• Lino Rialti

Trump gioca a fare lo statista in Palestina e il disastro è imminente



Decine di anni di trattative, mediazioni internazionali per tentare di portare la pace tra Israele e Palestina gettati proprio nel cesso. Con questa colorita frase si potrebbe riassumere il piano “Peace to Prosperity”, col quale il presidente americano Donald Trump vorrebbe passare alla storia quale statista, portatore di una soluzione. Un piano fatto in casa come le tagliatelle, un'idea sua e del genero Jared Kushner, nonchè suo senior Advisor. Il nome completo del piano è: "Peace to Prosperity: A Vision to Improve the Lives of the Palestinian and Israeli People".


Certo sono parole grosse quelle che danno il titolo al piano di Trump e famiglia: "dalla pace alla prosperità", sicuramente per gli israeliani ma alle spese complete dei palestinesi. E così il premier israeliano ha accelerato al massimo l'applicazione del progetto, col timore della non rielezione di Trump che vorrebbe dire sicuramente lo stop immediato al piano di "pace".


Trump lo ha venduto come “l'accordo del secolo”, ma un accordo si fa tra due parti, qui è stata coinvolta solo una delle due parti, quella israeliana. Comunque e nonostante questo "piccolissimo" particolare per Trump la sua sarebbe l'idea perfetta di peace keeping, una via che porterebbe alla pacificazione dell'area. Questo, ovviamente, solo agli occhi del nostro statista in erba, nemmeno gli israeliani ci credono ed Hamas ha già iniziato coi lanci di razzi. Purtroppo, ma speriamo di no, presto forse rivedremo i kamikaze e gli attacchi terroristici in Israele. Di questo Trump, sognando di essere ricordato come statista, sembra non rendersene conto o peggio, non se ne cura.


Ad Israele l'accordo unilaterale, sponsorizzato da Trump, porterà grandi vantaggi: conquisteranno una bella fetta di terra palestinese e taglieranno ogni sbocco verso la Giordania alla Palestina, vedranno sminuzzarsi ancor di più i territori palestinesi in barba alla unità territoriale, i palestinesi perderanno Gerusalemme Est quale loro capitale, insomma una calata di braghe e basta da parte dei palestinesi ad esclusivo vantaggio di Israele. E Trump pensa così di stabilizzare il Medio Oriente, un disastro in attesa di succedere.


Questo piano scellerato è stato presentato il 28 gennaio alla Casa Bianca alla presenza del premier israeliano Benjamin Netanyahu e degli ambasciatori di Oman, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti. Ovviamente erano assenti i rappresentanti palestinesi ma non si sono presentati nemmeno gli emissari egiziani e giordani. I Rappresentati sauditi non c'erano ma quello proprio perchè sono, poi, stati loro gli ispiratori del piano che Trump ha sposato e sponsorizzato.


L'accordo di “Peace to Prosperity”, accordo per modo di dire, è costituito di 181 pagine e prevede:

  1. Israele acquisisce la stragrande maggioranza di Gerusalemme che diviene sua capitale, di converso, per i palestinesi viene lasciato il quartiere periferico, già municipalità, di Abu Dis, che dovrebbe diventare la capitale palestinese;

  2. i palestinesi, non si dovranno spostare ma non avranno nessun diritto di cittadinanza e se si sposteranno perderanno ogni diritto sulle proprietà;

  3. vengono scambiate a favore di Israele le aree fertili ed irrigue della Cisgiordania con aree desertiche del Negev vicino al Sinai;

  4. formalmente viene concessa la creazione di questo stato palestinese, al quale, per asseriti motivi di sicurezza, viene imposta la smilitarizzazione;

  5. sul piatto della bilancia palestinese viene buttato dagli Usa un ipotetico piano quadriennale di investimenti per 50 miliardi di dollari nei territori occupati; il problema è anche che questo piano è senza progetto realizzativo e non si conosce, poi la vera intenzione americana, vista la crisi dovuta anche al Coronavirus, che nel frattempo è intervenuta. In questo lasso di tempo gli israeliani si sarebbero impegnati a non creare nuovi insediamenti in territorio palestinese.

E' chiaro vedere l'enorme divario tra quanto verrebbe perso dalla Palestina e, di converso, guadagnato da Israele. La rabbia palestinese monta.

Quanto architettato da Trump e famiglia, con l'imbeccata emiratina, è opposto agli Accordi di Oslo, per decenni unica road map per la pace. Questo piano manda in soffitta il piano che si riassume in "Due popoli, due Stati" e manda a farsi benedire il diritto internazionale che vedeva nella Cisgiordania uno dei territori occupati militarmente da Israele dopo la guerra dei Sei giorni. Un vero funerale al Diritto Internazionale ed agli accordi sin qui faticosamente raggiunti.


L'accordo unilaterale della famiglia Trump è poi foriero di instabilità, minando gli equilibri attuali: Egitto e Giordania, storicamente dalla parte Usa, si sono da subito dichiarati contrari al piano stesso.


Vi sono problemi che Trump ha sottovalutato: si tratta del ruolo di Amman nella questione israelo-palestinese. Il regno hashemita di Giordania è il custode dei luoghi sacri dell’Islam a Gerusalemme, con questo accordo ne perderebbe il controllo.

Cosa simile la situazione con l'Egitto: anche se ha visto salva la integrità territoriale (nei mesi scorsi era trapelata la notizia di trattative di cessione di parte del territorio egiziano a nord del Sinai in favore dei palestinesi, idea poi tramontata), non beneficerebbe di una situazione incandescente e fortemente instabile, mortale per un paese che vivendo di turismo necessita di una situazione più tranquilla possibile.



Trump e Netanyahu beneficiano del lassismo internazionale e soprattutto europeo e intanto vanno avanti. Bruxelles ha dichiarato attraverso il suo portavoce, l'Alto Rappresentante Josep Borrell, che "lavorerà con israeliani e palestinesi" per un negoziato che porti a un accordo di pace entro i parametri della legalità internazionale. Non ha specificato, però, come, se accettando l'idea di Trump e se perseguendo quella originariamente e storicamente alla quale l'Europa stessa ha lavorato da decenni di due popoli e due Stati. L'equilibrismo di Borrell è comprensibile, visto che gli Stati europei vanno in ordine sparso: l'Italia è silente, la Gran Bretagna appoggia Trump, la Francia non è pervenuta, la Germania appoggia Trump ma vorrebbe una mediazione per un rilancio delle trattative per arrivare ad una soluzione condivisa dalle parti.


Intanto, dal primo luglio prossimo, Netanyahu potrà portare alla knesset il piano per il voto ed iniziare così la realizzazione, di quello che sembra l'inizio di una nuova guerra più che l'inizio di un periodo di pace e prosperità.



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Mi interesso di tutto e scrivo da sempre. Difficilmente non ho un'opinione su di un argomento. Sono iscritto da quasi trent'anni all'Ordine dei giornalisti.

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