riuscito nemmeno ai molto ben organizzati membri di Al Quaeda.



Non si sono fatte attendere le reazioni di moltissimi Stati da est ad ovest da sud a nord del pianeta: è condanna dell'accaduto all'unisono e, nella maggior parte dei casi, anche dell'ispiratore, il cospiratore, insomma del Tycoon prestato alla politica, Donald Trump che col suo modo di fare, con le sue dichiarazioni sconsiderate ha causato questo pandemonio ed in tempo di pandemia, dove la coesione dovrebbe essere alla base di ogni riflessione e scelta politica.



Trump è sempre più solo, sempre più membri del suo partito si stanno dissociando dal suo gioco al massacro. All'interno del Governo Usa non si ferma l'ondata di dimissioni. Si ventila l'ipotesi di invocare il venticinquesimo emendamento per rimuoverlo, lo sta valutando proprio il gabinetto del presidente. Invece dell'impeachment, che necessiterebbe di troppo tempo, questo specifico punto della Costituzione americana prevede che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico, magari per incapacità manifesta a portare avanti il suo mandato. E questo è proprio il caso, ovviamente.



Si sono già dichiarati in accordo con l'applicazione del provvedimento di rimozione diversi alcuni leader repubblicani.



Anche la portavoce di Melania Trump si è dimessa ed ha lasciato la nave che sta affondando, così come il vice portavoce della Casa Bianca. Presto verranno seguiti dal ministro dei Trasporti e dal consigliere per la sicurezza Nazionale.



Trump, sembra in preda ad una trance, prosegue nel suo mantra e con un video ha ribadito l'accusa di elezioni falsate ma poi, dopo immani pressioni di tutto il suo staff, ha invitato i fan a tornare a casa. Intanto è stato bannato, temporaneamente, dai principali social media, Twitter, Facebook e Instagram.



Come abbiamo accennato prima, è unanime la condanna interna ed internazionale all'assalto al Congresso. L'ex presidente Obama ha parlato di "grande disonore e vergogna" per gli Stati Uniti ma non "una completa sorpresa". La violenza, ha detto, è stata "incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul risultato delle elezioni".



Anche il premier italiano, Giuseppe Conte ha avuto parole chiare: "La violenza è incompatibile con l'esercizio dei diritti politici e delle libertà democratiche". Simili affermazioni sono arrivate da tutti i maggiori leader europei come il francese Macron , la tedesca Von der Leyen e l'inglese Johnson.


Si dovrebbe sentire non troppo bene in queste ore, si dovrebbe sentire più solo che mai, anche la moglie tra pochi giorni sicuramente gli chiederà il divorzio. Poi Trump è dipendente dal clamore e dall'acclamazione. Gli piacciono i leccapiedi e gli yes-man e ora non può più raggiungerli. Gli sono stati tagliati tutti i ponti coi suoi supporter. Sono stati bloccati tutti i suoi account ufficiali di ogni suo social dai quali aizzava le sue folli folle, fortunatamente, e poi Trump rischia, grazie a quest'ultima mossa che ha portato a tanta violenza, di essere rimosso e terminare con il massimo disonore questa che lui vive come un'avventura. Un avventuriero, un conquistatore, un predatore seriale, un criminale questo è Donald Trump, quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d'America e va fermato il prima possibile, ne va della sicurezza e del futuro di tutti.



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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