• Lino Rialti

Trump: fallito o truffatore?



Tutti pensavano che il tycoon fosse ricco, anzi ricchissimo, invece dopo le rivelazioni giornalistiche dell'inchiesta del New York Times, abbiamo scoperto che Donald Trump è, o sarebbe, sull'orlo del fallimento.



Infatti, anche se Trump si è subito affrettato a bollare questa inchiesta come una fake news, i suoi debiti sono veri. Ingentissime le perdite dichiarate dalle sue società, forse gonfiate dai suoi commercialisti, ma sicuramente, quelle viste nelle carte del giornale americano, sono perdite con tanti zeri.


Poi ci sono bizzarrie: 75 mila dollari all'anno, questa la cifra per il parrucchiere, spesa da Trump. Questa una delle tante voci della sua "finanza creativa", una sequela di deduzioni di spesa correlate alla sua vita pubblica. In Usa si può portare in detrazione praticamente tutto, se si riesce a dimostrare che quello che si detrae è collegato alla produzione di ricchezza.



Insomma, sembra proprio, dai risultati di questa inchiesta, che Donald Trump sia uno specialista della elusione fiscale, non paga tasse da almeno 10 anni, altro che "businessman" come si era autodefinito nella sua autobiografia data alle stampe nel lontano 1987.


Infatti, le tasse pagate al fisco Federale, in 10, su 15 anni, sono 750 dollari, ripeto 750 dollari, versati nel 2016, prima e dopo, praticamente il deserto.


Stando a quanto versato al fisco Federale dal 2000 al 2017, Trump ha corrisposto 1,4 milioni di dollari all'anno, insomma un "modesto" contribuente rispetto ai 25 milioni di dollari liquidati dalla categoria di cosiddetti "ricchi".



Ma negli Stati Uniti non è come da noi, chi evade le tasse va in galera. Tant'è che persino Al Capone, in 17 ottobre del 1931, venne finalmente arrestato poiché evasore fiscale. E allora come fa Donald Trump a non aver avuto problemi sino ad ora? Ovviamente, il fisco, anche quello americano, è una macchina che va molto piano, è lenta a partire, ma poi, solitamente arriva e sbaraglia ogni contribuente infedele. Ma c'è da dire che, più è grande un gruppo finanziario, più sono complessi i controlli, viste le relazioni tra le varie società e le compensazioni reciproche, insomma le famigerate scatole cinesi e le note aziende cartiera, poi c'è da dire che Trump può contare sui migliori commercialisti ed i migliori avvocato tributaristi americani.


E dove non riesce ad arrivare, oggi, da presidente degli Stati Uniti cerca di porre il veto, il segreto di Stato, come è già successo.



Dobbiamo sapere che, l'impero di Trump, la Trump Organization, è diviso in cinque settori: il comparto hotel, il settore immobiliare, con 24 torri di appartamenti in vendita e in affitto in varie parti degli Stati Uniti e altre otto sparse nel mondo, poi ben 18 resort e golf club, non mancano al tycoon fattorie e ranch dove produce vino, alleva cavalli e tanto altro.


Secondo l'ultima dichiarazione disponibile, quella del 2017, questo impero sarebbe in perdita per ben 47,4 milioni di dollari ed avrebbe debiti per 287 milioni di dollari, da rimborsare nei prossimi quattro anni.



Insomma, con questi bilanci si è falliti, e se ancora tutto regge, grazie alle dimensioni della macchina, che ha credito, anche per la posizione politica del suo autista e creatore, le sue lobby che lo spalleggiano e supportano, chissà ancora per quanto, se le dichiarazioni non sono mendaci, gli istituti finanziari e le banche continueranno a foraggiare li tycoon. Questo dovrebbe essere uno dei grattacapi maggiori della dorata testa di Trump, infatti, visto che, per esempio i campi da golf risultano in perdita per ben 162,3 milioni di dollari, il Trump Hotel di Washington perde 55,5 milioni ed il settore del real estate, ha chiuso il bilancio con un - 134 milioni, qualcuno potrebbe correre a chiudere i rubinetti del credito generando un domino incredibilmente deleterio.


Ovviamente Trump, non resta con le mani in mano, fa di tutto per celare, buttare fumo, nascondere al suo pubblico, ai suoi elettori ed all'America intera i veri numeri di quello che si annuncia come un disastro, vada come vada, insomma un disastroso termine di una carriera spregiudicata per quanto brillante di un misogino, maschilista, negazionista del cambiamento climatico, solo per dirne alcune delle sue doti principali, carriera culminata sulla poltrona più importante degli Stati Uniti: la presidenza degli Usa. Una fine miserabile: o si rivelerà quale fallito o dovrà andare in galera come evasore. Per scongiurare la sua fine, da quella importante poltrona, Trump tenta il tutto per tutto per fermare gli ispettori del fisco ma anche tutti quegli investigatori che stanno da tempo conducendo indagini di natura penale nei suoi confronti: il Congresso rallenta, se non blocca, tutte le inchieste, respinge le richieste di perquisizione ed acquisizione documentale.



Come sappiamo, oramai dai media, Trump ha ottenuto un gigantesco credito di imposta pari a 72,9 milioni di dollari per compensare il fallimento dei suoi casinò ad Atlantic City alla fine degli anni Novanta. Le norme gli hanno consentito di spalmare il "voucher" per abbattere l’imponibile tra il 2005 e il 2009. Ma gli ispettori dell’Internal Revenue Office (Irs) hanno aperto un’indagine nel 2011 per verificare che non siano state commesse irregolarità. È una partita a rischio. Trump, per altro, ha acquisito una quota del 5% nella società rinata dalla bancarotta delle case da gioco. Ora potrebbe essere costretto a restituire circa 100 milioni di dollari, calcolando anche gli interessi.


E lui come reagisce? Da leone ferito ed impaurito, ma ancora spavaldo e spregiudicatamente egoista: tutto, secondo lui, sarebbe ovviamente "totalmente falso" una "fake news creata ad arte dai suoi detrattori per non permettergli la rielezione".



Insomma, lui si difende dicendo che non starebbe per fallire e che le sue aziende sono solide e che le dichiarazioni fiscali non tengono conto del valore degli immobili e comunque del loro valore sul mercato. Ma questo non fa che peggiorare la sua posizione col fisco, infatti o, come dichiarato, tutte le sue attività sono in profondo rosso e allora non valgono più nulla, oppure Trump, con la complicità dei suoi consulenti, ha truccato le carte e le perdite sono fittizie e quindi Trump è un evasore fiscale. Non so come andrà a finire, ma sicuramente Joe Biden starà studiando questa situazione, è sicuramente un punctum dolens, un punto debole, anzi debolissimo, di Trump: o è un fallito o un evasore e truffatore, alla luce delle carte lette, propendo per la seconda, la galera, come per Al Capone dovrebbe aprire le sue porte ed accogliere la fine della carriera di un vecchio cattivo e profondamente egoista come lui, ma agli americani basterebbe dimostrare che è un bugiardo, cosa facile, a questo punto. Sicuramente Trum mente, ergo, è un grande bugiardo.



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