• Lino Rialti

Trump con la "pax americana" mina la pace in Palestina



Gongola Trump. Gioca a fare lo statista, il pacificatore. E allora tutto il suo staff a pensare a parole e concetti semplici che possano essere ricordati e ripetuti senza intoppi dal primo cittadino americano e ugualmente possano fare breccia tra i suoi potenziali rielettori. La pancia di quell'America semplice, non istruita, non avvezza ad interessarsi a quello che succede a 100 miglia dalla loro casa, figuriamoci in un altro continente. Comunque ieri, Donald Trump ha portato a casa il risultato sperato, poco importa se la Palestina si sia sentita "pugnalata alla schiena". Infatti per Trump è stato "Un giorno storico per la pace, nasce un nuovo Medio Oriente con un accordo che nessuno pensava fosse possibile e che a breve verrà firmato da altri cinque o sei Paesi arabi". Questa è la pace nell'anno del signore 2020, la "Pax Americana" in Medio Oriente che Donald Trump sigilla con nuove promesse.


Questo trattato di pace è stato formalizzato dalla firma alla Casa Bianca degli "accordi di Abramo", ossia le intese per la normalizzazione dei rapporti tra Israele da un lato e gli Emirati Arabi e il Bahrein dall'altro, in cambio della sospensione dell'annessione della Cisgiordania.



"Una nuova alba di pace, superiamo le divisioni e ascoltiamo il battito della storia", gli ha fatto eco il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha siglato le intese con i ministri degli Esteri degli altri due Paesi, rispettivamente Abdullah bin Zayed Al Nahyan e Khalid bin Ahmed bin Mohammed Al Khalifa.


Ovviamente per Trump questi sono "Storici accordi di pace" ma qualcuno ricorda una guerra in corso tra questi Stati? Emirati e Bahrein non sono mai stati in guerra con Israele. Quindi la pomposità dell'annuncio stona se messo a paragone con i veri trattati di pace, per esempio quelli siglati con l'Egitto nel 1979 e con la Giordania nel 1994. Comunque la si veda, bisogna ammettere che si tratta, senza dubbio di intese storiche che cambiano la mappa e gli equilibri mediorientali, segnando l'accettazione di Israele nel mondo arabo e un'alleanza comune contro l'Iran. Iran che è il vero nemico dei Usa da quelle parti. Insomma, potremmo dire, che più che trattato di pace, si sia trattato di un accordo di coalizione: tutti contro l'Iran.



E con questa "vittoria" in tasca Trump, sogna il Nobel per la pace, sarebbe una bestialità, ma a queste cose ci ha abituato. Sarebbe un colpo basso al suo avversario al un mese e mezzo dalle elezioni.



Chi vince a mani basse è Benjamin "Bibi" Netanyahu, nei guai giudiziari nel suo paese per corruzione, con il suo paese all'inizio di un nuovo lockdown di tre settimane e in cerca spasmodica di un rinforzino per allontanare la jella. Ed ecco servito su di un piatto d'argento questa "pax americana" dal suo amico del cuore Donald un assist strepitoso. Far vedere di essere un magnanimo senza perdere la faccia coi suoi. Infatti l'annessione della Cisgiordania è solo posticipata, non c'è alcuna rinuncia al progetto di assorbimento di quei territori e di schiacciare i palestinesi ricacciandoli sempre più in zone ristrette e desertiche. Infatti i palestinesi si sono sentiti "pugnalati alle spalle" dagli accordi dei due Paesi arabi dopo aver negato a Trump il ruolo di mediatore per le sue decisioni favorevoli a Israele. "E' un giorno buio", ha detto il premier palestinese Mohammed Shtayyeh. Ma il tycoon promette ora di coinvolgere altri Paesi del Golfo, probabilmente Oman e Arabia Saudita, convinto che alla fine anche i palestinesi "arriveranno a un punto in cui vorranno unirsi all'accordo di pace", altrimenti "saranno lasciati da parte". E questo è purtroppo quello che alla fine succederà. Intanto, per protesta, dalla Palestina sono partiti due razzi diretti nel territorio dello stato di Israele, uno subito intercettato e distrutto dal potentissimo sistema antimissile israeliano, l'altro è caduto in una zona desertica. L'esercito israeliano ha subito, per rappresaglia, bombardato un paio di insediamenti "con presenza militare" in territorio palestinese. Vecchia storia: lancio di sassi palestinesi contro bombe dello stato di Israele.



Ovviamente sale diretto e forte il grido di rabbia palestinese: "Non ci sarà pace, sicurezza o stabilità nella regione senza la fine dell'occupazione e il raggiungimento per il popolo palestinese dei suoi pieni diritti come stabilito dalle legittime risoluzioni internazionali". Queste le parole del presidente palestinese Abu Mazen commentando questo accordo nominato Accordo di Abramo. Infondo i palestinesi non chiedono che di essere lasciati in pace, avere un loro stato ed una loro autonomia con almeno uno sbocco sul mare. Come fare la pace, quella vera e duratura, si conosce da decenni: due popoli, due Stati. Ma questo a Trump non interessa. Lui vuole la vittoria, lui deve prevalere, soggiogando e straziando intere popolazioni. Altro che Nobel per la pace.

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